DL Compostabilità imballaggi: iniziato l’esame in Commissione

DDL CARBON CAPTURE

La Commissione Ambiente ed energia del Senato ha proseguito il 15 settembre l’esame del disegno di legge recante Delega al Governo per la definizione di un quadro legislativo di riferimento per la filiera carbon capture, utilization and storage (CCUS), nonché disposizioni per la disciplina dello sviluppo dell’idrogeno, dell’assetto regolatorio del settore e delle relative infrastrutture di rete, e del sistema di governo per l’adempimento agli obblighi di riduzione delle emissioni di metano nel settore dell’energia (AS.1836) (collegato alla manovra di finanza pubblica).  Nel corso della seduta è stata presentata una riformulazione del testo.

Il Disegno di legge AS 1836, collegato alla manovra di finanza pubblica e presentato dal Governo nel marzo 2026, mira a definire un quadro normativo organico per tre ambiti considerati strategici per la transizione energetica italiana: la filiera della carbon capture, utilization and storage (CCUS), lo sviluppo del mercato dell’idrogeno e l’attuazione degli obblighi europei per la riduzione delle emissioni di metano nel settore energetico.

Il provvedimento si articola in tre pilastri principali.

Sul fronte della CCUS, il disegno di legge conferisce al Governo una delega per definire una disciplina completa delle attività di cattura, trasporto, utilizzo e stoccaggio geologico della CO₂. L’obiettivo è superare l’attuale frammentazione normativa e favorire lo sviluppo di una filiera ritenuta essenziale per la decarbonizzazione dei settori industriali cosiddetti “hard-to-abate”, come cemento, acciaio, chimica, raffinazione e termoelettrico. Tra i criteri della delega figurano il coordinamento dei procedimenti autorizzativi, la regolazione dell’accesso alle infrastrutture e la definizione delle responsabilità lungo l’intera catena del valore della CO₂.

Per quanto riguarda l’idrogeno, il testo introduce disposizioni volte a costruire un assetto regolatorio dedicato, definendo il ruolo delle infrastrutture di rete, i principi per l’accesso al mercato e le competenze delle autorità coinvolte. L’intento è favorire lo sviluppo di una filiera nazionale integrata e coerente con gli obiettivi previsti dal Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) e dalla normativa europea.

Il terzo ambito concerne l’attuazione del Regolamento (UE) 2024/1787 sulla riduzione delle emissioni di metano nel settore dell’energia. Il DDL individua le autorità competenti, definisce i meccanismi di coordinamento tra amministrazioni e introduce il sistema sanzionatorio necessario per garantire il rispetto degli obblighi previsti dalla disciplina europea.

Lo stato dell’iter parlamentare

Ad oggi, il disegno di legge è all’esame del Senato della Repubblica. Assegnato in sede referente alla 8ª Commissione permanente (Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica) il 22 aprile 2026, il provvedimento risulta tuttora in fase di esame in Commissione. I relatori sono i senatori Claudio Fazzone e Simona Petrucci.

Per il sistema delle utilities e dei servizi pubblici locali, il DDL rappresenta un passaggio di particolare interesse poiché pone le basi normative per lo sviluppo di nuove infrastrutture energetiche e ambientali, chiamate a svolgere un ruolo significativo nei percorsi di decarbonizzazione dell’industria e dei servizi essenziali.


ATTI UE INFRASTRUTTURE ENERGIA

Sono stati trasmessi alla Commissione Politiche dell’UE del Senato i dati dal Governo e dalla Commissione europea alla risoluzione della Commissione Doc. XVIII-bis, n. 39, del 24 giugno 2026, relativa alla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sugli orientamenti per le infrastrutture energetiche transeuropee, che modifica i regolamenti (UE) 2019/942, (UE) 2019/943 e (UE) 2024/1789 e abroga il regolamento (UE) 2022/869 (COM (2025) 1006 final).  

Con la risoluzione Doc. XVIII-bis n. 39, approvata il 24 giugno 2026, la 4ª Commissione permanente (Politiche dell’Unione europea) del Senato della Repubblica ha esaminato la proposta di regolamento europeo COM (2025) 1006 final, che aggiorna il quadro normativo delle reti energetiche transeuropee (TEN-E).

La Commissione riconosce gli obiettivi positivi della proposta, finalizzati a rafforzare l’integrazione del mercato energetico europeo, accelerare la realizzazione delle infrastrutture strategiche, migliorare la resilienza delle reti e sostenere la transizione energetica e la sicurezza degli approvvigionamenti dell’Unione.

Sul piano istituzionale, il Senato ritiene che la proposta sia conforme al principio di sussidiarietà, poiché lo sviluppo e il coordinamento delle infrastrutture energetiche transfrontaliere richiedono un intervento a livello europeo e non possono essere efficacemente perseguiti dai singoli Stati membri.

La Commissione esprime tuttavia alcune riserve sotto il profilo della proporzionalità. In particolare:

  • critica il maggiore ruolo attribuito alla Commissione europea e all’ACER nella definizione degli scenari energetici e nella pianificazione delle reti, ritenendo che le esigenze nazionali debbano continuare a svolgere un ruolo centrale nelle scelte infrastrutturali;
  • giudica eccessivamente rigidi i nuovi criteri per la ripartizione transfrontaliera dei costi delle infrastrutture energetiche, che potrebbero limitare la flessibilità decisionale delle autorità nazionali di regolazione;
  • esprime perplessità sull’obbligo di destinare il 25% delle rendite da congestione al finanziamento di progetti inseriti nelle liste europee, anche quando localizzati in altri Paesi, poiché ciò potrebbe ridurre le risorse disponibili per gli investimenti necessari ai sistemi energetici nazionali.

Nel complesso, la risoluzione sostiene l’obiettivo di una maggiore integrazione energetica europea, ma invita a preservare adeguati margini di autonomia degli Stati membri nella pianificazione delle reti e nell’allocazione degli investimenti infrastrutturali. La risoluzione costituisce inoltre un atto di indirizzo al Governo italiano nell’ambito del negoziato europeo sul regolamento.


DDL DELEGA NUCLEARE

Il voto dell’Aula del Senato sul disegno di legge-delega sul nucleare slitta a martedì prossimo, 22 settembre. Questo quanto emerge al termine della Capigruppo di Palazzo Madama. 

Per quel che riguarda il voto finale sul disegno di legge-delega per il ritorno in Italia alla produzione di energia da fonte nucleare “oggi facciamo gli emendamenti e la discussione generale e il voto finale lo facciamo la settimana prossima”, dettaglia il Presidente del Senato Ignazio La Russa a margine della Capigruppo. Dunque possiamo dire martedì? “Sì- risponde La Russa- il primo giorno, facciamo prima i decreti”, quelli cosiddetti Imballaggi e Carburanti, “e poi il nucleare”, precisa.

Sempre a proposito del disegno di legge-delega sul nucleare “i gruppi di opposizione mi hanno chiesto di completarla martedì e io ho accettato”, prosegue il Presidente del Senato Ignazio La Russa. “Non c’è problema. O adesso o martedì non cambia molto” e “visto che ci troviamo la settimana prossima per i decreti, non c’era motivo di non accogliere la richiesta di votarla martedì”, aggiunge La Russa. L’esame finale del disegno di legge-delega sul nucleare dunque slitta alla prossima settimana “ma solo per ragioni organizzative”, spiega il capogruppo Pd Francesco Boccia, sempre a margine della Capigruppo, “non dovevamo votarlo questa settimana. Io oggi non ho i componenti della commissione di merito, lo faremo la settimana prossima”. Quindi “oggi discussione generale” e il voto “la settimana prossima”, conferma sempre Boccia. “L’abbiamo chiesto noi, ma per ragioni organizzative, perché non era previsto in calendario e lo faremo la settimana prossima, non c’è nessun problema”, aggiunge il capogruppo Pd. (Agenzia Dire).


D.LGS EMISSIONI INDUSTRIALI E DISCARICHE

Alcune Commissioni di Camera e Senato hanno esaminato il 16 settembre, in sede consultiva, lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2024/1785 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 aprile 2024, che modifica la direttiva 2010/75/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, relativa alle emissioni industriali (prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento), e la direttiva 1999/31/CE del Consiglio, relativa alle discariche dei rifiuti (Atto n. 420).  

Lo Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2024/1785 (Atto del Governo n. 420) recepisce nell’ordinamento italiano la nuova disciplina europea sulle emissioni industriali (IED 2.0), modificando in modo significativo il D.Lgs. 152/2006 (Testo Unico Ambientale) e aggiornando le regole applicabili agli impianti industriali e alle discariche di rifiuti.

L’intervento si inserisce nel quadro della strategia europea per l’obiettivo “inquinamento zero” e punta a rafforzare la prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento, promuovendo al tempo stesso l’efficienza energetica, l’economia circolare e l’utilizzo più sostenibile delle risorse.

Tra le principali novità previste dal decreto:

  • l’aggiornamento della disciplina delle Autorizzazioni Integrate Ambientali (AIA), con procedure maggiormente orientate alle prestazioni ambientali degli impianti;
  • il rafforzamento del ruolo delle migliori tecniche disponibili (BAT) e dei relativi parametri di prestazione ambientale, con un’attenzione crescente non solo alle emissioni ma anche all’efficienza nell’uso di energia, acqua e materie prime;
  • l’estensione del campo di applicazione della normativa a nuove attività produttive e ad alcuni comparti finora non pienamente ricompresi nella disciplina europea;
  • il rafforzamento degli obblighi di monitoraggio, trasparenza e comunicazione delle performance ambientali degli impianti;
  • l’aggiornamento delle disposizioni relative alle discariche di rifiuti, con l’obiettivo di ridurne ulteriormente l’impatto ambientale e climatico.

Per i gestori dei servizi pubblici locali e delle infrastrutture ambientali, il provvedimento assume particolare rilievo perché introduce nuovi requisiti autorizzativi e gestionali destinati a incidere sugli impianti di trattamento rifiuti, sulle discariche e, più in generale, sulle installazioni soggette ad AIA.

Lo stato dell’iter parlamentare

L’Atto del Governo n. 420 è stato trasmesso alle Camere il 30 giugno 2026 per l’acquisizione dei pareri parlamentari previsti dalla legge di delegazione europea. L’esame è stato assegnato alle Commissioni VIII Ambiente e V Bilancio della Camera, con il coinvolgimento della XIV Commissione Politiche dell’Unione europea per i profili di compatibilità con la normativa europea.

La Commissione Bilancio della Camera ha già espresso parere favorevole il 16 settembre 2026, mentre proseguono le valutazioni nelle altre Commissioni competenti. Dopo la conclusione della fase consultiva parlamentare, il testo tornerà al Governo per l’adozione definitiva del decreto legislativo.

Si tratta di un provvedimento destinato ad avere un impatto rilevante sul sistema produttivo e sul settore ambientale italiano, poiché recepisce una delle principali riforme europee in materia di controllo delle emissioni industriali e gestione sostenibile delle attività a maggiore impatto ambientale.


DL COMPOSTABILITA’ IMBALLAGGI

La Commissione Ambiente ed Energia del Senato ha iniziato ieri l’esame del ddl di conversione in legge del decreto-legge 7 agosto 2026, n. 143, recante disposizioni urgenti in materia di obbligo di compostabilità di determinate tipologie di imballaggi (AS. 2020) (scade il 6 ottobre).  

Il provvedimento si inserisce nel quadro delle politiche europee e nazionali per la riduzione dell’impatto ambientale degli imballaggi e per lo sviluppo dell’economia circolare.

L’obiettivo principale del decreto è introdurre, per specifiche categorie di imballaggi individuate dal legislatore, l’obbligo di utilizzo di materiali compostabili, allo scopo di favorire una gestione più sostenibile dei rifiuti organici e migliorare l’efficacia delle raccolte differenziate. La misura interessa direttamente la filiera degli imballaggi, i produttori, i distributori e i gestori dei servizi ambientali coinvolti nella raccolta e nel trattamento della frazione organica.

Il provvedimento ha suscitato un ampio confronto tra i diversi soggetti della filiera, come dimostrano le audizioni svolte presso la 8ª Commissione Ambiente del Senato, alle quali hanno partecipato associazioni dei produttori, consorzi di filiera, gestori dei servizi pubblici e organizzazioni ambientaliste, tra cui Utilitalia, Assobioplastiche, Biorepack, Corepla, Comieco, Consorzio Italiano Compostatori e Legambiente.

Nel corso dell’audizione di Utilitalia è stata sottolineata la necessità di valutare con attenzione gli effetti della nuova disciplina sulla raccolta differenziata dell’organico e sulla qualità dei materiali conferiti agli impianti, accompagnandone l’introduzione con una campagna nazionale di comunicazione sul corretto conferimento.

Al centro del confronto anche la crisi che sta attraversando la filiera del riciclo delle plastiche, le cui conseguenze interessano l’intero sistema, dalla raccolta e selezione dei materiali fino alla loro effettiva trasformazione in materie prime seconde. Per far fronte a queste criticità, Utilitalia ha proposto interventi urgenti per garantire la continuità del servizio pubblico, preservare l’operatività degli impianti e rafforzare il ruolo dei sistemi EPR.

Per il settore dei servizi pubblici locali e della gestione dei rifiuti, il provvedimento è particolarmente rilevante perché potrebbe incidere sui modelli di raccolta della frazione organica, sugli impianti di trattamento e sulle strategie di prevenzione e riciclo degli imballaggi, rafforzando il ruolo delle soluzioni compostabili all’interno dell’economia circolare.

Sull’argomento leggi anche

Imballaggi compostabili, proposte emendamenti Anci al ddl di conversione del decreto-legge 143/2026

Gli emendamenti puntano ad affrontare la grave crisi della filiera del riciclo delle plastiche post consumo e a tutelare i Comuni dalle conseguenze di criticità non a loro imputabili. 


D.LGS QUALITA’ DELL’ARIA

La Commissione Ambiente ed energia del Senato ha iniziato il 9 settembre l’esame, in sede consultiva, dello schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2024/2881 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2024, relativa alla qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa (n. 435). 

Lo Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2024/2881 (Atto del Governo n. 435) recepisce nell’ordinamento italiano la nuova disciplina europea sulla qualità dell’aria ambiente, che sostituisce e aggiorna il precedente quadro normativo europeo alla luce delle più recenti evidenze scientifiche e degli obiettivi del Green Deal europeo.

La direttiva punta ad allineare progressivamente gli standard europei alle raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), con l’obiettivo di ridurre significativamente gli impatti dell’inquinamento atmosferico sulla salute umana e sugli ecosistemi entro il 2030 e di conseguire, entro il 2050, livelli di qualità dell’aria non più dannosi per la salute e l’ambiente.

Il decreto di recepimento introduce un sistema più avanzato di valutazione e gestione della qualità dell’aria, attraverso:

  • l’aggiornamento dei valori e dei parametri di riferimento per gli inquinanti atmosferici;
  • il rafforzamento delle attività di monitoraggio, modellizzazione e valutazione della qualità dell’aria;
  • una maggiore integrazione tra Stato, Regioni e Province autonome nella predisposizione e nell’attuazione dei piani di risanamento della qualità dell’aria;
  • il potenziamento degli obblighi di informazione e comunicazione al pubblico, con una più ampia disponibilità dei dati ambientali in tempo reale;
  • l’introduzione di specifici strumenti di tutela dei cittadini, compresa una disciplina relativa al risarcimento dei danni alla salute derivanti da violazioni degli obblighi sulla qualità dell’aria.

Particolare rilievo assume inoltre il rafforzamento del ruolo delle amministrazioni pubbliche nel coordinamento delle misure necessarie a ridurre le concentrazioni degli inquinanti nelle aree che presentano criticità croniche, tema particolarmente rilevante per diverse aree urbane e per il bacino padano.

Il  termine per l’espressione dei pareri è fissato al 19 settembre 2026. Non è quindi ancora conclusa la fase consultiva parlamentare preliminare all’adozione definitiva del decreto legislativo da parte del Governo.

Per il settore dei servizi pubblici locali, dell’ambiente e dell’energia, il recepimento della direttiva rappresenta un passaggio di particolare importanza poiché rafforza gli strumenti di pianificazione e monitoraggio della qualità dell’aria e richiederà un maggior coordinamento tra amministrazioni, gestori dei servizi e soggetti responsabili delle principali fonti emissive.

SALUTE. REALI (ISDE): DIRETTIVA UE INQUINAMENTO, 2030 NON SIA PUNTO ARRIVO

PRESENTATO AL SENATO DOCUMENTO CON PROPOSTE MODIFICA AL DECRETO (DIRE) Roma, 16 set. – Rafforzare il recepimento della nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria mettendo al centro la salute, l’esposizione reale della popolazione e la tutela delle persone più vulnerabili. È quanto ha chiesto Isde Italia – Associazione Medici per l’Ambiente nell’ambito dell’esame dell’Atto del Governo n. 435, lo schema di decreto legislativo che attua in Italia la direttiva (UE) 2024/2881 sulla qualità dell’aria ambiente. Nel suo intervento, Laura Reali, medico pediatra e componente della Giunta nazionale Isde, ha sottolineato come il recepimento della direttiva non rappresenti soltanto un adempimento ambientale, ma debba essere considerato un vero e proprio intervento di prevenzione primaria. A confermare l’urgenza di rafforzare le politiche per l’aria sono anche i risultati del progetto nazionale Isde ‘Cambiamo Aria’, che dal gennaio 2025 monitora la qualità dell’aria nelle principali città italiane. Il monitoraggio mostra come valori critici e livelli di esposizione rilevanti non riguardino soltanto la Pianura Padana, ma interessino numerosi contesti urbani del Paese. “Gli effetti dell’inquinamento atmosferico non sono soltanto respiratori e cardiovascolari” ha ricordato Reali. “L’inquinamento può interferire anche con lo sviluppo complessivo e neurologico del bambino. La vulnerabilità inizia già nella vita fetale, attraverso l’esposizione materna, e prosegue nell’infanzia e nell’adolescenza”

– MISURARE L’ESPOSIZIONE REALE DELLA POPOLAZIONE – Tra le priorità indicate da Isde vi è innanzitutto la necessità di superare una valutazione basata esclusivamente sul rispetto o sul superamento dei valori registrati dalle centraline. “Non basta sapere se una centralina supera un limite: occorre conoscere quante persone respirano aria nociva, per quanto tempo e come varia la loro esposizione”, ha affermato Reali. Per questo Isde chiede che gli indicatori di esposizione media (IEM) al PM2,5 e al biossido di azoto siano pubblici, comprensibili e confrontabili nel tempo e che le unità territoriali utilizzate per valutarli siano in grado di rappresentare anche le situazioni locali più critiche. Medie calcolate su territori troppo ampi, infatti, rischiano di nascondere condizioni molto differenti, in particolare negli agglomerati urbani e nelle aree industriali o portuali. AMBIENTE E SANITÀ DEVONO ESSERE INTEGRATI Un altro punto centrale riguarda il rapporto tra politiche ambientali e politiche sanitarie. Secondo Isde, riporta la nota, i piani per la qualità dell’aria dovrebbero contenere una specifica sezione dedicata agli effetti sanitari dell’inquinamento e ai benefici attesi dalle misure di risanamento, con il coinvolgimento delle strutture competenti del Servizio sanitario nazionale.

Particolare attenzione- continua la nota- deve inoltre essere riservata alle persone maggiormente vulnerabili e ai luoghi che frequentano: scuole, servizi per l’infanzia, ospedali e strutture sanitarie e sociosanitarie, oltre ai quartieri caratterizzati dai maggiori livelli di esposizione. “L’inquinamento atmosferico è anche un fattore di disuguaglianza- ha sottolineato Reali- perché colpisce soprattutto chi vive, studia o lavora nelle aree più inquinate e ha minori possibilità di proteggersi”. Un contributo con proposte puntuali di modifica al decreto Accanto all’intervento di Isde è stato presentato un documento tecnico di proposte di modifica all’A.G. 435, elaborato come contributo in collaborazione con Kyoto Club, Transport & Environment, Clean Cities, Cittadini per l’Aria e Torino Respira. Il documento propone di rafforzare numerosi aspetti del decreto, a partire dalle tabelle di marcia per la qualità dell’aria, che dovrebbero diventare veri strumenti preventivi e verificabili, indicando per ogni intervento responsabili, risorse, tempi, risultati attesi e obiettivi intermedi, con una verifica almeno annuale dello stato di attuazione. Tra le altre proposte figurano una maggiore trasparenza degli indicatori di esposizione media; la possibilità di individuare unità territoriali sub-regionali quando la media regionale non rappresenta adeguatamente le situazioni più critiche; la misurazione contestuale di PM2,5 e NO2 nelle stazioni utilizzate per gli Iem; una disciplina più rigorosa delle eventuali proroghe; l’inserimento della dimensione sanitaria nei piani di qualità dell’aria; maggiori garanzie per le popolazioni vulnerabili e risorse adeguate per reti di monitoraggio, modellistica e valutazione dell’esposizione.(

Il contributo chiede inoltre di rendere più stretto il collegamento tra qualità dell’aria e politiche della mobilità, prevedendo che Pums e altri strumenti di pianificazione, nelle aree interessate da superamenti o dal rischio di superamento, indichino il contributo atteso delle misure alla riduzione delle emissioni, delle concentrazioni di PM2,5 e NO2 e dell’esposizione della popolazione. “I LIMITI DEL 2030 NON POSSONO ESSERE IL PUNTO DI ARRIVO” Isde ricorda infine che i nuovi valori limite europei da conseguire entro il 2030 rappresentano un importante avanzamento, ma non coincidono ancora con i livelli raccomandati dalle Linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità. “Il 2030 deve essere una tappa, non il punto di arrivo” ha affermato Laura Reali. Il decreto deve orientare progressivamente le politiche nazionali e territoriali verso i valori dell’Oms”. La domanda sulla quale, secondo Isde, dovrebbe essere misurata l’efficacia delle nuove politiche resta quindi molto concreta: “Quante persone respirano aria inquinata, quanto sono esposte e quanto stiamo realmente riducendo questa esposizione?” “L’obiettivo finale- ha concluso Reali- non è soltanto migliorare i dati ambientali, ma ridurre il numero di persone, e soprattutto di bambini, che si ammalano a causa dell’aria che respirano”.


DALLA CONFERENZA DELLE REGIONI

Fondi FSC, le Regioni chiedono correttivi urgenti al Governo

Che i tempi dei trasferimenti tornino finalmente a coincidere con quelli dei cantieri. È questo l’auspicio sotteso al documento che le Regioni hanno inviato ai Ministri Foti e Giorgetti, segnalando il rischio che un cambio delle regole sui flussi annuali di cassa legati alle assegnazioni del Fondo Sviluppo e Coesione (FSC) comprometta la realizzazione delle opere e penalizzi il tessuto economico dei territori.

Il problema, comune a tutte le Regioni, riguarda la coerenza tra le tempistiche dei trasferimenti di cassa, i cronoprogrammi finanziari e procedurali degli interventi e gli obiettivi di spesa già fissati negli accordi per la coesione e negli altri strumenti di programmazione del FSC. La ricognizione avviata dal Dipartimento per le politiche di coesione e per il Sud, insieme al Mef-Ragioneria generale, si inserisce nel nuovo meccanismo di pianificazione della spesa del FSC per il ciclo 2026-2039 ed è propedeutica a stabilire come i finanziamenti vengano imputati alle amministrazioni territoriali o ai singoli programmi di intervento.

Le Regioni avanzano una serie di proposte per evitare sfasamenti tra l’avanzamento dei progetti e la concreta disponibilità di cassa, e per scongiurare che l’asincronia dei flussi produca un effetto domino sul sistema delle autonomie locali, sui beneficiari finali e sull’intera filiera produttiva. (Regioni.it)


LE ALTRE NOTIZIE/RASSEGNA STAMPA WEB

La maggioranza approva la legge elettorale che ora va alla Camera

La maggioranza approva la legge elettorale al Senato senza imprevisti: 113 voti favorevoli, 71 contrari, 2 gli astenuti (gli esponenti delle Autonomie). Del resto, con il voto palese, nessuno nella coalizione di Governo nutriva timori sul buon esito della votazione. Ma non sono mancate le polemiche: lo scontro politico in Aula era atteso, con le opposizioni che un attimo prima del voto finale sollevano nell’emiciclo cartelli con su scritto “No alla legge truffa”. Il capogruppo M5S Luca Pirondini mostra un fac-simile della scheda elettorale in cui campeggia la frase “Fratelli di casta”, subito richiamato all’ordine dal presidente Ignazio La Russa (“sto facendo divulgazione”, si difende il pentastellato). La battaglia ora si sposta nuovamente a Montecitorio, dove la riforma approderà in Aula il 28 settembre, ma solo per la discussione generale. L’esame nel merito, con tempi contingentati, si svolgerà non oltre la prima quindicina di ottobre, con l’incognita della fiducia e i contrapposti timori e speranze dei due fronti per il voto finale a scrutinio segreto.

“Non vedo uno scoglio alla Camera, per cui sono ottimista che la legge passerà”, è convinta la Ministra Elisabetta Casellati, che non scioglie la riserva sulla possibile fiducia, liquidando la questione con un laconico “un passo alla volta”. Ma che qualche incognita sull’esito finale ci sia non lo nega nessuno, anche se le stesse forze di minoranza non si fanno grandi illusioni, “cadrebbe il Governo e non lo consentiranno”, è il ragionamento. Ma le parole del presidente della Commissione Affari costituzionali, di FdI, suonano quasi come un avvertimento: “Auspico che i colleghi della Camera possano confermare questa scelta, perchè siamo tutti parlamentari, sappiamo quanto sia impegnativo andare a cercare le preferenze, ma sappiamo anche quanto sia importante essere legittimati dal consenso popolare”, dice in dichiarazione di voto Andrea De Priamo.  Intanto però la maggioranza festeggia il giro di boa: “Un grosso passo avanti”, commenta Ignazio La Russa. Il Ministro Tommaso Foti osserva: “Con questa legge elettorale la democrazia è garantita”.

Per la capogruppo di FI Stefania Craxi “il punto centrale della riforma elettorale è dare agli elettori la possibilità di scegliere e, allo stesso tempo, assicurare al Paese Governi capaci di incidere, di realizzare gli impegni presi con gli elettori”. La Lega difende l’impianto della riforma: “Legge antidemocratica? Respingiamo al mittente le accuse”. Insomma, la soddisfazione nel centrodestra non manca, anche se rispetto al primo via libera incassato a metà luglio a Montecitorio non sfugge l’assenza di dichiarazioni di esultanza da parte dei vertici dell’alleanza. C’è chi parla di prudente ottimismo, chi di scaramanzia e chi, infine, rimarca che i leader sono concentrati sui problemi del Paese. Va invece all’attacco l’opposizione: “Voi non cambiate la legge elettorale per la stabilità ma perchè siete convinti che al prossimo giro rischiate seriamente di perdere”, sostiene Matteo Renzi. Per Angelo Bonelli di Avs “Meloni vara una svolta autoritaria”. Rivolgendosi alla maggioranza il capogruppo Pd Francesco Boccia mette in guardia: “Non vi salverete con una legge elettorale truffa”. (Nomos)

Il Governo pensa a ritoccare la norma sull’anticipo d’imposta dei big dell’energia – PublicPolicy

Rassegna parlamentare a cura di MF