Decreto Ambiente, al via l’iter in Commissione. I punti chiave.
In Parlamento ci si avvicina alla sessione di Bilancio. Nella notte tra il 2 e il 3 ottobre, infatti, è stato trasmesso alle Camera il Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) e la relazione sulla richiesta di scostamento di bilancio, entrambi sul tavolo del Cdm che si è riunito venerdì. In base a quanto si apprende, le audizioni nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato si svolgeranno lunedì prossimo, 12 ottobre. A partire dalle 14 verranno sentiti i rappresentanti di: Istat, Corte dei Conti, Cnel, Banca d’Italia e Ufficio parlamentare di Bilancio. Chiuderà le audizioni, alle 18, il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti.
Il Documento fa i conti con una “elevata incertezza” del quadro internazionale nel quale “permangono i principali fattori di rischio: i conflitti e le tensioni geopolitiche non si sono attenuati, i mercati energetici restano sotto pressione e il graduale rientro dei prezzi del petrolio e del gas risulta più lento del previsto”. Durante la conferenza stampa dopo il Cdm, lo stesso ministro Giancarlo Giorgetti (nella foto) ha parlato di un “contesto complesso” nel quale “fare previsioni è sempre più complicato”. Tanto che in vista della prossima legge di Bilancio “credo che l’approccio debba essere più prudente” rispetto a “tutte le cose che sono state annunciate. Chiaramente il contesto richiede un’attenzione maggiore”, ha avvertito il titolare del Mef.
Il Documento licenziato dal Cdm e ora trasmesso al Parlamento rivede al rialzo per il 2026 la crescita all’1% mentre il rapporto deficit/Pil si attesta al 2,9%. Stando alle previsioni del Dpfp, ipotizzando uno scenario con una dinamica meno favorevole per i prezzi dei beni energetici, “si registrerebbe un tasso di incremento del Pil inferiore, rispetto al quadro di base, di -0,2 punti percentuali nel 2027 e -0,1 punti nel 2028”. Si tratterebbe di 0,3 punti di Pil in meno nei prossimi due anni causato dallo shock energetico in atto. Uno schock al quale il Governo vuole far fronte attivando la Nec (clausola di salvaguardia nazionale) per le spese in energia oltre che in difesa. La richiesta di attivazione è stata trasmessa a Bruxelles lo scorso 10 settembre.
Adesso l’Esecutivo ha trasmesso al Parlamento la relazione sullo scostamento per un valore complessivo fino a circa 29 miliardi nel biennio 2028-2029. Si tratta di risorse pari allo 0,3% annuo del Pil per ciascuna delle due clausole (energia e difesa). “Rispetto alle intenzioni di qualche settimana fa abbiamo deciso di ridurre lo scostamento per quanto riguarda la Difesa”, ha sottolineato Giorgetti nella conferenza stampa dopo il Cdm di venerdì. Con l’attivazione della Nec l’indebitamento netto salirebbe al 3,4% nel 2027, per poi ridursi al 3,2% nel 2028 e al 2,3% nel 2029. Questo però non significa rimanere in procedura di infrazione per deficit eccessivo, perché “i dati del deficit del 2027 e del 2028 devono essere depurati dallo scostamento delle clausole su difesa e energia”, ha puntualizzato Giorgetti. E infatti secondo il Dpfp, escludendo l’utilizzo della Nec, l’indebitamento netto scenderebbe al 2,8% nel 2027 e al 2,6% nel 2028 (esattamente lo 0,6% in meno corrispondente alle clausole). Mentre resterebbe al 2,3% nel 2029.
Il Documento prevede un debito pubblico al 138,1% a fine 2026. Il picco verrebbe raggiunto però nel 2027 con il 138,5% “dovuto in larga parte – evidenzia il Dpfp – all’impatto di cassa dei crediti di imposta connessi ai bonus edilizi, che si prevede essere massimo quest’anno”. Poi “l’esaurirsi progressivo di questo fattore favorirà il ritorno del rapporto su un sentiero di discesa” con il debito che scenderebbe al 137,9% nel 2028 e al 136,6% nel 2029. Per quanto riguarda il 2026 “le previsioni confermano il rientro del rapporto deficit/PIL al di sotto della soglia del 3% nell’anno in corso”, si legge ancora nel Dpfp. “Nello scenario programmatico, al netto dell’impatto della clausola, il rapporto deficit/PIL si manterrebbe su un profilo decrescente, collocandosi stabilmente al di sotto del 3% lungo tutto l’orizzonte di previsione”.
Così, “ove tali andamenti fossero confermati anche nelle previsioni di primavera del 2027 della Commissione europea, si ritiene che possano sussistere le condizioni affinché il Consiglio deliberi l’abrogazione della procedura per disavanzi eccessivi nei confronti dell’Italia sulla base dei dati di consuntivo del 2026”. Inoltre, “dal confronto tra i tassi di crescita della spesa netta programmati e quelli dello scenario tendenziale corretti per l’impatto della clausola”, secondo il Documento “non emergerebbe la necessità di una correzione di bilancio per il 2027, mentre nel 2028 e nel 2029 si renderebbero disponibili spazi di bilancio per una Manovra moderatamente espansiva”. (Public Policy) GPA
Che cos’è e a cosa serve il Documento programmatico di bilancio (Dpb) – Policy Maker
Finanza pubblica, cosa c’è nel Documento 2026: le priorità di spesa per la manovra – Policy Maker
La Commissione Ambiente della Camera ha proseguito il 14 ottobre l’esame della pdl recante modifica al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, in materia di consorzi di gestione e tutela del territorio e delle acque irrigue (AC. 2708 CNEL).
I contenuti principali della proposta
La proposta di legge si compone di un unico articolo che introduce nel Testo Unico Ambientale il nuovo articolo 62-bis, con l’obiettivo di valorizzare il ruolo dei consorzi di bonifica e dei consorzi di miglioramento fondiario nelle attività di gestione, manutenzione e tutela del territorio e delle acque irrigue.
In particolare, il testo:
- attribuisce a regioni, province autonome ed enti locali la facoltà di stipulare convenzioni con i consorzi di bonifica e di miglioramento fondiario, d’intesa con la competente Autorità di bacino distrettuale e previo parere dell’ente di governo d’ambito (ATO);
- definisce tempi certi per il rilascio del parere da parte degli ATO, prevedendo che, trascorsi trenta giorni, la convenzione possa comunque essere sottoscritta;
- individua le attività che potranno essere affidate ai consorzi, tra cui interventi di manutenzione della rete idraulica, gestione dei corsi d’acqua, tutela delle risorse irrigue e opere finalizzate alla mitigazione del rischio idrogeologico;
- stabilisce che le convenzioni debbano indicare con precisione gli interventi da realizzare, le modalità di finanziamento e la ripartizione dei costi, da definire attraverso una commissione tecnica paritetica;
- esclude esplicitamente che tali accordi possano riguardare il servizio idrico integrato o generare oneri, diretti o indiretti, a carico dei gestori del servizio stesso.
L’obiettivo dichiarato dal CNEL è favorire una maggiore integrazione tra le politiche di gestione delle risorse idriche, la prevenzione del dissesto idrogeologico e la manutenzione del territorio, valorizzando le competenze e la presenza capillare dei consorzi sui territori.
La seduta della Commissione del 14 ottobre
Il provvedimento è stato nuovamente inserito nell’ordine del giorno della seduta del 14 ottobre 2026 della VIII Commissione Ambiente, come seguito dell’esame già svolto nei mesi precedenti.
Nel corso della riunione, presieduta da Mauro Rotelli, la Commissione ha proseguito l’attività legislativa sui provvedimenti all’ordine del giorno e ha calendarizzato il seguito dell’esame della proposta di legge A.C. 2708, con relatore Francesco Battistoni. La discussione si inserisce in un iter parlamentare avviato nel gennaio 2026 e accompagnato da un ciclo di audizioni che ha coinvolto, tra gli altri, ANBI, Utilitalia, ANEA, CIA, Coldiretti e Confagricoltura.
Dalla documentazione parlamentare disponibile emerge che la Commissione sta proseguendo l’esame degli emendamenti e degli aspetti applicativi della norma, con particolare attenzione al coordinamento tra le competenze dei consorzi di bonifica, delle autorità di bacino e dei soggetti che operano nel settore idrico.
La proposta continua a essere seguita con interesse dagli operatori del settore ambientale e idrico, poiché potrebbe incidere in modo significativo sull’organizzazione degli interventi di manutenzione del territorio e sulla gestione delle infrastrutture idrauliche e irrigue, temi sempre più rilevanti alla luce degli effetti dei cambiamenti climatici e della crescente necessità di rafforzare la resilienza dei territori.
La Commissione Ambiente della Camera ha iniziato il 14 ottobre l’esame del ddl di conversione in legge del decreto-legge 8 ottobre 2026, n. 177, recante disposizioni urgenti per il rafforzamento delle istruttorie ambientali, la gestione dei problemi climatici, l’economia circolare e le bonifiche (AC.3133) (scade il 7 dicembre). Previsto un ciclo di audizioni.
Rafforzamento delle istruttorie ambientali
Uno dei principali obiettivi del decreto è accelerare e rafforzare le procedure autorizzative e valutative in materia ambientale. Le disposizioni intervengono sulle attività di valutazione ambientale e autorizzazione integrata ambientale (AIA), ampliando e potenziando le strutture tecniche chiamate a svolgere le istruttorie, con particolare attenzione agli aspetti sanitari connessi al riesame degli impianti soggetti ad AIA statale.
Più risorse per affrontare le emergenze climatiche
Il decreto introduce inoltre un nuovo strumento finanziario destinato ai territori. A partire dal 2027 viene infatti istituito un Fondo da 11 milioni di euro annui per sostenere gli interventi dei Comuni connessi a eventi ambientali e climatici imprevedibili, comprese situazioni legate al deterioramento ecologico, alla crisi del ciclo dei rifiuti e agli effetti del cambiamento climatico.
Parallelamente, il provvedimento rafforza il supporto tecnico e amministrativo agli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico, tema particolarmente rilevante per la prevenzione di frane, alluvioni e altri fenomeni estremi.
Economia circolare e gestione dei rifiuti
Ampio spazio è dedicato alle misure per l’economia circolare. Il decreto aggiorna la disciplina delle terre e rocce da scavo, introducendo nuove regole per il deposito temporaneo e per il riutilizzo diretto nei cantieri di minori dimensioni.
Tra le novità figurano inoltre:
- misure per prevenire conflitti di interesse negli organismi che operano nei sistemi di responsabilità estesa del produttore (EPR);
- nuove disposizioni sull’utilizzo del CSS-combustibile;
- obblighi di comunicazione relativi al contenuto di plastica riciclata nelle bottiglie per bevande, in coerenza con gli obiettivi europei di incremento dell’utilizzo di materiali riciclati.
Bonifiche: focus sulla Terra dei Fuochi
Un capitolo importante del decreto riguarda le bonifiche ambientali. Le norme intervengono sulle procedure di individuazione dei responsabili della contaminazione e rafforzano gli strumenti operativi per il risanamento dei siti inquinati.
Particolare attenzione è riservata alla Terra dei Fuochi, per la quale vengono stanziate risorse fino a 200 milioni di euro destinate agli interventi di bonifica e recupero ambientale nelle aree interessate delle province di Napoli e Caserta.
Per il settore dei servizi pubblici locali e delle utilities, il decreto contiene misure di particolare interesse poiché interviene contemporaneamente su autorizzazioni ambientali, gestione dei rifiuti, economia circolare, adattamento climatico e bonifiche. Temi che rappresentano oggi alcune delle principali sfide per gli operatori chiamati a sostenere la transizione ecologica e la resilienza dei territori.
PDL BORSE IN PLASTICA
La Commissione Ambiente della Camera ha proseguito il 14 ottobre l’esame della pdl recante modifiche agli articoli 226-bis, 226-ter e 261 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, in materia di detenzione e commercializzazione delle borse di plastica (AC. 2615 Dario Iaia – FdI). In corso di seduta è stato espresso il parere sugli emendamenti.
DDL DI CONVERSIONE D.L PREZZI CARBURANTI E ATTIVITA’ ENERGETICHE
La Commissione Ambiente ed Energia del Senato ha proseguito il 13 ottobre l’esame del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 10 settembre 2026, n. 157, recante disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi al protrarsi della nuova crisi dei mercati internazionali e di infrastrutture e attività energetiche strategiche (AS.2029) (scade il 9 novembre). In corso di seduta, si è concluso l’esame degli emendamenti.
Martedì 13 ottobre la Commissione Attività produttive della Camera ha svolto l’audizione del presidente dell’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (Arera), sui costi dell’energia elettrica a carico di imprese e cittadini.
ENERGIA. DELL’ACQUA (ARERA): CON PIÙ RINNOVABILI SEMPRE MENO VARIAZIONI COSTI
RIDUZIONE PRODUZIONE EOLICO, IDRICO E SOLARE HANNO SPINTO RICORSO A GAS (DIRE) Roma, 13 ott. – Un primo fronte dell’attività dell’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (ARERA) rispetto al tema dei costi “riguarda l’implementazione delle più efficaci soluzioni regolatorie che consentano la diffusione e l’integrazione nel sistema elettrico delle fonti rinnovabili e dei sistemi di accumulo, affinché possano contribuire più rapidamente possibile al cambiamento del mix produttivo”. Questo percorso “è il più importante e porterà nel medio-lungo periodo alla strutturata riduzione dei livelli del prezzo all’ingrosso dell’energia”. Nicola Dell’Acqua, presidente ARERA, lo dice nel corso dell’audizione alla commissione Attività produttive della Camera sui costi dell’energia elettrica a carico di imprese e cittadini. “Su questo noi siamo tutti convintissimi: se andiamo a concludere il PNIEC (Piano nazionale energia, ndr) anche così come è scritto, anche senza rivederlo, le oscillazioni di prezzo si avranno sempre meno. Il nostro punto di vista rafforza quello che il Parlamento e il governo stanno facendo”, dice Dell’Acqua.
Rispetto all’impatto sui prezzi, conta “la disponibilità delle fonti: a partire dal giugno del 2026 si è assistito a un decremento delle vendite di energia elettrica da impianti alimentati da fonti rinnovabili rispetto ai primi mesi dell’anno”, ricorda Nicola Dell’Acqua, presidente ARERA. “L’energia eolica è diminuita a causa di un’estate poco ventosa rispetto ai primi mesi del 2026, e quella idrica anche per la forte siccità. La fonte solare segue invece la stagionalità, e questa eh la conosciamo tutti”, prosegue. “Il decremento della vendita di energia elettrica da impianti alimentati da fonti rinnovabili, insieme alla crescita della domanda, ha favorito un incremento significativo delle vendite di energia elettrica prodotta a prodotta con impianti termoelettrici, tra cui i cicli combinati a gas, pur a fronte delle difficoltà di gestione legate alle alte temperature”, segnala Dell’Acqua, lte temperature che “possono comportare criticità nel raffreddamento delle centrali”.
ENERGIA. DELL’ACQUA (ARERA): 50% ELETTRICITÀ ITALIA DA GAS, 1/3 IMPORT GNL
QUOTA PRINCIPALE DA STATI UNITI, AUMENTO SI RIFLETTE SU OFFERTE VENDITA (DIRE) Roma, 13 ott. – “La produzione di energia elettrica da gas naturale copre nell’anno in corso una quota di circa il 50%”. Nicola Dell’Acqua, presidente dell’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (ARERA), lo dice nel corso dell’audizione alla commissione Attività produttive della Camera sui costi dell’energia elettrica a carico di imprese e cittadini. “La quota del gas naturale liquefatto ormai è diventato un dato essenziale per il nostro mercato”, dice Dell’Acqua, quello approvvigionato via nave fino ai terminali di rigassificazione italiani, “copre circa 1/3 delle importazioni complessive di gas GNL importato, la quota principale ce l’hanno gli Stati Uniti”. “La crescita dei prezzi all’ingrosso del gas naturale del 25% rispetto al 2025 implica il conseguente aumento dei costi variabili di produzione dell’energia elettrica da gas naturale”, prosegue, “tale aumento trova realisticamente corrispondenza anche nelle offerte di vendita formulate nei mercati all’ingrosso dell’energia elettrica dai relativi operatori”. Tenendo conto che “la produzione di energia elettrica da gas naturale copre nell’anno in corso una quota di circa il 50%, direi ancora il 50% della generazione netta italiana, ne deriva che il PUN e il PUN Index GME ha registrato un andamento simile a quello del prezzo all’ingrosso del gas naturale, con un progressivo rialzo da marzo del 2026- dice Dell’Acqua- cui è seguito un periodo di diminuzione per poi riprendere e aumentare nel periodo estivo fino a toccare ad agosto una media di 180 euro/MegaWattora. Nell’ultima decade di ottobre è stato 213 euro/MWh”
ENERGIA. DELL’ACQUA (ARERA): RAFFORZEREMO ATTIVITÀ SANZIONATORIA E PRESCRITTIVA
IN RELAZIONE A TUTTI SERVIZI REGOLATI, INCLUSI MERCATI INGROSSO E RETAIL (DIRE) Roma, 13 ott. – L’azione di enforcement dell’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (ARERA), l’attività sanzionatoria e prescrittiva in presenza di manipolazioni, turbative, dei mercati energetici, “sarà ulteriormente rafforzata in relazione a tutti i servizi regolati, ivi inclusi i mercati all’ingrosso e i mercati retail”. Nicola Dell’Acqua, presidente ARERA, lo dice nel corso dell’audizione alla commissione Attività produttive della Camera sui costi dell’energia elettrica a carico di imprese e cittadini. “Tale rafforzamento trova già concreta attuazione nelle attività istruttorie di monitoraggio e di sviluppo degli strumenti analitici avviate nel corso del 2026, volte ad assicurare una più tempestiva individuazione di eventuali anomalie o condotte suscettibili di alterare il corretto funzionamento dei mercati energetici”, spiega Dell’Acqua. “Su questo chiaramente non entriamo nel dettaglio perché ci sono delle verifiche in atto e a breve dovremmo anche portare dei procedimenti”, segnala il presidente del Collegio.
ENERGIA. DELL’ACQUA (ARERA): FONDAMENTALE CONSUMATORE SIA CONSAPEVOLE SCELTE
SOPRATTUTTO IN VISTA FINE TUTELE GRADUALI A FINE MARZO, FACCIAMO SQUADRA (DIRE) Roma, 13 ott. – Nella scelta del fornitore di energia, a maggior ragione considerando che il 31 marzo 2027 scade il Servizio a Tutele Graduali (STG) per micro imprese, PMI e clienti domestici non vulnerabili che non hanno un contratto nel mercato libero, “è fondamentale far capire al consumatore l’importanza di essere un consumatore consapevole e informato”. Nicola Dell’Acqua, presidente dell’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (ARERA), lo dice nel corso dell’audizione alla commissione Attività produttive della Camera sui costi dell’energia elettrica a carico di imprese e cittadini. Dell’Acqua ricorda il Portale dei Consumi e il Portale delle Offerte – strumenti pubblici, gratuiti e indipendenti messi a disposizione dall’ARERA – e invita a farvi ricorso perché “spesso ci sono consumatori che ancora non li conoscono, ma continueremo a informare in vista della fine del Servizio a Tutele Graduali. “Spero che tutti insieme riusciamo a fare squadra su questo, per fare comprendere proprio al consumatore l’importanza di essere un consumatore consapevole, un consumatore informato”, dice Dell’Acqua, “soprattutto quando il mercato è quello che vediamo e abbiamo davanti in questo periodo, il consumatore ha l’esigenza di essere informato”. Questo invito “lo ripeteremo ancora soprattutto adesso che la tutela graduale finisce a marzo”, prosegue il presidente del Collegio. “Continueremo a insistere come ARERA, spero con il vostro aiuto, perché spesso ci sono consumatori che ancora non conoscono questi portali. Cercheremo di fare il massimo per quello che ci riguarda da parte nostra per la divulgazione”.
ENERGIA. DELL’ACQUA: ARERA STA SVOLGENDO ANALISI SU EVENTUALE MANIPOLAZIONE MERCATO
VALUTAZIONI DI DETTAGLIO E AFFINAMENTI GIÀ IN CORSO, ANCHE CASO PER CASO (DIRE) Roma, 13 ott. – Rispetto al costo dell’energia “l’accertamento di eventuali fenomeni di manipolazione del mercato, per esempio tramite il trattenimento di capacità, richiede ulteriori analisi di dettaglio e affinamenti che l’Autorità sta già svolgendo anche caso per caso”. Nicola Dell’Acqua, presidente dell’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (ARERA), lo dice nel corso dell’audizione alla commissione Attività produttive della Camera sui costi dell’energia elettrica a carico di imprese e cittadini. “In tale contesto, l’Autorità a fine luglio del 2026 con delibere ha inoltrato e avviato un procedimento per la formazione di provvedimenti in materia di tutela della concorrenza nel settore elettrico, che ha due sostanzialmente finalità- spiega Dell’Acqua- valutare possibili misure ex ante dell’eventuale esercizio di potere di mercato nella formulazione delle offerte, dove possibile, e rafforzare le azioni di enforcement”. Il procedimento “include anche i seguiti inerenti a precedenti indagini che sono state comunque completate sempre anche in questa annata”, segnala il presidente ARERA, nella quale “abbiamo chiuso chiuso dei procedimenti molto importanti” negli otto-nove mesi di vita dell’attuale collegio.
DAL GOVERNO
Manovra 2027 da 23,5 mld: 5 dalle banche e assicurazioni
La manovra parte da 23,5 miliardi, al centro la tutela del potere d’acquisto, soprattutto delle famiglie e dei più fragili, e gli investimenti delle imprese, sempre salvaguardando la sostenibilità dei conti pubblici. Proprio per questo le coperture sono essenziali: i ministeri faranno il loro con tagli di oltre un miliardo, i giochi daranno un contributo, ma la parte del leone è chiesta al settore finanziario. Il documento programmatico di bilancio, inviato nella notte dal Tesoro a Bruxelles, traccia lo scheletro della manovra. Banche e assicurazioni saranno chiamate a contribuire con 5 miliardi nel 2027 e quasi 11 nel triennio, una richiesta in qualche modo anticipata da membri del governo, in primis Matteo Salvini, ma che ora, messa nero su bianco, lascia il settore interdetto. Nessun commento ufficiale, ma da diverse fonti del mondo bancario trapela la contrarietà a un nuovo esborso dopo che lo scorso anno era stato raggiunto un accordo triennale per 10 miliardi di euro.
La notizia sarebbe arrivata senza alcuna negoziazione, senza preavviso e senza specificare come sarà diviso l’onere fra banche, assicurazioni ed eventualmente altre società finanziarie. L’avrebbero spuntata, invece, le società energetiche, dopo il price cap volontario sui carburanti. L’incertezza è massima anche su quale potrebbe essere il tipo d’intervento sugli Istituti bancari, che potrebbe riguardare di nuovo le Dta (crediti scontabili in anni futuri) o altre misure. Forza Italia ha escluso un intervento sugli extraprofitti e chiede che la misura sia concordata. Soddisfazione trapela invece dalla Lega con Claudio Borghi che definisce il documento “un segnale positivo”. Le maggiori voci della manovra saranno per le politiche per le famiglie e la spesa sociale, 5 miliardi; nella tabella del Dpb, segue la difesa con 4,5 miliardi: un po’ meno dello 0,3% del Pil previsto dalla flessibilità della Nec perché lo 0,1% è già previsto nei tendenziali.
Alla sanità vanno 2,4 miliardi. Per le infrastrutture (in cui confluirà parte della flessibilità per l’energia) sono stanziati 3,1 miliardi. Per le misure fiscali ci sono 2,16 miliardi, pochi per accontentare le richieste sul tavolo. Solo l’estensione dello scaglione Irpef al 33% fino a 60mila euro costa 2,7 miliardi, ma tra gli interventi più caldeggiati ci sono anche la flat tax fino a 100mila euro e quella per i giovani, la detassazione delle tredicesime e degli aumenti contrattuali. “La definizione puntuale degli interventi terrà conto degli esiti delle interlocuzioni in corso con le autorità europee”, premette il testo. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è a Bruxelles al Consiglio Ue con l’obbiettivo di maggiore flessibilità: ottenere qualche margine in più rimpolperebbe una manovra che, per ora, è la più magra degli ultimi quattro anni, lontana dal provvedimento elettorale in cui molti nella maggioranza avevano sperato fino a qualche tempo fa. (Nomos)
Sale l’allarme sui carburanti, Governo convoca l’autotrasporto
Il caro carburanti fa scattare la rivolta dei Tir, con gli autotrasportatori che minacciano di fermare il Paese e il governo convoca un tavolo per il 27 ottobre al ministero dei Trasporti. Blocchi autonomi sono già sorti in alcune regioni del Mezzogiorno, come in Puglia, e altre sono programmate da comitati e gruppi autonomi in Calabria, da oggi, e in Sicilia nei prossimi giorni, mentre cresce l’allarme in Basilicata e in Calabria dove si stanno esaurendo i carburanti in diverse stazioni di servizio con lunghe code. “Sono proteste spontanee, non governate e non proclamate dalle associazioni di categoria, il che rende il quadro ancora più inquietante perché significa che ci si sta muovendo nell’ambito della disperazione degli imprenditori”, afferma il presidente di Conftrasporto Pasquale Russo.
Alla base della protesta c’è il mancato sblocco delle risorse stanziate già lo scorso maggio proprio per contrastare il caro gasolio “ma che ancora non sono arrivate” a destinazione. Servono, inoltre, “ulteriori stanziamenti”, visto che continua la corsa al rialzo del diesel. Dall’inizio della guerra a oggi c’è stato “un aumento di più di 50 centesimi al litro”, precisa il presidente di Conftrasporto. La crisi logistica, che sta interessando la rete di distribuzione anche per lo sciopero della raffineria di Taranto, innesca un’emergenza carburanti in Puglia e Calabria. I sindacati metalmeccanici si sarebbero impegnati a rimuovere i blocchi, dopo la convocazione del governo. (Nomos)
Meloni rilancia sull’energia: “L’Ue dia risposte strutturali”
Davanti agli imprenditori riuniti da Assolombarda, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ribadito la necessità di una risposta europea di lungo periodo contro il caro energia, sottolineando il rischio che, senza interventi strutturali, i Paesi membri restino esposti a una gestione permanente dell’emergenza. La premier ha rivendicato l’azione del Governo a sostegno di un’economia che, pur attraversando una fase di crescita debole, avrebbe comunque dimostrato capacità di tenuta di fronte agli shock degli ultimi anni. Nel suo intervento, Meloni ha guardato soprattutto a Bruxelles, annunciando l’intenzione di riportare personalmente il tema della flessibilità al prossimo Consiglio europeo. La richiesta italiana, secondo la presidente del Consiglio, punta a introdurre margini di manovra per affrontare le conseguenze della crisi energetica e sostenere la competitività delle imprese europee. Sul tavolo europeo è arrivata anche una lettera firmata insieme ai capi di governo di Germania e Belgio, Friedrich Merz e Bart De Wever, indirizzata al presidente del Consiglio europeo Antonio Costa. Nel documento viene evidenziato il legame tra semplificazione normativa, costi energetici e capacità industriale, con la richiesta di accelerare gli investimenti nei settori strategici, a partire da energia e digitalizzazione, ridurre gli oneri burocratici e alleggerire gli obblighi di rendicontazione sulla sostenibilità per le imprese, soprattutto per le piccole e medie aziende.
La posizione italiana si inserisce in un confronto più ampio con la Commissione europea sui margini di flessibilità concessi agli Stati membri. Il commissario europeo alla Giustizia Michael McGrath, durante una visita a Roma, ha ricordato che Bruxelles sta lavorando con i governi nazionali per garantire strumenti adeguati ad affrontare l’aumento del costo della vita e la crisi energetica, mantenendo però il rispetto degli obiettivi di sostenibilità fiscale.
Tra i dossier più delicati resta quello del sistema Ets, il meccanismo europeo di scambio delle quote di emissione. Meloni ha ribadito le critiche italiane, sostenendo che l’attuale impostazione rischierebbe di aumentare i costi per le imprese e creare squilibri tra gli Stati membri. La viceministra all’Ambiente Vannia Gava, intervenendo al Consiglio Ue Ambiente, ha chiesto una valutazione sulla possibile sospensione dell’avvio dell’Ets 2, previsto dal 2028 per trasporti su strada ed edifici. Una richiesta alla quale il commissario europeo al Clima Wopke Hoekstra ha risposto chiarendo che, al momento, la Commissione non prevede modifiche al calendario previsto. Sul fronte della semplificazione normativa, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha intanto proposto ai 27 Stati membri un patto contro il cosiddetto gold-plating, ovvero la tendenza degli ordinamenti nazionali ad aggiungere ulteriori vincoli rispetto alle direttive europee.
Sul piano interno, la presidente del Consiglio è impegnata nella definizione della prossima manovra economica e nelle interlocuzioni con gli alleati di maggioranza. Tra le misure allo studio figura anche un intervento fiscale per favorire gli investimenti in software utilizzati attraverso contratti cloud. Il vicepremier Matteo Salvini ha invece indicato il contributo delle banche come una possibile leva per finanziare interventi sulla previdenza e l’ampliamento della flat tax, mentre Antonio Tajani e Forza Italia hanno avanzato una serie di proposte, tra cui l’introduzione di una no tax area per i giovani, l’estensione dell’esenzione dal bollo per le prime auto, il sostegno alle spese mediche già nell’anno di sostenimento e una riduzione dell’Irpef al 33 per cento fino alla soglia dei 60 mila euro. (Nomos)

AUTONOMIA DIFFERENZIATA
L’iter dell’autonomia differenziata compie un nuovo passo avanti. Il Consiglio dei ministri ha approvato le intese definitive con Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria, recependole in quattro distinti disegni di legge che saranno ora trasmessi al Parlamento per l’esame e l’approvazione definitiva.
Le intese riguardano il trasferimento alle Regioni di alcune funzioni nelle materie della protezione civile, delle professioni, della previdenza complementare e del coordinamento della finanza pubblica in ambito sanitario. Si tratta degli ambiti sui quali la giurisprudenza costituzionale ha consentito di procedere nell’attuale fase del percorso autonomistico.
L’approvazione parlamentare rappresenta però un passaggio tutt’altro che formale. I provvedimenti dovranno ottenere il voto favorevole della maggioranza assoluta di Camera e Senato e, a seguito delle indicazioni della Corte Costituzionale, i parlamentari potranno presentare emendamenti ai testi. In tal caso sarà necessario un nuovo accordo con le Regioni interessate prima dell’approvazione finale.
Il percorso dell’autonomia differenziata resta inoltre legato alla definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP), elemento ritenuto fondamentale per garantire uniformità nell’erogazione dei servizi ai cittadini su tutto il territorio nazionale. Proprio su questo tema sono ancora in corso i lavori parlamentari di adeguamento della normativa quadro.
Per il sistema dei servizi pubblici locali, il dibattito sull’autonomia differenziata continua a rivestire particolare interesse, poiché potrà influenzare nel tempo l’organizzazione delle competenze amministrative e le modalità di programmazione e gestione di alcuni servizi strategici a livello territoriale.
Rassegna parlamentare a cura di MF



