Commissione UE: ecco il piano d’azione su cybersecurity e AI
PARLAMENTO UE
Euro digitale: gli eurodeputati pronti ad avviare i negoziati | Attualità | Parlamento europeo
Sì del Parlamento Ue ai negoziati sull’euro digitale; Lega e FN contro
L’euro digitale è sempre più vicino a diventare realtà. Il Parlamento Ue ha adottato la sua posizione e dato il via libera ai negoziati istituzionali sui tre dossier del pacchetto moneta unica: euro digitale, fornitura dei servizi di pagamento da parte di Stati non nell’eurozona e il tetto al contante. Il cammino per dotare l’Ue di un mezzo di pagamento autonomo, liberandola dal predominio degli operatori Usa come Visa, Mastercard, PayPal, Apple Pay e Google Pay, è tracciato. Sotto l’egida dell’eurodeputato relatore Fernando Navarrete (Ppe), già il 13 luglio potranno partire i colloqui con il Consiglio Ue, che ha adottato la sua posizione a dicembre. Nel testo approvato dalla plenaria si fa riferimento all’euro digitale come “una nuova forma di moneta elettronica emessa dalla Bce e che funzionerebbe sia online che offline”, in cui la privacy è garantita con “transazioni verificate senza esporre dati personali” assieme al diritto a “servizi di base gratuiti”, come l’apertura di un conto, la detenzione e gestione dei fondi e l’accesso ad almeno uno strumento di pagamento.
Gli eurodeputati sostengono che la “maggior parte delle imprese sarebbe tenuta ad accettare l’euro digitale”, mentre farebbero eccezione i lavoratori autonomi e le piccole e microimprese. Plaude la presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde, che traccia il percorso del nuovo strumento: “Una volta che i triloghi saranno finiti, la Bce comincerà il suo lavoro tecnico e di testing”. Nei piani dell’Eurotower, il 2027 dovrebbe vedere l’avvio del progetto pilota con prestatori di servizi di pagamento selezionati, fino a tutto il 2028 è prevista la fase di test e implementazione e infine nel 2029 potrebbe vedere la luce la prima emissione dell’euro digitale. Nel voto all’Eurocamera non è passata inosservata la bocciatura da parte delle forze sovraniste e nazionaliste. Si sono espressi a favore i popolari, socialisti, liberali, verdi e sinistra (Forza Italia, Pd, M5s, Azione e Avs), mentre i Patrioti (con la delegazione della Lega) ed Europa delle nazioni sovrane con il leader di FN Roberto Vannacci si sono schierati contro. I conservatori europei hanno votato contro, tranne la delegazione di FdI che ha appoggiato il testo. (Nomos)
COMMISSIONE UE
La Commissione presenta il piano d’azione dell’UE sulla cibersicurezza e l’intelligenza artificiale
La Commissione europea ha presentato un piano d’azione per una risposta strutturata volta ad affrontare i rischi e a sfruttare le opportunità offerte dai modelli avanzati di intelligenza artificiale (IA) per la cibersicurezza.
LE ALTRE NOTIZIE/RASSEGNA STAMPA WEB
Sui bond comuni la Spagna spacca l’Eurogruppo, Italia a favore
Una presa d’atto a dir poco tiepida e un avvertimento: “Attenti alla sostenibilità di bilancio”. L’applicazione della deroga al Patto per la difesa anche alle spese energetiche non sembra aver entusiasmato più di tanto l’Eurogruppo. La scelta è della Commissione Ue e non spettava ai Paesi di Eurolandia approvarla o meno, a livello formale. Spetterà a loro, tuttavia, approvare i piani nazionali che i singoli Paesi presenteranno includendo le spese per l’energia. Non sarà un esame scontato. “Le misure anticrisi siano temporanee e mirate, la sostenibilità del bilancio va mantenuta”, è la linea messa nero su bianco nella dichiarazione finale dell’Eurogruppo: il peso dei Frugali all’interno del consesso evidentemente si è fatto sentire. E forse non ha rasserenato il clima la proposta con cui la Spagna si è presentata al tavolo: prevedere l’emissione di bond europeo fino a 850 milioni l’anno, creando di fatto una sorta di “safe asset”, un titolo comune che, secondo Madrid, rafforzerebbe il ruolo internazionale dell’euro, ridurrebbe i costi di finanziamento e favorirebbe l’integrazione dei mercati dei capitali senza aumentare il debito pubblico complessivo dell’Ue.
“Ciò che proponiamo è una maggiore efficienza al momento di emettere debito. Abbiamo calcolato che l’incremento di emissione congiunta che consentirà la nostra proposta permetterà un risparmio di 25 miliardi nell’insieme dell’Unione”, ha spiegato il vicepremier con delega all’Economia Carlos Cuerpo. Per Madrid una simile iniziativa, in linea con il rapporto Draghi, darebbe una spinta agli investimenti, permettendo ai Paesi di dirottare risorse sulle priorità nazionali. Non a caso, tra i (pochi) Paesi a sostenere la Spagna c’è stato il Governo italianorappresentato dal ministro Giancarlo Giorgetti. “Vediamo positivamente la proposta, pur nella difficoltà di proposte di questo genere nell’ambito dell’Ecofin e nell’ambito europeo”, hanno spiegato fonti del Mef. Il parere dell’Italia non è entrato nei dettagli, così come quello della Francia che si è detta anche lei prudenzialmente favorevole all’iniziativa di Cuerpo. A esprimersi a favore anche davanti ai microfoni è invece stato il Portogallo. Fermissimo, invece, il no dei Frugali. (Nomos)
Ambiente e competitività: l’evoluzione delle politiche ambientali dell’UE | EuropaFacile
Sicurezza idrica: a Bologna il summit delle Regioni | EuropaFacile
EUI Focused Policy Lab on water management | EuropaFacile
Bilancio UE 2027 pronti 200 miliardi | EuropaFacile
Vertice UE: piano per il bilancio e la competitività | EuropaFacile
Accordo UE su Omnibus IV tutele per medie imprese | EuropaFacile
Acqua ed economia circolare | EuropaFacile
Presidenza del Consiglio Ue all’Irlanda, ecco l’agenda di Dublino – Policy Maker
Green deal
Solo modesti risultati nell’efficienza energetica grazie al fondo di ripresa post-Covid — Secondo un rapporto pubblicato ieri dalla Corte dei conti dell’Ue, le misure di ristrutturazione finanziate dal Dispositivo per la ripresa e la resilienza (RRF) hanno consentito di ottenere solo modesti risparmi energetici. Gli auditor dell’Ue hanno constatato che con i loro programmi nazionali, gli Stati membri e la Commissione hanno finanziato per lo più progetti facili da realizzare, a scapito dei lavori di ristrutturazione più profondi che produrrebbero più risultati sul lungo periodo. Le ispezioni negli Stati membri hanno accertato che i criteri di selezione non servivano a stilare una graduatoria dei progetti in base al loro impatto atteso. Secondo la Corte dei conti, i 43 miliardi di euro che gli Stati membri hanno avuto a disposizione sono spesso impiegati velocemente (con sussidi per nuove finestre o pannelli solari) invece che strategicamente (con lavori di costruzione). La Corte è anche critica del modo in cui vengono verificati i risultati, più orientato ai dati quantitativi sui lavori realizzati che sui risultati effettivi per il consumo energetico. “Senza misure più mirate, un’esplicita focalizzazione sui risultati e un monitoraggio più intenso, la spesa futura potrebbe non consentire di raggiungere gli obiettivi dell’Ue in materia di clima ed energia”, avverte la Corte dei conti. (Mattinale Europeo)
Il caso dell’Italia e del “Superbonus” — Nel suo rapporto la Corte dei conti dell’Ue si sofferma in particolare sul caso dell’Italia, dove parte delle risorse del fondo post-pandemia sono andate a finanziare il cosiddetto “Superbonus.” Il programma lanciato dal governo di Giuseppe Conte nel 2021 prevedeva di finanziare al 110 per cento le ristrutturazioni energetiche attraverso dei crediti di imposta. Complessivamente il costo fiscale ha superato i 200 miliardi di euro, di cui 14 miliardi di euro finanziati dall’Ue. Secondo la relazione della Corte dei conti, l’Ue non ha tenuto conto del rapporto costi-efficacia degli interventi, scoraggiando anche misure correttive durante l’attuazione dei progetti. Il regime italiano del Superbonus “costituisce un esempio particolarmente eloquente”, spiegano gli auditor dell’Ue: “I costi per unità di energia risparmiata sono risultati essere quattro volte superiori a quanto inizialmente previsto. Inoltre, il regime copre fino al 110 per cento dei costi delle ristrutturazioni, il che significa che il sostegno pubblico può essere superiore ai costi effettivi. A giudizio della Corte, si tratta manifestamente di un uso inefficiente dei fondi dell’Ue.” Mario Draghi aveva criticato il “Superbonus”, senza poterlo abolire a causa dell’opposizione dei partiti della sua maggioranza. Una delle rare riforme introdotte da Giorgia Meloni è stata di interrompere il regime del Superbonus a causa del costo elevatissimo della misura per il bilancio dello Stato. (Mattinale Europeo)