Decreto Lavoro approvato in prima lettura

DECRETO LAVORO

Con 137 voti favorevoli, 73 contrari e 2 astenuti, l’Aula della Camera ha approvato il 10 giugno in prima lettura il ddl di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 aprile 2026, n. 62, recante disposizioni urgenti in materia di salario giusto, di incentivi all’occupazione e di contrasto del caporalato digitale (AC. 2911-A) (scade il 29 giugno), sul quale il Governo aveva posto la questione di fiducia (fiducia rinnovata con 165 voti favorevoli, 106 contrari e 5 astenuti).

  Prima della votazione finale la viceministra del Lavoro e delle politiche sociali, Maria Teresa Bellucci ha accolto alcuni dei 77 ordini del giorno presentati, molti dei quali riformulati.

  Il provvedimento è stato già trasmesso al Senato (AS.1933). Deve essere assegnato alla Commissione Affari sociali e lavoro per l’esame. L’esame inizierà la prossima settimana. (Nomos)

Cosa cambia con il Decreto Lavoro: tutte le novità su salari e contratti – Policy Maker

Dl Lavoro, slitta approdo in aula. Relatori definiscono il “Tec” ma restano altri nodi da sciogliere – PublicPolicy


DL CARBURANTI – TER

L’Aula del Senato ha approvato l’11 giugno, in prima lettura, il ddl di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 aprile 2026, n. 63, recante disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi al protrarsi della crisi dei mercati internazionali (AS.1891-A) (scade il 29 giugno). Il dl passa quindi alla Camera per la seconda lettura. 

“Bene l’approvazione in aula dell’emendamento a mia firma, insieme ai colleghi della Lega Garavaglia e Borghesi, che consente di fare un passo avanti importante per il settore agricolo e per l’economia circolare. Con questa norma, inserita nel decreto Carburante Ter, vengono valorizzati i residui dei processi dell’industria agroalimentare e il digestato prodotto dagli impianti di biogas e biometano, nel pieno rispetto delle regole ambientali e dei requisiti previsti dalla normativa. Si tratta di una misura molto concreta: da un lato diamo la possibilità di utilizzare il digestato come fertilizzante, in un periodo in cui il costo dei concimi è schizzato verso l’alto; dall’altro permettiamo agli agricoltori di reimpiegare e smaltire correttamente il prodotto nei campi, seguendo le procedure e i limiti previsti dal decreto ministeriale del 2016. È una soluzione di buonsenso, voluta dalla Lega, che sostiene le imprese agricole, riduce gli sprechi, valorizza gli impianti di biogas e biometano e rafforza una filiera strategica per la produzione sostenibile di energia e per il raggiungimento degli obiettivi del PNIEC”. Così il senatore della Lega Giorgio Maria Bergesio, capogruppo in commissione Agricoltura di Palazzo Madama. (Agenzia Dire).


D.LGS MERCATI INTERNI GAS E IDROGENO

La Commissione Politiche dell’UE del Senato ha proseguito il 4 giugno l’esame, in sede consultiva, dello schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2024/1788, relativa a norme comuni per i mercati interni del gas rinnovabile, del gas naturale e dell’idrogeno, che modifica la direttiva (UE) 2023/1791 e che abroga la direttiva 2009/73/CE (Atto n. 395 ).   

Lo schema di decreto legislativo (Atto n. 395) rappresenta un passaggio rilevante nel processo di aggiornamento del quadro normativo nazionale in materia di gas, in linea con le evoluzioni del diritto europeo. Il provvedimento dà attuazione alla direttiva (UE) 2024/1788, che introduce norme comuni per i mercati interni del gas rinnovabile, del gas naturale e dell’idrogeno, modifica la direttiva (UE) 2023/1791 e abroga la storica direttiva 2009/73/CE.

Un nuovo assetto per il sistema gas

Il decreto si inserisce nel più ampio pacchetto europeo per la decarbonizzazione del sistema energetico, con l’obiettivo di favorire la progressiva integrazione dei gas rinnovabili e a basse emissioni di carbonio nei mercati energetici, affiancandoli — e progressivamente sostituendoli — al gas naturale di origine fossile.

Tra i principali elementi innovativi, si segnala l’introduzione di un quadro regolatorio dedicato all’idrogeno, finora privo di una disciplina organica. Il decreto definisce infatti le condizioni per lo sviluppo di un mercato dell’idrogeno competitivo e integrato, stabilendo regole per l’accesso alle infrastrutture, la separazione delle attività e la trasparenza dei servizi.

Sviluppo delle reti e pianificazione integrata

Un punto centrale riguarda la pianificazione delle infrastrutture. Il provvedimento rafforza il coordinamento tra le reti del gas, dell’energia elettrica e dell’idrogeno, prevedendo strumenti di pianificazione congiunta e prospettica. In questa logica, i gestori dei sistemi di trasporto saranno chiamati a sviluppare piani di rete che tengano conto degli obiettivi di decarbonizzazione e delle esigenze di integrazione dei gas rinnovabili.

Particolare attenzione è dedicata anche alla possibilità di riconversione delle infrastrutture esistenti, favorendo il riutilizzo delle reti del gas naturale per il trasporto di idrogeno o miscele, con importanti implicazioni per gli investimenti e per la sostenibilità economica del sistema.

Nuove regole per l’accesso al mercato

Lo schema di decreto interviene in modo significativo anche sulle regole di accesso al mercato. Vengono rafforzati i principi di non discriminazione e trasparenza, estendendo a gas rinnovabili e idrogeno disposizioni analoghe a quelle già previste per il gas naturale.

Si introducono, inoltre, strumenti per facilitare l’ingresso di nuovi operatori, con l’obiettivo di stimolare la concorrenza e sostenere lo sviluppo delle filiere emergenti, in particolare quelle legate al biometano e all’idrogeno verde.

Tutela dei clienti e ruolo delle autorità

Il provvedimento conferma e, in alcuni casi, rafforza le misure a tutela dei clienti finali, soprattutto in termini di trasparenza contrattuale, accesso alle informazioni e strumenti di switching. Viene riconosciuta l’importanza di accompagnare la transizione energetica con adeguate garanzie per i consumatori, in particolare quelli vulnerabili.

Allo stesso tempo, si rafforza il ruolo delle autorità di regolazione, a cui sono attribuite nuove competenze in materia di vigilanza sui mercati del gas rinnovabile e dell’idrogeno, nonché nella definizione delle tariffe e delle condizioni di accesso alle infrastrutture.

Nel complesso, lo schema di decreto legislativo segna un passaggio cruciale nel percorso di trasformazione del settore energetico. La sua approvazione definitiva consentirà di allineare il quadro normativo nazionale alle nuove direttive europee, creando le condizioni per un sistema gas più sostenibile, innovativo e resiliente.

Resta ora centrale il confronto parlamentare, che potrà contribuire a perfezionare il testo, tenendo conto delle peculiarità del sistema italiano e delle esigenze degli operatori del settore.


AUDIZIONI

Quadro finanziario UE – Audizione di ANCI

Lo Russo: “Una politica di coesione efficace passa dal ruolo centrale dei Comuni” 

Nel corso dell’audizione sull’esame congiunto del Quadro finanziario pluriennale 2028-2034 davanti alle Commissioni riunite Bilancio della Camera e del Senato e alla Commissione Politiche dell’Unione europea della Camera, il vice presidente dell’Anci ha ricordato che “le proposte si inseriscono nel solco dell’Agenda dei Comuni e delle Città per la Coesione, presentata dall’Associazione al vicepresidente esecutivo della Commissione europea Raffaele Fitto” . Leggi il comunicato


QUESTIONI TIME/INTERROGAZIONI

ENERGIA. PICHETTO: IN REVISIONE PNRR VALUTEREMO INTERVENTI CONTRO CARO BOLLETTE

  VALUTIAMO STRUMENTI COMPLEMENTARI PER PROSEGUIRE CONTRO RINCARI (DIRE) Roma, 10 giu. – Una misura per il rifinanziamento delle misure contro il caro bollette “verrà valutata nell’ambito della revisione del PNRR la possibilità di ulteriori stanziamenti o, in ogni caso, la possibilità di utilizzo di strumenti complementari, al fine di garantire la continuità degli investimenti”. Lo ha detto durante il Question time nell’Aula della Camera il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto. “Tutte le iniziative poste in essere dal governo per ridurre il costo delle bollette energetiche si sviluppano lungo due direttrici principali: interventi immediati di contenimento dei costi e misure strutturali orientate alla transizione energetica- dice Pichetto- Sul piano degli interventi a breve termine, l’ultimo decreto-legge bollette ha introdotto misure significative a favore di famiglie e imprese. Tra queste, il potenziamento del bonus sociale e la riduzione degli oneri per le utenze non domestiche nel triennio 2026-2028. Parallelamente, sono stati previsti interventi per la riduzione strutturale della componente ASOS delle bollette e la sterilizzazione di alcuni costi legati alla produzione termoelettrica. Lo sviluppo e il rafforzamento dei contratti di lungo termine contribuiranno, inoltre, a ridurre la volatilità dei prezzi e a garantire maggiore certezza nei costi di approvvigionamento. Nel settore del gas, si è intervenuti per ridurre il differenziale di prezzo PSV-TTF, rafforzare la gas release e l’approvvigionamento di biometano per il settore hard to abate. In questa ottica, si collocano anche gli strumenti di sostegno agli investimenti in rinnovabili, tra cui i meccanismi FER X e le semplificazioni autorizzative, che favoriscono la realizzazione di nuovi impianti e il rafforzamento delle infrastrutture energetiche”.

 

ENERGIA. PICHETTO: FER X, PRIMI BANDI AUSPICABILMENTE ENTRO FINE ANNO

  RAPPRESENTA AL MOMENTO PIÙ IMPORTANTE STRUMENTO INCENTIVAZIONE RINNOVABILI (DIRE) Roma, 10 giu. – La Commissione europea ha approvato in via definitiva il meccanismo FER X, “consentendo l’avvio della sua attuazione. Il decreto è in fase di trasmissione agli organi di controllo per la registrazione e entrerà in vigore dopo la pubblicazione sul sito del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica. Parallelamente, il ministero sta già predisponendo i decreti direttoriali necessari per rendere operativa la misura e consentire l’apertura dei primi bandi, auspicabilmente entro la fine dell’anno”. Lo ha detto durante il Question time nell’Aula della Camera, il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto. “Sotto il profilo degli impatti, il FER X prevede la realizzazione di una nuova capacità complessiva pari a 37,15 GigaWatt da fonti rinnovabili. Di questa capacità, 10 GW riguardano impianti di piccola taglia, fino a 1 MegaWatt, che accederanno direttamente al meccanismo, mentre 27,15 GW sono destinati a impianti di maggiore dimensione, selezionati tramite procedure competitive”, spiega Pichetto. La misura “si inserisce in un contesto già caratterizzato da una crescita significativa delle rinnovabili, che nell’ultimo triennio hanno registrato un installato superiore ai 20 GW, arrivando a fine 2025 a una capacità complessiva di 43,5 GW di fotovoltaico e 13,3 GW di eolico”, prosegue il ministro, “nel complesso, il FER X definitivo garantisce una continuità al meccanismo transitorio concluso nel 2025 e rappresenta, al momento, il più importante strumento di incentivazione delle rinnovabili, per il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione al 2030”. “La contrattualizzazione dell’energia mediante contratti per differenza assicurerà per quantità di energia sempre maggiori un disaccoppiamento di fatto dal prezzo del gas ed un beneficio in termini di alleggerimento della componente ASOS delle bollette nei casi di prezzi dell’energia elevati”, prosegue Pichetto, “questo nuovo meccanismo si inserisce nel percorso pragmatico e realistico adottato dal Governo, sin dal suo insediamento, di rafforzare l’indipendenza energetica del Paese, ridurre progressivamente il ricorso al gas, e contenere sia il livello sia la volatilità dei prezzi dell’energia. E rappresenta, soprattutto, l’ennesima smentita alla presunta opposizione alle rinnovabili veicolata da chi delle rinnovabili parla solo per slogan, criticando un governo che ha aumentato di oltre il 30% le rinnovabili dal 2023”.


DAL GOVERNO

CDM APPROVA ADEGUAMENO T.U FINANZA A REGOLAMENTO UE RATING ESG

APPROVATO IN ESAME PRELIMINARE UN DECRETO LEGISLATIVO DI ADEGUAMENTO (DIRE) Roma, 10 giu. – Il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione Tommaso Foti e del ministro dell’Economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti, ha approvato, in esame preliminare, un decreto legislativo di adeguamento del Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria alle disposizioni del Regolamento (UE) 2024/3005, nonché contenente disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 27 marzo 2026, n. 47. Il decreto attua i criteri di delega per l’adeguamento dell’ordinamento nazionale al regolamento (UE) 2024/3005 e introduce modifiche di coordinamento al decreto legislativo n. 47/2026, al Codice civile e al Testo unico della finanza, anche mediante la correzione di errori materiali, rinvii interni e refusi, al fine di garantirne chiarezza e corretta applicazione. “Il regolamento europeo rafforza la trasparenza, l’integrità e l’affidabilità delle attività di rating ambientale, sociale e di governance (ESG), contribuendo al corretto funzionamento del mercato della finanza sostenibile e alla fiducia degli investitori- si legge nella nota di Palazzo Chigi- In tale ambito, introduce requisiti di autorizzazione, trasparenza e organizzazione per i fornitori di rating ESG, nonché misure per la prevenzione dei conflitti di interesse, sotto la vigilanza dell’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA)”. Il provvedimento prevede, tra l’altro, l’individuazione della Consob quale autorità competente per l’esercizio delle funzioni e dei poteri previsti dal regolamento, nonché interventi di coordinamento e aggiornamento della normativa vigente. 

Meloni parla alle Camere in vista del Consiglio Ue

Anziché su “formati non adeguatamente rappresentativi” di riunioni fra leader, l’Europa deve puntare su una “figura autorevole”, un inviato speciale per parlare con una sola voce nel negoziato per la pace in Ucraina, in “coordinamento” con gli Usa ma senza alcuna “delega”. Giorgia Meloni rilancia la sua idea per riaprire il dialogo con Mosca, e nelle comunicazioni in vista del Consiglio Ue torna ad attaccare “i burocrati di Bruxelles” che non possono, avverte, “mettere in discussione o ribaltare” le decisioni del summit dei leader, come teme possa avvenire sulla revisione organica del sistema Ets. Bisogna tenere “aperti i canali” e l’Europa deve “guidare il dialogo, sarebbe un errore subirlo”. Alla consueta colazione di lavoro al Quirinale, il presidente Sergio Mattarella definisce “molto opportuno” che l’Ue “nei confronti di Ucraina e Russia si presenti con una voce sola”. Anche il Pd sostiene questa idea: da mesi circola il nome di Mario Draghi ma all’Italia non dispiacerebbe anche il presidente Antonio Costa. “Sosteniamo la difesa dell’Ucraina, la nostra linea non cambia”, assicura la premier, convinta che mantenere la pressione su Mosca “rappresenta ancora oggi l’unico modo per aprire una stagione negoziale”. Qualche sfumatura nuova, però, c’è, la risoluzione in cui si accenna alla costruzione di un’uscita dal sistema sanzionatorio a fine guerra.

Vale anche per l’adesione di Kiev all’Ue, “nel rispetto del principio del merito e di parità di trattamento tra i Paesi candidati”, una linea che va sulla scia della risoluzione del centrodestraapprovata in Parlamento a seguito delle comunicazioni della premier. La maggioranza si è presentata con un documento unitario che chiede per il processo di pace in Ucraina iniziative “in coordinamento con gli Stati Uniti, la Nato e i partner del G7”. In ordine sparso invece le risoluzioni delle opposizioni. Prima del Consiglio Ue, da lunedì Meloni sarà in Francia per il G7, primo atteso incrocio con Donald Trump dopo mesi di tensione. Al centro ci sarà soprattutto la crisi in Iran. “Se Teheran continuerà sulla strada sbagliata”, l’Ue dovrà “rafforzare la pressione, anche con nuove misure mirate”, dice la premier, ribadendo di essere a favore delle sanzioni degli israeliani che “fomentano odio ed estremismo, come il ministro Ben Gvir”: “Non bisogna distogliere l’attenzione da Gaza” e l’Ue deve “riflettere sul rapporto con Israele”, nota pur precisando che sospendere l’Accordo di associazione “sarebbe controproducente”.

In Libano scenario è complesso, lo ripete più volte Meloni, e impone di trattare le spese per la difesa “non come orpello o materia da consenso”: al vertice Nato a luglio “l’Italia si presenterà con il 2,8% del Pil investito in difesa e sicurezza”, con un “+0,71% garantito soprattutto da quelle per la sicurezza interna”. Ma su Safe e Purl, i due programmi d’investimento militare, ancora non ci sono novità, assicurano dal Governo. Il dossier s’intreccia con i margini di flessibilità appena ottenuti dall’Ue contro il caro energia; su quali misure saranno concentrati verrà definito “con pragmatismo e in stretto raccordo con la Commissione”, spiega Meloni, chiarendo che così si avranno “più risorse per sostenere le famiglie e le imprese in questa difficile congiuntura” (Nomos).

Il Cdm approva la normativa sull’IA. Ecco cosa prevede – Formiche.net 


(Foto tratta dal sito laCostituzione.info)

AUTONOMIA. CGIL: LEGGE DIVISIVA, DA GOVERNO MERA SCELTA IDEOLOGICA

  INTESE REGIONI VIOLANO PALETTI CONSULTA, DIFENDERE UNITà NAZIONALE (DIRE) Roma, 5 giu. – La legge sull’autonomia targata Calderoli è stata approvata “nonostante una vasta opposizione parlamentare, istituzionale e soprattutto sociale, fondata su una preoccupazione precisa: ossia che quella riforma non avrebbe reso il Paese più efficiente, ma più diseguale; che non avrebbe avvicinato le istituzioni ai cittadini, ma avrebbe allargato i divari territoriali; che non avrebbe rafforzato la Repubblica, ma ne avrebbe incrinato irrimediabilmente l’unità sostanziale”. Così il segretario confederale della Cgil, Christian Ferrari, in audizione in Commissione Affari Costituzionali della Camera sulle intese preliminari tra il Governo e le Regioni Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto, per l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia. Il sindacalista ricorda che dalla mobilitazione “si sono poi aggiunti i ricorsi di cinque Regioni alla Consulta, che ha demolito la legge Calderoli, chiarendo un punto decisivo: l’articolo 116, terzo comma, non consente il trasferimento indistinto di intere materie, ma al massimo l’eventuale attribuzione di specifiche funzioni, puntualmente motivate in relazione alla singola Regione e rigorosamente compatibili con l’unità giuridica, sociale ed economica della Repubblica. È esattamente questo il punto che oggi ci riguarda. Perché le intese preliminari sottoposte all’esame del Parlamento non rappresentano una semplice conseguenza procedurale, ma un nuovo avanzamento di quel medesimo disegno politico. Ora- prosegue Ferrari- se, per quando discutibile e inopportuno, a quel tempo è stato politicamente legittimo portare avanti una riforma così divisiva per il Paese e per la sua opinione pubblica non lo è affatto oggi proseguire sulla stessa strada, violando sostanzialmente e secondo autorevoli costituzionalisti anche formalmente i vincoli indicati dalla Consulta”.

Nel merito delle materie che si intendono devolvere alle Regioni poi, prosegue Ferrari, “parliamo di protezione civile, professioni, di previdenza complementare e integrativa, tutela della salute, materie che incidono direttamente sui diritti delle persone, sulla qualità del lavoro e sulla coesione e unitarietà del sistema pubblico”. Sulla protezione civile “attribuire ulteriori margini di autonomia in questa materia significa accentuare la frantumazione del Servizio sanitario nazionale, indebolire i principi di universalità e uguaglianza dei diritti sociali e di cittadinanza e rendere ancora più profondi gli attuali, insostenibili, divari territoriali. La salute delle cittadine e dei cittadini non può dipendere dal luogo di nascita o di residenza. Non meno rilevanti sono i rischi nelle altre materie oggetto di devoluzione. Insomma per la Cgil “non siamo davanti a risposte mirate a bisogni territoriali specifici, corroborati da un’istruttoria oggettiva e scientificamente fondata, bensì a una mera scelta politica e ideologica. Come Cgil- conclude- riteniamo nostro dovere portare questa discussione nel Paese reale, nei luoghi di lavoro, nei territori, perché qui si decide l’idea stessa di cittadinanza, di uguaglianza, di solidarietà e di unità nazionale che vogliamo difendere”.

Intese preliminari sull’autonomia differenziata: il conto alle quattro regioni – Lavoce.info 


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Rassegna parlamentare a cura di MF