Legge acqua pubblica: “In Italia, il 97% della popolazione è servito da soggetti pubblici”++AGGIORNATO++

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ROMA – E’ iniziato alla Commissione Ambiente della Camera l’iter parlamentare della proposta di legge (AC.52 – prima firmataria Federica Daga M5S) “Disposizioni in materia di gestione pubblica e partecipativa del ciclo integrale delle acque“. L’esame della Pdl è abbinato ad analogo testo presentato dal Partito Democratico (AC. 773 – prima firmataria Chiara Braga).

E’ previsto un ampio ciclo di audizioni: sono stati sentiti, tra gli altri Utilitalia, Gruppo Iren (guarda il video delle audizioni), Gruppo Hera ed Emiliambiente.

Nel rimarcare come l’acqua, a rigore di legge, è pubblica e lo sarà sempre, Utilitalia ha sottolineato come, in Italia, già ora il 97% della popolazione è servito da soggetti a matrice pubblica (85% da società totalmente pubbliche o a maggioranza/controllo pubblici e il restante 12% da gestioni in economia).

Pur essendo però una risorsa di tutti, l’acqua, per essere utilizzata ha bisogno di una gestione industriale: “competenza, tecnologia industriale e infrastrutture di qualità sono elementi imprescindibili del Servizio Idrico” – si legge infatti nel documento presentato da Utilitalia.

Gestione industriale che si collega strettamente al tema degli investimenti (quelli necessari per l’ammodernamento delle infrastrutture e la riduzione delle perdite sono stimati in oltre 60 miliardi di euro per i prossimi anni) e al ruolo positivo esercitato in tal senso con la regolazione tariffaria di Arera.

Analizzando infatti il valore degli investimenti pro – capite negli ultimi 10 anni- si legge nel documento presentato da Utilitalia – emerge chiaramente come prima dell’introduzione della regolamentazione tariffaria implementata da Arera, gli investimenti si attestano su livelli decisamente inferiori alle reali necessità, passando da 34,4 € per abitante/anno nel periodo 2007-2015 ai 41,3 € dell’ultimo quadriennio.”

Tra gli indirizzi positivi delle Pdl per il miglioramento del settore, Utilitalia individua il rafforzamento dei meccanismi di tutela delle fasce deboli, la partecipazione dei cittadini e l’accessibilità delle banche dati settoriali.

Allo stesso tempo però, individua 5 pilastri su cui fondare la strategia per la salvaguardia del Servizio Idrico integrato:  mantenere la libertà di scelta degli enti locali del modello gestionale (secondo le forme ammesse dal diritto comunitario), preservare le legittime concessioni in essere, la gestione industrialela regolazione a due vie (attraverso l’Autorità nazionale Arera e gli Enti di Governo d’Ambito) e infine, mantenere la tariffa come veicolo principale per il recupero dei costi operativi e di investimento. “Fare affidamento sul bilancio dello Stato – si legge infatti nel documento presentato da Utilitalia – può portare a finanziamenti altalenanti, mettendo a rischio cittadini ed ambiente, e a pagare ulteriori sanzioni UE per i ritardi”.

Anche il Gruppo Iren, nell’audizione di martedì 6 novembre, ha proposto come criteri guida delle Pdl la libertà di scelta degli Enti locali su tipologia di gestore, la tutela delle concessioni in essere, la gestione industriale del servizio, il finanziamento del sistema mantenendo il criterio comunitario del full cost recovery per la tariffa e l’architettura regolatoria duale con le funzioni regolatorie attribuite ad Arera ed Enti d’Ambito.

Ha inoltre condiviso gli obiettivi di tutela degli utenti vulnerabili e il miglioramento del livello di partecipazione dei cittadini, sottolineando però che, “nel caso di Iren – si legge nel documento depositato in Commissione –  l’abbandono dell’attuale modello industriale comporterebbe la perdita di economie di scala e scopo per 40 milioni di euro e un maggior costo del reperimento delle risorse finanziarie per 10 milioni, con un incremento tariffario del 10-15 per cento”. 

Nell’audizione del 7 novembre, il Gruppo Hera (guarda il VIDEO) ha condiviso sostanzialmente le osservazioni avanzate il giorno precedente da Utilitalia e Iren in tema di scelta del modello gestionale, salvaguardia degli affidamenti esistenti, assetto regolatorio e finanziamento attraverso la tariffa. Su quest’ultimo punto, in particolare, “qualunque forma di corresponsione non direttamente collegabile all’utilizzo del servizio – si legge nella memoria depositata – nello specifico al consumo di acqua, non genera quei comportamenti virtuosi che sono alla base di un utilizzo responsabile, nell’applicazione del principio comunitario “chi inquina paga”e in risposta alle sfide che abbiamo di frote in relazione agli effetti indotti dal cambiamento climatico”.

La gestione del servizio idrico – chiude infine il documento depositato – è un’attività di tipo industriale e deve essere affidata ad imprese efficienti, tecnologicamente avanzate, con attenzione ai diversi aspetti della sostenibilità e, soprattutto, in grado di finanziare i consistenti piani di investimento necessari. Siamo preoccupati poiché riteniamo che le azioni identificate portino lontano dalle finalità per cui nascono, rischiando di vanificare una parte importante del lavoro costruito negli ultimi 10-15 anni, a scapito dei cittadini e dell’ambiente”.