Legge di delegazione europea 2025: via libera definitivo. Le novità per ambiente, energia e public utilities

LEGGE DI DELEGAZIONE EUROPEA 2025

Con 78 voti favorevoli, 2 contrari e 57 astenuti, l’Aula del Senato ha approvato l’11 marzo definitivamente il ddl recante delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti dell’Unione europea – Legge di delegazione europea 2025 (AS. 1737, approvato dalla Camera).

 Il provvedimento rappresenta lo strumento cardine con cui l’Italia conferisce al Governo le deleghe necessarie per il recepimento di direttive e l’attuazione di regolamenti dell’Unione Europea, evitando procedure di infrazione e allineando l’ordinamento nazionale ai nuovi standard comunitari.

Per il sistema delle imprese di pubblica utilità, la legge introduce tasselli fondamentali, in particolare nei settori del trattamento acque, della sostenibilità industriale e delle tecnologie “Net-Zero”.

1. Risorse idriche e acque reflue: verso standard più rigorosi

Uno dei pilastri del provvedimento riguarda il recepimento della Direttiva (UE) 2024/3019 sul trattamento delle acque reflue urbane. Questa normativa impone una revisione profonda della gestione del ciclo idrico integrato:

  • Monitoraggio dei microinquinanti: vengono introdotti obblighi più stringenti per il rilevamento di residui farmaceutici e cosmetici.

  • Responsabilità estesa del produttore: il principio del “chi inquina paga” viene rafforzato, coinvolgendo i produttori di sostanze che finiscono nelle acque reflue.

  • Obiettivi di neutralità energetica: il settore idrico è chiamato a un percorso di efficientamento energetico volto a ridurre l’impronta carbonica degli impianti di depurazione.

2. Energia e Tecnologie a Zero Emissioni

La legge reca disposizioni per l’adeguamento al Regolamento (UE) 2024/1735 (Net-Zero Industry Act). Si tratta di una misura strategica per le utility che operano nella transizione energetica, in quanto mira a:

  • Semplificare le procedure autorizzative per progetti tecnologici legati alla decarbonizzazione (rinnovabili, stoccaggio, idrogeno).

  • Rafforzare la resilienza della filiera industriale europea, promuovendo la produzione interna di tecnologie pulite essenziali per gli obiettivi climatici al 2030 e 2050.

3. Corporate Sustainability Due Diligence (CSDDD)

Di particolare rilievo per le grandi public utilities è l’inclusione della delega per il recepimento della Direttiva (UE) 2024/1760. La norma introduce il dovere di diligenza delle imprese ai fini della sostenibilità, obbligando le società di maggiori dimensioni a:

  • Identificare e prevenire gli impatti negativi delle proprie attività sui diritti umani e sull’ambiente.

  • Integrare la sostenibilità lungo tutta la catena del valore (supply chain), un aspetto che impatterà direttamente sui processi di procurement e qualificazione dei fornitori delle utility.

4. Sanzioni e vigilanza: il ruolo delle Autorità

La legge stabilisce criteri per definire un quadro sanzionatorio “effettivo, proporzionato e dissuasivo”. Una quota dei proventi delle sanzioni amministrative sarà destinata al potenziamento delle attività di vigilanza e controllo, garantendo una maggiore tutela della concorrenza e del mercato nei settori regolati.

Un focus sull’esclusione della Direttiva “Case Green” (EPBD IV)

È opportuno segnalare che, nonostante il dibattito parlamentare, il recepimento della direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia (EPBD IV) non è stato inserito direttamente nel testo della legge di delegazione. Tuttavia, il Governo si è impegnato tramite ordini del giorno ad assumere iniziative per il suo futuro recepimento, compatibilmente con gli equilibri di finanza pubblica.


PDL GIORNATA RICICLO CARTA

Con 227 voti favorevoli e 36 astenuti, l’Aula della Camera ha approvato il 10 marzo, in prima lettura, la pdl recante istituzione della Giornata nazionale del riciclo della carta (AC. 2111​ Massimo Milani – FdI).


D.LGS PARITA’ RETRIBUTIVA

La Commissione Sanità e Lavoro del Senato e la Commissione Politiche dell’UE della Camera hanno concluso l’11 marzo l’esame, in sede consultiva, dello schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2023/970, volta a rafforzare l’applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore attraverso la trasparenza retributiva e i relativi meccanismi di applicazione (Atto n. 379).

 La norma introduce obblighi stringenti in materia di trasparenza retributiva, con l’obiettivo di colmare il divario salariale tra uomini e donne (gender pay gap) per lavori di pari valore.

Per le imprese del settore dei servizi pubblici, spesso caratterizzate da organici numerosi e strutture contrattuali complesse, il provvedimento richiederà un adeguamento significativo dei sistemi di gestione delle risorse umane.

I pilastri dello schema di decreto

Lo schema di decreto si articola su tre direttrici principali che impatteranno direttamente sull’operatività delle aziende:

1. Trasparenza prima dell’assunzione

I datori di lavoro dovranno fornire ai candidati informazioni sulla retribuzione iniziale o sul relativo intervallo (range), da inserire nell’avviso di vacanza del posto o da comunicare prima del colloquio. Viene inoltre introdotto il divieto di chiedere ai candidati la cronologia retributiva dei loro precedenti rapporti di lavoro.

2. Diritto all’informazione e reportistica

I lavoratori avranno il diritto di richiedere e ricevere per iscritto informazioni sul proprio livello retributivo individuale e sui livelli retributivi medi, ripartiti per sesso, per le categorie di lavoratori che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore.

Per le aziende con oltre 100 dipendenti, scatterà l’obbligo di trasmettere relazioni periodiche sul divario retributivo all’autorità nazionale competente.

3. Valutazione congiunta delle retribuzioni

Qualora dalla reportistica emerga un divario retributivo superiore al 5% in una determinata categoria, che non sia giustificato da fattori oggettivi e neutri dal punto di vista del genere, il datore di lavoro sarà tenuto a procedere a una valutazione congiunta delle retribuzioni in collaborazione con i rappresentanti dei lavoratori.

Meccanismi di applicazione e sanzioni

Il decreto rafforza l’accesso alla giustizia per le vittime di discriminazione retributiva. Tra le novità:

  • Inversione dell’onere della prova: se il datore di lavoro non ha rispettato gli obblighi di trasparenza, spetterà a lui dimostrare che non vi è stata discriminazione.

  • Risarcimenti: i lavoratori che hanno subito una discriminazione avranno diritto a un risarcimento integrale, che include il recupero integrale delle retribuzioni arretrate e dei relativi bonus.

  • Sanzioni amministrative: sono previste sanzioni pecuniarie proporzionate alla gravità della violazione e al numero di dipendenti.

Aggiornamento sull’iter parlamentare

Lo schema di decreto (Atto n. 379) è stato trasmesso alle Camere lo scorso febbraio. Al momento:

  • L’atto è all’esame della Commissione Lavoro e della Commissione Politiche UE sia alla Camera che al Senato per i pareri di rito.

  • Le commissioni stanno effettuando un ciclo di audizioni con le parti sociali e gli esperti per valutare l’impatto organizzativo sulle imprese, in particolare sulle PMI.

  • Il termine per l’espressione dei pareri parlamentari è fissato per la fine di marzo 2026, dopodiché il testo tornerà in Consiglio dei Ministri per l’approvazione definitiva.

L’entrata in vigore è prevista entro il termine ultimo del 7 giugno 2026, come stabilito dalla direttiva europea.


D.LGS TUTELA PENALE AMBIENTE

La Commissione Giustizia della Camera ha concluso l’11 marzo l’esame, in sede consultiva, dello schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2024/1203, sulla tutela penale dell’ambiente, che sostituisce le direttive 2008/99/CE e 2009/123/CE (Atto n. 375).

Il percorso di recepimento della Direttiva (UE) 2024/1203 sulla tutela penale dell’ambiente segna un passaggio fondamentale con il recente parere favorevole, seppur con specifiche osservazioni, espresso dalla Commissione Giustizia del Senato sullo schema di decreto legislativo (Atto n. 375).

La nuova normativa, che sostituirà la storica disciplina del 2008, punta a rendere più incisiva l’azione di contrasto agli illeciti ambientali, introducendo nuove fattispecie di reato e inasprendo il sistema sanzionatorio per le persone fisiche e giuridiche.

I contenuti principali del provvedimento

Lo schema di decreto si muove lungo alcune direttrici che impatteranno direttamente sulla gestione dei servizi pubblici locali:

  • Ampliamento dei “Reati Presupposto”: Viene esteso l’elenco dei reati ambientali che possono far scattare la responsabilità amministrativa degli enti ai sensi del D.Lgs. 231/2001. Tra questi, assumono rilievo le violazioni in materia di gestione dei rifiuti, scarichi idrici e commercio di sostanze inquinanti.

  • Introduzione del “Reato Qualificato”: Viene prevista una circostanza aggravante per i reati che causano la distruzione o un danno esteso e irreversibile a un ecosistema (fattispecie che si avvicina al concetto di “ecocidio”).

  • Sanzioni per le Imprese: Oltre alle sanzioni pecuniarie, il decreto prevede misure interdittive che possono arrivare fino alla revoca di autorizzazioni e concessioni o all’esclusione da finanziamenti pubblici, rendendo la compliance ambientale un asset di sopravvivenza aziendale.

Le osservazioni della Commissione Giustizia del Senato

Nel rendere il proprio parere, la Commissione ha posto l’accento su alcuni punti critici per garantire l’equilibrio tra rigore sanzionatorio e operatività delle imprese:

  1. Determinatezza delle condotte: La Commissione ha raccomandato al Governo di definire con estrema precisione le condotte punibili, evitando clausole troppo generiche che potrebbero generare incertezza interpretativa per i gestori degli impianti.

  2. Rapporto tra sanzioni penali e amministrative: È stata sottolineata la necessità di coordinare le nuove pene con il sistema sanzionatorio amministrativo già esistente (es. Testo Unico Ambientale), per evitare violazioni del principio del ne bis in idem (non essere giudicati due volte per lo stesso fatto).

  3. Tutela degli “operatori virtuosi”: Il parere suggerisce di valorizzare maggiormente l’adozione di modelli organizzativi efficaci e di condotte riparatorie post-reato (come la bonifica tempestiva o il ripristino dei luoghi) come fattori di attenuazione della responsabilità.

Impatto per il settore delle Public Utilities

 Il recepimento della Direttiva 2024/1203 impone un aggiornamento urgente dei Modelli 231 e un rafforzamento delle procedure di monitoraggio ambientale. La complessità dei reati ambientali richiede una vigilanza costante, poiché anche condotte colpose legate a carenze manutentive o gestionali potrebbero rientrare nel perimetro della rilevanza penale.

Verso l’approvazione definitiva

L’iter procede ora verso il Consiglio dei Ministri per l’approvazione finale del decreto, tenendo conto delle osservazioni parlamentari. Il termine ultimo per il recepimento della direttiva è fissato a livello europeo, e l’Italia punta a chiudere il dossier entro la primavera del 2026.


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