Riuso acque reflue, in Gazzetta il decreto Mase
Il Decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica del 24 dicembre 2025, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 38 del 16 febbraio 2026.
Questo decreto è un tassello fondamentale per la gestione della crisi idrica in Italia, poiché stabilisce le regole per il riparto del Fondo per il finanziamento di interventi nel settore della depurazione e del riuso delle acque affinate.
Ecco una sintesi dei contenuti principali:
1. Ripartizione delle Risorse Economiche
Il decreto definisce come verranno distribuiti i 60 milioni di euro stanziati per potenziare il sistema idrico nazionale nel triennio 2025-2027:
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12 milioni di euro per l’anno 2025;
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24 milioni di euro per ciascuno degli anni 2026 e 2027.
Questi fondi sono destinati alle Regioni per finanziare infrastrutture che permettano di non disperdere l’acqua trattata, trasformandola in una risorsa utilizzabile.
2. Obiettivi degli Interventi
Il focus non è solo la “pulizia” delle acque (depurazione), ma il loro affinamento per usi specifici. Gli interventi finanziati devono mirare a:
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Uso irriguo in agricoltura: Per contrastare la siccità e ridurre il prelievo da falde e fiumi.
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Uso industriale: Impiego delle acque recuperate nei processi produttivi e di raffreddamento.
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Uso civile/urbano: Ad esempio per l’irrigazione del verde pubblico o il lavaggio delle strade.
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Trasformazione degli impianti: Evoluzione dei depuratori esistenti in “fabbriche verdi” capaci di recuperare anche energia e nutrienti (economia circolare).
3. Criteri di Selezione e Priorità
Il riparto dei fondi tra le Regioni avviene seguendo criteri tecnici che premiano:
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La capacità di ridurre le procedure di infrazione UE sulla depurazione (l’Italia ha diverse pendenze aperte con l’Europa).
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L’efficacia tecnologica nel garantire standard di sicurezza elevati per la salute umana e l’ambiente.
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La coerenza con gli obiettivi del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza).
4. Novità Correlata: Proroga nel Milleproroghe
In parallelo a questo decreto, è importante sapere che il Decreto Milleproroghe (in fase di conversione proprio in questi giorni di febbraio 2026) ha esteso al 31 dicembre 2026 la possibilità di riutilizzare a scopi irrigui le acque reflue depurate, semplificando temporaneamente le procedure burocratiche per far fronte all’emergenza idrica.
Questo provvedimento si inserisce in una riforma più ampia che recepisce il Regolamento UE 2020/741, che impone standard di qualità molto rigidi per garantire che l’acqua “riciclata” sia sicura quanto quella di fonte per le colture alimentari.
IL RIPARTO PER L’EMILIA – ROMAGNA
In base al Decreto del 24 dicembre 2025 (pubblicato il 16 febbraio 2026), l’Emilia-Romagna è tra le regioni beneficiarie dei fondi stanziati per il riuso delle acque reflue, sebbene la ripartizione esatta delle singole quote regionali sia contenuta nell’Allegato 1 del decreto stesso.
Ecco i dettagli specifici per il contesto dell’Emilia-Romagna e come funzionerà l’assegnazione:
1. Il Riparto per l’Emilia-Romagna
Il fondo nazionale di 60 milioni di euro (12 mln nel 2025, 24 mln nel 2026 e 24 mln nel 2027) viene suddiviso tra le Regioni secondo criteri tecnici. Per l’Emilia-Romagna, l’accesso a questi fondi è prioritario per i seguenti motivi:
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Contrasto alla siccità: La regione è stata indicata come una delle aree a maggior stress idrico, rendendo strategici gli interventi di affinamento per uso agricolo (distretto del Po e bonifiche).
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Adeguamento normativo: Una parte dei fondi è vincolata alla risoluzione delle criticità che portano a sanzioni UE. La Regione ha recentemente aggiornato (con la delibera DGR 2203/2025 del gennaio 2026) l’elenco degli agglomerati urbani che devono adeguare i propri scarichi.
2. Tipologia di interventi finanziabili in Regione
In Emilia-Romagna, i fondi saranno probabilmente canalizzati tramite ATERSIR (l’Agenzia territoriale dell’Emilia-Romagna per i servizi idrici e i rifiuti) e i gestori del servizio idrico integrato. Gli interventi riguarderanno:
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Trattamenti terziari (Affinamento): Potenziamento dei depuratori esistenti per produrre acqua di qualità “Classe A” o “B”, idonea all’irrigazione delle colture della Food Valley.
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Reti di distribuzione: Creazione di condotte per portare l’acqua affinata dai depuratori ai consorzi di bonifica o alle aree industriali.
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Digitalizzazione: Sistemi di monitoraggio in tempo reale della qualità delle acque recuperate.
3. Procedure e Scadenze
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Accordi Regione-Ministero: Entro la fine dell’anno di riferimento (ad esempio il 31 dicembre 2026 per la quota 2026), la Regione deve stipulare accordi specifici con il Ministero dell’Ambiente (MASE) che identifichino i singoli progetti.
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Rischio riallocazione: Se l’Emilia-Romagna non dovesse impegnare le risorse entro i termini tramite la programmazione degli interventi, i fondi residui verrebbero ripartiti tra le altre regioni “virtuose”.
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Semplificazioni: Grazie alla proroga nel Decreto Milleproroghe 2026, la Regione può autorizzare il riuso irriguo con procedure accelerate fino al 31 dicembre 2026, facilitando l’immediata messa a terra dei finanziamenti.