Il modello emiliano-romagnolo del servizio idrico integrato: l’intervento del Presidente Bessi al convegno ATERSIR–UniBo

Il 30 marzo 2026 Confservizi Emilia-Romagna ha partecipato al convegno organizzato da ATERSIR e Università di Bologna sul futuro del servizio idrico integrato (SII). Il presidente Gianni Bessi ha illustrato i punti di forza del modello emiliano-romagnolo, oggi considerato un riferimento nazionale per qualità del servizio, capacità di investimento e sostenibilità.
Il modello emiliano-romagnolo del servizio idrico integrato
Un sistema che integra governance pubblica e gestioni industriali
Secondo il presidente Bessi, il successo del SII regionale nasce dalla capacità di fare Sistema, unendo:
- Indirizzo pubblico orientato alla tutela della risorsa idrica.
- Regolazione avanzata e stabile, garanzia di qualità e trasparenza.
- Gestioni industriali solide, in grado di programmare, investire e innovare.
Questa integrazione ha permesso di sviluppare un modello efficiente, capace di rispondere alle esigenze di cittadini e territori.
I numeri del sistema idrico dell’Emilia-Romagna
Negli ultimi vent’anni, il sistema idrico regionale ha affrontato e superato criticità storiche, consolidando infrastrutture e servizi. Oggi il SII dell’Emilia-Romagna può contare su:
- 48.000 km di rete idrica
- 24.600 km di rete fognaria
- 700 impianti di depurazione
- 2,5 milioni di utenti serviti
- 864 milioni di euro di fatturato
- 2.500 addetti
Livelli di investimento ai vertici nazionali
Il settore ha registrato:
- 620 milioni di euro di investimenti nel 2023
- 1,3 miliardi nel periodo 2020–2023
- 1,58 miliardi programmati tra 2024–2027
Si tratta di valori elevati, che avvicinano la Regione agli standard europei in termini di investimenti pro capite.
Performance qualitative
Il modello regionale si distingue inoltre per:
- Perdite idriche contenute, in costante miglioramento.
- Tariffe inferiori alla media europea pur sostenendo forti investimenti.
- Assenza totale di procedure di infrazione UE in tema di depurazione.
Il ruolo del PNRR nel potenziamento delle infrastrutture idriche
Il PNRR ha apportato in Emilia-Romagna circa 376 milioni di euro, destinati a:
- sicurezza dell’approvvigionamento idrico,
- digitalizzazione e riduzione delle perdite,
- interventi su fognature e depurazione.
Diversamente da altre regioni italiane, in Emilia-Romagna i fondi PNRR non hanno coperto gap infrastrutturali, ma hanno rafforzato una capacità già esistente di programmare e investire.
Le sfide future del servizio idrico integrato
1. Cambiamento climatico
Siccità prolungate, eventi meteorologici estremi e pressione crescente sulla risorsa richiedono:
- infrastrutture più resilienti,
- gestione bilanciata del ciclo idrico,
- piani di adattamento di lungo periodo.
2. Nuove direttive europee
Sia la normativa su acqua potabile sia quella su acque reflue comporteranno:
- trattamenti più efficienti,
- standard di qualità più elevati,
- obiettivi energetici stringenti.
3. Investimenti strutturali continui
Il fabbisogno futuro sarà trainato da:
- rinnovo delle reti,
- riduzione delle perdite,
- innovazione tecnologica,
- gestione delle acque meteoriche,
- ampliamento dei servizi richiesto dai territori.
Conclusioni: un modello che guarda al futuro
Il presidente Bessi ha sottolineato la necessità di scelte di sistema che garantiscano continuità nella programmazione e solidità industriale.
Il modello emiliano-romagnolo del servizio idrico integrato è un riferimento nazionale ed europeo grazie alla capacità di pianificare, investire e collaborare tra istituzioni, regolazione e gestori.
Per continuare a generare valore per cittadini e territori sarà fondamentale mantenere alta la capacità di investimento e innovazione, anche oltre il PNRR.