Il decreto imballaggi è legge: ecco cosa prevede

D.L. IMBALLAGGI

L’Aula della Camera ha approvato il Dl imballaggi con 178 sì, 57 no e 79 astenuti. Il provvedimento, già approvato dal Senato, è legge. Il decreto introduce disposizioni urgenti per consentire l’immissione sul mercato di specifici imballaggi in plastica monouso a patto che siano certificati come biodegradabili e compostabili e riguarda in particolare il confezionamento di meno di 1,5 kg di prodotti ortofrutticoli freschi e i contenitori per alimenti e bevande nel settore della ristorazione, alberghiero e catering. 

Nel dettaglio, il decreto stabilisce che alcune categorie di imballaggi in plastica monouso potranno essere immesse sul mercato nazionale solo se certificate come biodegradabili e compostabili secondo la norma UNI EN 13432 o standard europei equivalenti. Tra queste rientrano gli imballaggi per prodotti ortofrutticoli freschi preconfezionati fino a 1,5 kg, quelli destinati ad alimenti e bevande consumati nel settore della ristorazione e dell’ospitalità (HORECA), le confezioni monodose di condimenti e gli imballaggi flessibili utilizzati per cosmetici e prodotti per l’igiene nelle strutture ricettive.

La misura si avvale della possibilità riconosciuta agli Stati membri dal Regolamento (UE) 2025/40 di prevedere discipline nazionali specifiche per determinate tipologie di imballaggi, in presenza di adeguati sistemi di raccolta e trattamento dei rifiuti organici. Restano invece esclusi dall’ambito di applicazione i piatti monouso in plastica, per i quali continua a valere il divieto di commercializzazione previsto dalla normativa europea sulle plastiche monouso (direttiva SUP).

Il decreto introduce inoltre un sistema sanzionatorio che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2030, data a partire dalla quale il mancato rispetto dei nuovi obblighi di compostabilità sarà soggetto a sanzioni amministrative.

L’obiettivo del provvedimento è rafforzare l’economia circolare e ridurre l’impatto ambientale degli imballaggi, favorendo l’utilizzo di prodotti compatibili con la filiera del recupero organico e del compostaggio, settore nel quale l’Italia rappresenta una delle esperienze più avanzate a livello europeo.


PDL DETENZIONE E COMMERCIALIZZAZIONE BORSE IN PLASTICA

La Commissione Ambiente della Camera ha ripreso il 28 settembre l’esame della pdl recante modifiche agli articoli 226-bis, 226-ter e 261 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, in materia di detenzione e commercializzazione delle borse di plastica (AC. 2615 Dario Iaia – FdI).  

L’obiettivo del provvedimento è rafforzare la trasparenza e la tracciabilità delle borse di plastica commercializzate sul mercato italiano, contrastando la diffusione di prodotti non conformi alla normativa vigente e chiarendo le responsabilità degli operatori economici lungo la filiera. La proposta nasce dalla constatazione che, nonostante il divieto di commercializzazione delle borse non biodegradabili e compostabili introdotto negli anni scorsi, sul mercato continuano a circolare prodotti la cui conformità agli standard richiesti non risulta sempre facilmente verificabile.

Tra i principali contenuti figurano l’introduzione di obblighi documentali più stringenti per produttori, importatori e distributori, finalizzati a dimostrare la conformità delle borse alle prescrizioni ambientali previste dalla legge, nonché un aggiornamento del regime sanzionatorio contenuto nell’articolo 261 del Testo unico ambientale. L’intento dichiarato è quello di agevolare le attività di controllo e prevenire fenomeni di concorrenza sleale da parte di operatori che immettono sul mercato prodotti non conformi.

Nel corso dell’esame parlamentare, la Commissione Ambiente ha svolto un ampio ciclo di audizioni che ha coinvolto numerosi soggetti interessati, tra cui Corepla, CNA, Confartigianato, Altroconsumo, Assobioplastiche, Federdistribuzione, ANCC-Coop e Novamont. Dalle audizioni sono emerse posizioni generalmente favorevoli agli obiettivi di contrasto alle irregolarità, accompagnate tuttavia dalla richiesta di semplificare gli adempimenti a carico delle imprese, in particolare delle piccole e medie aziende, evitando che esse siano chiamate a svolgere controlli eccessivamente onerosi sui propri fornitori.

Nelle ultime settimane la Commissione ha ripreso l’esame degli emendamenti al testo, segno della volontà della maggioranza di proseguire il confronto sul provvedimento. Restano tuttavia aperte alcune questioni relative all’equilibrio tra esigenze di controllo, semplificazione amministrativa e tutela della filiera delle bioplastiche compostabili, settore nel quale l’Italia rappresenta una delle realtà più avanzate a livello europeo.

Per il momento, dunque, la proposta di legge non è ancora approvata dal Parlamento ma continua il suo percorso alla Camera, dove il dibattito è concentrato sul rafforzamento delle garanzie di conformità dei prodotti e sull’efficacia degli strumenti di vigilanza e delle relative sanzioni.


DL PA ED ENTI LOCALI

Con 95 voti favorevoli, 53 contrari e 2 astenuti, l’Aula del Senato ha approvato definitivamente, con fiducia, il ddl di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 7 agosto 2026, n. 144, recante disposizioni urgenti per la funzionalità della pubblica amministrazione e degli enti territoriali, nonché in materia di protezione civile (AS. 2047) (scade il 6 ottobre). Il provvedimento sarà ora inviato alla Gazzetta Ufficiale per la pubblicazione.

Il decreto si caratterizza per un contenuto particolarmente ampio, intervenendo su pubblica amministrazione, enti locali, protezione civile, ricostruzione post-calamità e riscossione delle entrate territoriali. Per il comparto dei servizi pubblici locali e delle società partecipate risultano di particolare interesse alcune disposizioni rivolte a rafforzare la capacità amministrativa degli enti territoriali e a migliorare la gestione delle funzioni pubbliche.

Tra le novità più rilevanti figurano le misure dedicate al personale degli enti locali e delle amministrazioni pubbliche, con interventi finalizzati ad agevolare le assunzioni, rafforzare gli organici e rendere più efficiente il funzionamento delle strutture amministrative. Il provvedimento interviene inoltre sulla disciplina dei segretari comunali e sulle capacità organizzative degli enti territoriali, temi che incidono direttamente anche sulla governance delle aziende partecipate e sull’erogazione dei servizi pubblici locali.

Di interesse per gli enti locali sono anche le disposizioni contenute nel capo dedicato alla riscossione locale, che puntano a rafforzare gli strumenti di recupero delle entrate proprie e a migliorare la sostenibilità finanziaria delle amministrazioni territoriali. Si tratta di interventi che possono avere effetti indiretti anche sul sistema delle società partecipate, soprattutto nei settori caratterizzati da una forte integrazione con le politiche tariffarie e di finanziamento degli enti soci.

Il decreto contiene inoltre numerose misure in materia di protezione civile e ricostruzione post-calamità, con particolare attenzione alla gestione del rischio sismico nell’area dei Campi Flegrei e ai territori interessati da eventi calamitosi. Tali disposizioni coinvolgono direttamente i gestori dei servizi pubblici essenziali, chiamati a garantire continuità operativa e resilienza delle infrastrutture in contesti emergenziali.

Nel corso dell’esame parlamentare il testo è stato integrato e modificato, mantenendo tuttavia l’impianto originario volto a rafforzare la capacità amministrativa delle pubbliche amministrazioni e degli enti territoriali. Per il sistema dei servizi pubblici locali, il provvedimento rappresenta un ulteriore tassello nel percorso di consolidamento delle strutture amministrative e finanziarie degli enti soci, con possibili ricadute positive sulla programmazione, sul controllo e sulla gestione delle società a partecipazione pubblica.


AUDIZIONI

ALLUVIONE. IN ROMAGNA ‘PONTI INADEGUATI E CASSE LAMINAZIONE COMPLICATE’

  ALLA CAMERA AUDIZIONE DIRIGENTE SICUREZZA BACINI IDROGRAFICI (DIRE) Rimini, 1 ott. – Dalla necessità di acquisire al demanio idrico le aree limitrofe ai fiumi, se non interne, di proprietà privata; alla mancanza di interventi su “un numero elevatissimo di ponti che sono idraulicamente non adeguati e gravemente interferenti”. Durante l’audizione di questa mattina alla Camera, la dirigente responsabile dell’ufficio territoriale Sicurezza territoriale dei bacini idrografici da Fiumi Uniti a Rubicone della Regione Emilia-Romagna, Sara Vannoni, segnala “alcune tra le principali difficoltà riscontrate nella progettazione e realizzazione degli interventi di manutenzione”. Concentrandosi poi in particolare su quelle per realizzare le casse di laminazione. In primo luogo non agevolano certo la “complessità del quadro normativo” e “dell’iter autorizzativo” per ogni progetto, così come l’assenza di strumenti normativi “importanti” come i programmi di gestione della vegetazione arborea in alveo. Ci sono poi, prosegue, “vincoli temporali e spaziali”, oltre a quelli di bilancio per tutte le pubbliche amministrazioni, dal divieto di sfalcio nei periodi di nidificazione alle aree appartenenti ai siti rete Natura 2000. Inoltre “molte aree anche interne ai fiumi nei tratti anche arginati di pianura sono di proprietà privata con presenza di coltivazioni che riducono la capacità di deflusso e ostacolano il rapido defluire delle acque”. Pertanto “sarebbe necessario acquisirle al demanio idrico”. Pesa anche, continua, l’incertezza di fatto sulle competenze nelle manutenzioni in corrispondenza degli attraversamenti stradali, in particolare i ponti”.

Per la “maggior parte”, segnala Vannoni, i gestori, che siano Rfi, Anas, Province o Comuni “non hanno presentato, prodotto, programmato alcuno studio di compatibilità idraulica né interventi non solo di adeguamento idraulico ma nemmeno di miglioramento”. Anche se la variante al Pai Po segnala “un numero elevatissimo” di ponti inadeguati, a Vannoni non risulta siano stati programmati né finanziati interventi di adeguamento o miglioramento idraulico. Comunque, segnala, “a valle del crollo del Ponte Morandi sono stati programmati e finanziati interventi di manutenzione e adeguamento strutturale”. Infine la presenza di animali fossori e l’assenza di un piano per il loro controllo e contenimento. Per l’individuazione delle tane, “criticità che possono innescare diversi meccanismi di collasso dell’argine”, servono sfalci frequenti e l’utilizzo di tecnologie come i droni, la geofisica, ma anche cani addestrati, invoca la responsabile. Sul fronte della casse di laminazione, ci si scontra con la difficile compatibilità tra i tempi che regolano l’attività estrattiva e quelli che dovrebbero regolare invece l’attuazione delle casse di laminazione. Inoltre sono “particolarmente costose, richiedono tempi lunghi per le procedure connesse agli espropri, la risoluzione di problemi complessi come la caratterizzazione e gestione delle terre scavate”. Senza dimenticare che per effettuare qualsiasi piano per progettare e realizzare interventi inerenti alla sicurezza idraulica, servono “una pianificazione completa, un’adeguata programmazione di lungo raggio, adeguate risorse umane ed economiche, il supporto delle Università”. E anche “un quadro normativo chiaro e una semplificazione degli iter autorizzativi”, conclude.


CONFERENZA DELLE REGIONI

Le Regioni aprono il confronto diretto con il MEF sulla manovra 

“Oggi abbiamo avviato un’interlocuzione importante che proseguirà in vista della predisposizione della Legge di Bilancio. Ringrazio il Ministro Giorgetti per la tempestività con cui è stato possibile organizzare l’incontro odierno e per la disponibilità a tener conto delle istanze delle Regioni”. Così il Presidente Massimiliano Fedriga al termine dell’incontro del 17 settembre scorso tra la delegazione della Conferenza delle Regioni e il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti. 

Prende così avvio un percorso che vede le Regioni dialogare direttamente con il MEF nella costruzione della prossima Legge di Bilancio. La delegazione ha posto anzitutto la necessità di incrementare il Fondo sanitario nazionale, di superare i tetti di spesa sul personale, e di rivedere le modalità di erogazione del Fondo nazionale non autosufficienza, per evitare che le Regioni debbano anticipare, in attesa dei rimborsi statali, somme che ogni anno arrivano al miliardo di euro per garantire i servizi essenziali alle persone non autosufficienti. 

Le Regioni hanno rinnovato anche la richiesta di aumentare la dotazione del Fondo nazionale Trasporti e hanno aperto una prima discussione sulle ricadute finanziarie dell’attuazione del federalismo fiscale e sulla misura, approvata in Consiglio dei ministri, che abolisce per il 2027 il bollo per vetture piccole e medie e per i motocicli.

Affari istituzionali e generali – Nasce l’Osservatorio sul Valore Pubblico delle Regioni – Regioni.it

Comunicato Stampa – Pnrr: Regioni, raggiunti tutti gli obiettivi assegnati   – Regioni.it


LE ALTRE NOTIZIE

La maggioranza tiene sulla legge elettorale. Giovedì voto finale

Il centrodestra supera indenne il primo voto segreto alla Camera sulla legge elettorale. Con 229 voti contrari e 151 favorevoli l’Aula respinge infatti le cinque questioni pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni. Nessun inciampo, come invece avvenne a metà luglio sulle preferenze affossate dai franchi tiratori. Stavolta la coalizione ha tenuto, anche perché Giorgia Meloni ha avvertito sulle conseguenze che avrebbe generato lo stop alla riforma, ovvero la fine anticipata della legislatura. Il richiamo a serrare i ranghi fatto dalla premier si traduce nella massima presenza nell’emiciclo, un pienone cui contribuiscono anche i membri del governo (presenti i ministri Giancarlo Giorgetti, Elisabetta Casellati, Eugenia Roccella, Gianmarco Mazzi, Carlo Nordio, Antonio Tajani, Roberto Calderoli, Francesco Lollobrigida e Luca Ciriani, oltre a viceministri e sottosegretari). Tra i banchi di FI c’è anche Marta Fascina, mentre per l’opposizione ci sono tutti i leader di partito deputati: Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli e Riccardo Magi.

Alla fine, la maggioranza trova fuori dal suo perimetro anche sette voti in più. I deputati di centrodestra che partecipano al voto risultano infatti 222 (116 di FdI, 49 di FI, 50 della Lega e 7 di Nm), mentre le pregiudiziali vengono respinte con 229 voti. A supporto, secondo quanto dichiara in Aula il capogruppo di FN Edoardo Ziello, dovrebbero esserci gli esponenti del partito di Roberto Vannacci. Il gruppo, dopo l’ingresso di Tommaso Calderone, conta però nove unità e in Aula risulta assente il solo Emanuele Pozzolo, quindi il dato non coincide perfettamente. In ottica voto finale pesano le parole di Ziello secondo il quale quella in esame “è una legge elettorale che scippa ancora di più la sovranità al popolo ed è per questo che ci opporremo nelle sedi opportune”. I 78 voti di scarto sulle pregiudiziali rappresentano comunque un cuscinetto piuttosto rassicurante per la maggioranza in vista di giovedì prossimo quando lo spettro del voto segreto tornerà a preoccupare. L’esame del ddl proseguirà la prossima settimana quando verrà posta la questione di fiducia, alle 14.00 di lunedì, sui primi 3 articoli del provvedimento modificati dal Senato. Giovedì, infine, in calendario le dichiarazioni di voto e il voto finale alle 12.30. (Nomos)


DAL GOVERNO

Meloni va in pressing sull’Ue in tema di flessibilità

La morsa dell’inflazione attanaglia anche la manovra. La crescita di settembre, con il dato annuo già proiettato sopra il 3%, rischia di restringere i margini di spesa e il governo è in allarme. La premier Giorgia Meloni scrive all’Ue: in queste condizioni, con lo “spazio limitato” concesso dalle regole sulla spesa, non si potranno aiutare famiglie e imprese senza “misure restrittive”. Bruxelles, prima ancora di ricevere la lettera da Roma (arrivata in serata) mette subito le mani avanti: “Abbiamo già dato più flessibilità agli Stati membri”. Il tema è stato al centro di un vertice di due ore a Palazzo Chigi, durante il quale è stato fatto anche il punto sui prossimi passi verso la manovra, a partire dalla cornice del Documento programmatico di finanza pubblica atteso in Cdm. In questo scenario al Mef si invoca “serietà”, preannunciando una messa a punto “difficile”, anche alla luce dell’andamento dei titoli di Stato e del rialzo dei rendimenti. Di fronte ad uno spread arrivato a 118,5 punti, la preoccupazione è alta.

La lettera preannunciata dalla premier ora è sul tavolo della Commissione Ue. Meloni, rivolgendosi a Ursula von der Leyen, parte dal “caso italiano”, che ha una spesa direttamente interessata dall’inflazione sopra le stime pari al 20,4% del Pil, cui si aggiungono altre componenti della spesa, che saranno interessate già nel 2027, pari al 12,0% del Pil. L’esempio più evidente è quello delle pensioni: “Riteniamo che il quadro fiscale lasci alla Commissione Ue un margine per tenere conto dei fattori rilevanti nella valutazione ex ante del rispetto della regola sulla spesa”. Una questione “urgente”, che non riguarda solo l’Italia e che, secondo Meloni, dovrebbe essere discussa alla prossima riunione dell’Ecofin del 9 ottobre. Ma la missiva contiene anche un’altra proposta: trovare il modo per usare “almeno una parte” dell’extragettito derivante dal caro-prezzi per “attenuare temporaneamente e in modo mirato l’aumento dei costi energetici”. Della posizione italiana Giancarlo Giorgetti ha già parlato con i colleghi europei, ma al momento a Bruxelles c’è grande cautela: l’Italia ha già avuto la Nec (la clausola per energia e difesa) ed è troppo presto per usare altro, anche perché questo significherebbe rimettere in discussione tutto, è la linea in Ue.

Intento, nella maggioranza Giorgetti risponde a tutti tenendo la barra dritta: la manovra sarà “seria”. La prima cornice arriverà con il Documento programmatico di finanza pubblica. In base alle risoluzioni unitarie del Parlamento, che dopo l’ok delle commissioni saranno esaminate in Aula il 13 ottobre, dovrà contenere il quadro macroeconomico programmatico e anche una prima traccia delle misure previste in manovra, con i “relativi effetti finanziari”. Sul fronte dei numeri l’attesa è per una revisione al rialzo della crescita del 2026: le stime aggiornate dei previsori concordano su un +0,8/+0,9 ed è quindi probabile che venga ritoccato all’insù il prudenziale +0,6% fissato ad aprile. Il deficit 2026 dovrà invece restare sotto il 3% se, come promesso da Giorgetti, l’obiettivo è uscire dalla procedura il prossimo anno. (Nomos)

Da Praga la Meloni ringrazia le società energetiche per le azioni antirincari

Giorgia Meloni coglie l’occasione della sua visita a Praga per dirsi “soddisfatta” e ringraziare pubblicamente le società energetiche, da Eni a Ip e Q8 (e oggi anche Tamoil ndr)  che hanno scelto di calmierare prima i prezzi di carburanti e ora “anche le bollette”. E lancia il suo appello affinché tutti quelli che possono facciano “del loro meglio”. Il governo certo continuerà a fare la sua parte e probabilmente sfrutterà anche la clausola su energia e difesa concessa da Bruxelles per fare fronte ai rincari nei prezzi. “C’è una risoluzione in commissione” Bilancio alla Camera, “se il Parlamento la vota”, si limita a dire il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. La risoluzione, che la commissione voterà domani, si limita a indicare le regole entro cui muoversi in mancanza della riforma della contabilità pubblica per adeguarla alla nuova governance europea, specificando solo che se il governo attiverà la clausola dovrà presentare una apposita risoluzione. Ma di qui a venerdì, quando andrà presentato il documento programmatico di finanza pubblica(Dpfp), il governo dovrà dare una indicazione più chiara.

Nel frattempo, la premier si muove su vari tavoli. A metà ottobre c’è il prossimo Consiglio Ue e in quell’occasione la Meloni, insieme al primo ministro ceco Andrej Babis presenterà delle proposte per una revisione ulteriore del meccanismo degli Ets. L’idea è di utilizzare la riserva di stabilità del mercato per frenare le tensioni sul prezzo della Co2, concedere più flessibilità nelle quote gratuite ai settori energivori, dall’acciaio alla ceramica e al cemento, e spezzare, almeno in parte, il legame tra il costo del carbonio e i prezzi all’ingrosso dell’elettricità. Sul mercato delle quote, inoltre, si chiede una sorveglianza più stretta di Commissione, Esma e Acer. Ma nel pacchetto entra anche il regolamento europeo sul metano. Poi c’è l’Ets2.

Italia e Repubblica Ceca vogliono ridiscutere la partenza nel 2028 del nuovo sistema per trasporto stradale ed edifici, temendo che possa tradursi in un’ulteriore spinta sui prezzi dei carburanti e sul potere d’acquisto. Altra leva, che trova spazio anche nel Piano d’Azione 2026-2030 siglato nell’ufficio del governo nel centro di Praga, è la scelta di medio periodo di investire sul nucleare. Un ambito nel quale Italia e Repubblica ceca potranno “sfruttare la complementarietà di sistemi produttivi e diventare partner tecnologici e industriali”. Praga “investe sullo sviluppo dei piccoli reattori modulari, l’Italia ha appena ripreso il cammino penso che sia un settore in cui potremmo lavorare molto bene”, sottolinea Meloni nelle dichiarazioni congiunte con Babis che a sua volta ringrazia la premier italiana. (Nomos)

AMBIENTE. MASE: TRASMESSA A COMMISSIONE UE PROPOSTA PIANO RIPRISTINO NATURA

  PICHETTO: SFIDA PAESE, AL CENTRO SCIENZA E COINVOLGIMENTO TERRITORI (DIRE) Roma, 25 set. – L’Italia ha trasmesso alla Commissione europea la proposta di Piano Nazionale di Ripristino della Natura, in attuazione del Regolamento Ue 2024/1991. Lo annuncia il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica. “Oggi- spiega il ministro Gilberto Pichetto- compiamo un passaggio importante per una sfida che riguarda tutto il Paese: ripristino della natura significa protezione e recupero della biodiversità, vuol dire rafforzare la resilienza degli ecosistemi contribuendo agli obiettivi di adattamento e mitigazione dei cambiamenti climatici”. “E’ un investimento strategico per il futuro – spiega Pichetto – nel quale dovremo saper coniugare tutela del Capitale Naturale, sviluppo sostenibile e qualità della vita delle generazioni presenti e future”. La proposta di Piano è stata elaborata sotto il coordinamento del MASE e del MASAF, con il supporto tecnico-scientifico di ISPRA e CREA e il coinvolgimento degli enti attuatori. Il percorso ha previsto anche una fase di consultazione pubblica, aperta dal 23 aprile al 24 giugno 2026, e successivi momenti di confronto con le associazioni ambientaliste, agricole, forestali, della pesca, venatorie e rappresentative degli ambienti urbani. “In questo complesso lavoro – aggiunge Pichetto – abbiamo messo al centro la conoscenza scientifica, le specificità dei territori e il coinvolgimento di chi quei territori li vive e li rende produttivi”. “Abbiamo scelto un metodo di lavoro basato sul confronto – sottolinea il ministro – perché il ripristino degli ecosistemi non può essere realizzato senza le comunità: gli agricoltori, i pescatori, i gestori del territorio, gli enti locali e tutti i soggetti interessati”.

“Abbiamo davanti- aggiunge il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto- un percorso impegnativo, ma anche un’opportunità per costruire una strategia nazionale di lungo periodo per la tutela e il recupero del nostro patrimonio naturale, coniugando gli obiettivi europei con la realtà e le esigenze dell’Italia”. La bozza di Piano sarà ora sottoposta alla valutazione della Commissione europea, che disporrà di sei mesi per verificarne la coerenza con gli obiettivi e gli obblighi previsti dal Regolamento. Sulla base delle osservazioni che emergeranno, MASE e MASAF, con il supporto di ISPRA e CREA, procederanno all’integrazione della bozza, in vista della trasmissione definitiva del Piano alla Commissione europea entro settembre 2027. 

Rassegna parlamentare a cura di MF