Il nuovo “Patto per il Lavoro, il Clima e l’Economia sociale” dell’Emilia-Romagna: al centro il benessere delle persone e delle comunità

Generare nuovo sviluppo sostenibile, nuovo lavoro e nuove imprese di qualità, accompagnando l’Emilia-Romagna nella transizione ecologica e digitale, riducendo le fratture economiche, sociali, ambientali e territoriali.

In un contesto in cui i divari non sembrano arretrare, l’Emilia-Romagna delinea la sua strategia con l’obiettivo di superare il conflitto tra sviluppo e ambiente, valorizzando tutte le potenzialità e gli spazi che il cambiamento offre al territorio e alle nuove generazioni. Una sfida che la Regione affronta investendo in maniera decisa anche nell’economia sociale per mettere sempre più al centro le persone, i territori e le comunità.

Il nuovo Patto per il Lavoro, il Clima e l’Economia sociale è stato presentato martedì 28 luglio a tutti i firmatari (tra di essi anche Confservizi ER ndr) dal presidente della Regione, Michele de Pascale, e dal vicepresidente, Vincenzo Colla, in viale Aldo Moro a Bologna, in attesa della firma ufficiale prevista a settembre, conclusi i percorsi interni alle organizzazioni firmatarie.

Il nuovo Patto conferma le priorità e gli obiettivi strategici dei documenti precedenti, aggiornandoli alla luce del contesto attuale. Se nel 2015 il primo Patto per il lavoro era stato sottoscritto all’indomani di una lunga crisi economica internazionale che assegnava priorità assoluta al lavoro, nel 2020 il Patto sottoscritto in piena pandemia dava priorità a lavoro e clima, cioè allo sviluppo sostenibile. Ora nel 2026 il Patto aggiorna il progetto di futuro dell’Emilia-Romagna guardando anche all’economia sociale.

“Viviamo in una fase storica segnata da una complessità sempre crescente, in cui le trasformazioni economiche, ecologiche e sociali viaggiano a una velocità mai vista prima– affermano il presidente de Pascale e il vicepresidente Colla-. L’Emilia-Romagna non intende subire questi cambiamenti, ma governarli con coraggio, visione strategica e intelligenza collettiva, facendo sintesi per il bene comune. Le sfide che abbiamo di fronte – dalle conseguenze sempre più evidenti della crisi climatica all’instabilità geopolitica, dall’impatto dell’inflazione sulle famiglie alla necessità di difendere la sanità pubblica e i salari – superano i confini regionali, ma richiedono risposte territoriali immediate e concrete. Con l’integrazione dell’Economia sociale nel nuovo Patto, vogliamo dimostrare, insieme a tutti i firmatari, che sviluppo economico, tutela dell’ambiente e coesione sociale possono convivere e convergere. La vera competitività si costruisce insieme mettendo al centro la comunità, riducendo i divari tra centri e periferie, sostenendo il lavoro di qualità e offrendo protagonismo e prospettive reali alle nuove generazioni. Questa strategia è l’esito di un percorso condiviso e ambizioso: insieme a tutte le forze sociali ed economiche del territorio, lavoriamo per confermare l’Emilia-Romagna come punto di riferimento internazionale per innovazione, sostenibilità e coesione sociale. Una Regione globale, orientata a sviluppare sempre nuove relazioni di alta qualità e a continuare ad attrarre investimenti, talenti e competenze”.

L’obiettivo rimane dunque quello di generare sviluppo sostenibile, lavoro e imprese di qualità, accompagnare la transizione ecologica e contrastare le disuguaglianze economiche, sociali, di genere, generazionali e territoriali, attraverso un attento lavoro di ricucitura tra centri e periferie, tra territori di pianura e montagna, tra persone, generi e generazioni quale precondizione per lo sviluppo e la coesione dell’Emilia-Romagna, investendo in un’economia che mette al centro la comunità.

Dopo un lungo e proficuo confronto con le rappresentanze istituzionali, economiche e sociali, il nuovo Patto aggiorna il progetto di futuro dell’Emilia-Romagna a quanto è accaduto e sta accadendo a livello locale e globale. In particolare, la necessità divenuta improrogabile di tutelare la sanità pubblica come garanzia democratica di tutela della salute, diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività. Le conseguenze sempre più estreme della crisi climatica comportano l’urgenza di investire nella sicurezza del territorio, che ha messo in evidenza tutte le sue fragilità. L’instabilità economica e occupazionale, derivante dai conflitti in corso e dalle trasformazioni dello scenario internazionale, aggravata dai dazi e dal rapido aumento dei costi dell’energia, che richiede un impegno comune per la competitività delle filiere produttive territoriali. L’inflazione che ha impoverito una parte del ceto medio, mettendo troppe persone in difficoltà nell’accesso ai beni primari, in primis la casa.  La demografia, che in Emilia- Romagna registra una dinamica positiva solo grazie alla capacità attrattiva del territorio che bilancia ormai da diversi anni un saldo naturale strutturalmente negativo. Sfide complesse che hanno reso necessario definire un nuovo Patto che guardi all’intera società regionale per comprenderne i nuovi bisogni, interpretarne le aspettative e soddisfarne le ambizioni.

Gli obiettivi strategici del nuovo Patto

Crescere

Il Patto promuove lo sviluppo di cittadine cittadini liberi e consapevoli, capaci di governare l’evoluzione sociale ed economica. Il diritto all’istruzione universale e inclusiva è  ritenuto pilastro essenziale di democrazia e giustizia sociale, e le priorità strategiche includono il contrasto alla dispersione scolastica e al fenomeno dei Neet, aumentando le persone con un titolo di studio terziario, come la laurea e i diplomi degli Istituti tecnici superiori di alta formazione o specializzazione tecnica, allineandosi ai target europei. Ruolo prioritario riservato a ricerca e innovazione, con un obiettivo di spesa al 3% del Pil entro il 2030, e alla cultura, ambiti che trainano la coesione territoriale.

E poi il contrasto al calo demografico da attuare tramite investimenti su natalità e genitorialità e giovani generazioni, oltre che su politiche migratorie attive e attrazione, trattenimento e valorizzazione di studentesse, studenti, laureati, ricercatori e lavoratori.

Stare bene insieme

Il documento persegue l’equità e la coesione contrastando ogni forma di disuguaglianza, garantendo parità di accesso ai beni pubblici.
La priorità assoluta è il rilancio del Servizio sanitario regionale e il potenziamento del welfare per la non autosufficienza.
Aggredendo subito l’emergenza abitativa attraverso una sinergia pubblico-privato volta a dimezzare le richieste di case a canone calmierato.

Il diritto al lavoro è riconosciuto come il fattore decisivo nel promuovere l’autonomia e l’inclusione delle persone nella società e nel determinare il benessere e la coesione della comunità. Nel Patto è stata condivisa la necessità di mettere a punto una strategia per combattere la povertà retributiva e riconoscere a tutte e tutti, a partire dalle nuove generazioni, il valore del proprio lavoro. Confermato il massimo impegno per salvaguardare i posti di lavoro e sostenere l’applicazione dei contratti collettivi di lavoro nazionali firmati dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, anche prevedendo l’istituzione di tavoli regionali permanenti di settore e/o filiera e/o distretto e tavoli provinciali di salvaguardia per le attività e i territori particolarmente esposti. 

Anche la sicurezza sul lavoro è un diritto inalienabile: l’impegno è dare piena attuazione all’Accordo per la “Tutela della salute e sicurezza sul lavoro” del 2022 e rafforzare le attività di prevenzione e controllo, anche attraverso l’incremento degli stanziamenti destinate ai servizi delle Ausl.

Contrastare le diseguaglianze significa anche garantire pieno sostegno ai percorsi di inclusione sociale delle cittadine e dei cittadini stranieri, in particolare delle persone e dei minori in condizioni vulnerabili, garantendo loro buona accoglienza, concreta integrazione e piena partecipazione alla vita democratica, civile e produttiva. E significa anche impegnarsi per garantire a tutte e tutti, ovunque, gli stessi diritti e le stesse opportunità. Per questo il Patto si impegna a valorizzare l’enorme potenziale della montagna, delle aree interne e periferiche.

Generare lavoro e sviluppo di qualità

Una regione aperta e dinamica che, nella nuova globalizzazione, sostiene le vocazioni territoriali, investe in sostenibilità, competenze e innovazione, incorpora nuovo valore nella manifattura, nei servizi e nelle attività professionali, genera nuove imprese e nuovo lavoro, attrae imprese e talenti e professionalità.

La principale priorità è dunque presidiare il ruolo dell’Emilia-Romagna quale grande regione manifatturiera e intercettare le nuove traiettorie di crescita, sostenendo l’internazionalizzazione delle imprese, favorendo la diversificazione dei mercati e il presidio delle filiere critiche, insieme alla loro decarbonizzazione e alla riduzione delle dipendenze strategiche come strumenti di competitività. Per rilanciare politiche industriali e sostenere l’innovazione e la competitività dei distretti e delle filiere strategiche è prevista l’approvazione di una “Strategia regionale per le politiche industriali e la giusta transizione”.

Accanto alla manifattura, il Patto riconosce il ruolo chiave delle filiere agricole e agroalimentari, puntando su un’agricoltura sostenibile e innovativa, che sia rispettosa delle tradizioni locali ma orientata al futuro, sostenendo la qualità e la distintività dei prodotti e dei processi, insieme a una buona occupazione.

Ruolo altrettanto strategico è affidato allo sviluppo del turismo, investendo su sostenibilità dell’offerta, innovazione delle imprese, qualità del lavoro, diversificando le proposte per incrociare pubblici diversi ed estendendo l’attrattività a tutte le aree del territorio regionale. Il Patto riserva, inoltre, attenzione alla logistica con l’istituzione di un tavolo permanente sulla logistica sostenibile, allo sviluppo delle professioni e del lavoro autonomo e, più in generale, del settore terziario, sempre più strategico per supportare investimenti e processi di innovazione delle filiere produttive, della pubblica amministrazione e delle città.

Essere sostenibili

Accelerare la transizione ecologica per raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050 e produrre entro il 2035 energia da fonte rinnovabile pari al 100% dei consumi elettrici, coniugando produttività, equità e sostenibilità.

La lotta al cambiamento climatico, sfida globale straordinariamente complessa ma ineludibile, impone di costruire un nuovo modello di sviluppo sostenibile dal punto di vista ambientale, economico e sociale. Tale sfida vede nella neutralità carbonica al 2050 e nella produzione entro il 2035 di energia da fonte rinnovabile pari al 100% dei consumi elettrici due obiettivi prioritari del Patto, imponendo all’Emilia-Romagna di mettersi alla guida della transizione, facendone il motore di un nuovo e diverso sviluppo. Indispensabile imprimere un’ulteriore accelerazione agli interventi di mitigazione e di adattamento, adottando un approccio unitario nell’impiego di strumenti, fondi e incentivi. Vanno in questa direzione sia la riorganizzazione dell’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la protezione civile, sia il raddoppio delle risorse regionali dedicate al contrasto al dissesto e alla realizzazione di un programma di forte manutenzione di tutti i corsi d’acqua, confermando che la messa in sicurezza del territorio è una priorità strutturale e continuativa, sostenuta da una programmazione pluriennale certa e coordinata. Un’attenzione specifica va garantita all’Appennino, anzitutto attraverso il contrasto del fenomeno dell’abbandono e dello spopolamento. Le aree interne sono preziose e vanno difese e rilanciate con uno sforzo straordinario.

Non meno sfidante è l’obiettivo di rigenerare le città, curando le periferie, investendo in mobilità sostenibile, creando nuovi spazi pubblici e nuove infrastrutture verdi e blu, adeguando le infrastrutture di rete per renderle più resilienti agli eventi estremi.Gli obiettivi di rigenerazione e di recupero del patrimonio esistente, nonché quelli di risparmio di suolo, sono dettati dalla legge regionale 24/2017. A ormai otto anni dalla sua attuazione, è necessario un monitoraggio e una verifica per individuare elementi di miglioramento volti a rafforzare il contrasto al consumo di suolo. A tal fine sarà istituito un tavolo dedicato che coinvolga i firmatari del Patto in una discussione preventiva rispetto alle decisioni da assumere.

La crisi energetica ha imposto e imporrà sempre più una diversificazione degli approvvigionamenti, un investimento sull’autonomia, l’autoproduzione e l’autoconsumo, un forte orientamento alla sostenibilità e alla progressiva decarbonizzazione. Per un sistema territoriale profondamente manifatturiero come quello dell’Emilia-Romagna, la capacità di accelerare lungo queste direttrici, già resa improrogabile dalla necessità di contrastare i cambiamenti climatici e migliorare la salute pubblica, è divenuta precondizione rispetto alla possibilità di generare nuovo sviluppo. Pertanto, partendo dai 9 TWh prodotti nel 2024, l’obiettivo al 2035 è quadruplicare la quota di energia generata da fonti rinnovabili fino a coprire il 100% dei consumi elettrici arrivando a 41 TWh di produzione elettrica.

Prioritario è accompagnare la transizione delle imprese di ogni dimensione, incentivandone gli investimenti verso le energie rinnovabili e verso processi e prodotti a minor impatto ambientale. Un ruolo di primo piano è svolto in questo ambito dall’agricoltura, ottimizzando l’utilizzo dei nutrienti, riducendo gli apporti chimici e minimizzando dispersioni ed emissioni, proseguendo e rafforzando le politiche già avviate. Per questo è necessario promuovere investimenti volti all’adozione di sistemi irrigui di precisione, all’efficientamento delle reti irrigue, all’applicazione di soluzioni a impatto ambientale basso o positivo. È altrettanto fondamentale promuovere l’approccio agroecologico, supportando il ruolo dei distretti biologici.

Il Patto impegna il sistema territoriale nella transizione da un modello economico lineare a uno circolare. Negli ultimi dieci anni, si è registrato un incremento di oltre il 20% nella raccolta differenziata, che ha raggiunto l’80%. L’Emilia-Romagna intende ora puntare alla qualità delle frazioni raccolte, iniziando il monitoraggio puntuale delle quantità di materia avviate a riciclaggio in ciascun bacino di affidamento, promuovendo una cultura del “pensiero circolare” e investendo nel potenziamento delle filiere di riciclo e riutilizzo.

La crisi climatica impone una sempre maggiore attenzione alla qualità dell‘acqua e dell’aria. È pertanto decisivo portare avanti, sulla base del documento strategico approvato nello scorso mandato, il nuovo Piano di tutela delle acque. Sul fronte qualità dell’aria, l’impegno collettivo deve essere congiunto a quello del Governo chiamato a sostenere attivamente politiche regionali trasformative per l’agricoltura, le imprese, le abitazioni e la mobilità.

La mobilità è un diritto, garantirla in modo sostenibile è un dovere. In coerenza con gli obiettivi di riduzione delle emissioni climalteranti e di miglioramento della qualità dell’aria sarà condiviso l’iter di approvazione del nuovo Piano regionale integrato dei trasporti (Prit).

Il Patto richiama anche l’impegno della Regione nell’evoluzione del sistema del Trasporto pubblico locale e il modello dell’azienda unica regionale, capace di realizzare economie di scala, efficienza, integrazione territoriale e massa critica negli investimenti.

Fonte: Regione Emilia – Romagna