Acqua/2. Pdl acqua pubblica, Regioni in audizione: “No alla frammentazione della gestione”

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Giudizio unanimemente critico da parte delle Regioni sulle proposte di legge attualmente all’esame della Camera” lo ha dichiarato Donatella Spano (Assessore Regione Sardegna) Coordinatrice della Commissione Ambiente ed energia della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, dopo l’audizione che si è tenuta giovedì 10 gennaio a Montecitorio, nell’ambito della discussione delle proposte di legge A.C. 52 (Daga – M5S) e A.C. 773 (Braga – PD) sulla gestione pubblica e partecipativa del ciclo integrato delle acque.
All’incontro presso  hanno partecipato, oltre a Donatella Spano, Donato Toma, Presidente della Regione Molise, Fulvio Bonavitacola, Vicepresidente della Regione Campania e gli Assessori Vincenzo Niro (Molise) e Paola Gazzolo (Emilia-Romagna). 

La Conferenza delle Regioni si era già espressa nel 2015 su un testo analogo alle proposte oggi all’attenzione della Camera, sottolineando diverse criticità. Il servizio idrico integrato – ha spiegato Donatella Spano – è materia delicata che impone una visione strategica perché investe le competenze di diversi livelli istituzionali e coinvolge in modo evidente le Regioni. Molti passi in avanti sono stati fatti dalla legge Galli del 1994 ad oggi e francamente di tutto abbiamo bisogno tranne che di un rifacimento organizzativo frettoloso o, peggio, di elementi di confusione normativa. Elementi che purtroppo si rilevano in alcuni passaggi delle proposte oggi all’esame della Commissione Ambiente della Camera.”

I principi di solidarietà, gli obiettivi di risparmio idrico, la priorità di utilizzo per l’alimentazione e il mutuo aiuto tra bacini idrografici – ha proseguito Donatella Spano – sono obiettivi già previsti dalla normativa in vigore, in particolare il decreto legislativo 152/2006, e da allora tutte le Regioni hanno attivato politiche sul territorio, con il coinvolgimento degli Enti locali, e investimenti importanti. Oggi c’è una situazione di governance che tutela sufficientemente le risorse idriche anche perché siamo riusciti a superare la frammentazione del sistema che prima era organizzato talvolta in maniera troppo parcellizzata. Ci sono indubbiamente aspetti sociali che vanno tutelati e che riguardano la politica tariffaria, in particolare per quanto riguarda le fasce più deboli della popolazione, che possono però tranquillamente essere perseguiti con le norme vigenti. Ma non è possibile immaginare il sistema senza considerare la rilevanza economica del servizio idrico che ha assoluto bisogno di una gestione industriale. 

In ogni caso – ha concluso Donatella Spano – non appena la Conferenza delle Regioni lo avrà approvato faremo pervenire alla Commissione un documento con proposte puntuali ed emendamenti necessari affinché la discussione possa procedere guardando all’interesse dei cittadini e alla valorizzazione delle autonomie territoriali”. 

Concetti che sono stati poi ulteriormente ribaditi da Paola Gazzolo, Assessore dell’Emilia-Romagna, intervenuta nel corso dell’audizione. “Siamo di fronte a un tema complesso che non merita il sovrapporsi delle disposizioni normative, né tantomeno la confusione nelle competenze. La gestione dei servizi pubblici di interesse locale è una competenza esclusiva delle Regioni, anche per questo forse sarebbe stato utile un confronto sin dalla fase iniziale di presentazione di queste proposte di legge. Una disciplina su questi temi dovrebbe quindi prevedere un ruolo forte delle Regioni e un’Intesa con le stesse sul progetto complessivo. Partendo da un concetto di fondo cioè che per tutelare meglio la gestione pubblica del bene acqua, su cui siamo perfettamente d’accordo, non servono altre norme, occorre piuttosto che ciascun livello istituzionale faccia fino in fondo la propria parte, senza dimenticare mai, come peraltro ricordato in una sentenza dalla Corte Costituzionale, che il servizio idrico integrato è un servizio economico di interesse generale.

Bisogna insomma rendere servizi di qualità ai cittadini, nel rispetto delle norme, prime fra tutte quelle ambientali, al minor costo possibile. Sui modelli di gestione possiamo anche confrontarci partendo però da due punti fermi. Il primo è che le Regioni hanno già avviato un’importante opera di razionalizzazione. Il secondo è che non si può partire da un modello predefinito, calato dall’alto e in molti casi non in sintonia con quanto sviluppato territorialmente, spesso proprio grazie alla collaborazione con l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA) il cui ruolo, diversamente da quanto previsto nella proposta di legge “Daga”, andrebbe valorizzato e rafforzato. 

(Regioni.it)