La crisi energetica al centro del Consiglio Europeo

PARLAMENTO UE

Metsola: Non possiamo metterci d’accordo sulle ambizioni dell’Europa e tagliare i mezzi per raggiungerle
Al Consiglio Europeo, il Presidente Metsola ha chiesto un bilancio UE a lungo termine che sia all’altezza delle ambizioni europee, progressi più rapidi sulla competitività e un continuo slancio per l’ampliamento.

Rivolgendosi ai leader dell’UE a Bruxelles, il Presidente Metsola ha avvertito che la proposta rivista della Presidenza irlandese per il prossimo Quadro Finanziario Multiannuale (MFF) rischia di minare l’equilibrio raggiunto dal Parlamento tra le politiche tradizionali e le nuove priorità. “Non possiamo metterci d’accordo sulle nostre ambizioni, passare riunione dopo riunione a discuterne e ridurre i mezzi per raggiungerle“, ha detto. Il Presidente Metsola ha affermato che le nuove risorse proprie offrono “un ponte verso un accordo“, permettendo all’Europa di finanziare le proprie priorità limitando al contempo la pressione sui bilanci nazionali. “Questo è l’elemento mancante che può colmare la posizione di tutti,” ha detto. Ha parlato della necessità di coinvolgere il Parlamento durante tutto il processo e ha ribadito la disponibilità dell’Istituzione a lavorare in modo costruttivo per trovare una via da seguire e fornire un budget adeguato allo scopo.

Garantire la competitività

Il presidente Metsola ha aggiornato i leader sui buoni progressi del Parlamento nella roadmap “Un’Europa, un Mercato”, sottolineando che i principali questioni legislativi stanno procedendo secondo i tempi previsti. Il Parlamento Europeo ha ribadito il suo impegno a garantire risultati per i cittadini e le imprese europee in una seconda revisione della roadmap.

Sull’energia, il Presidente Metsola ha affermato che “la strategia che abbiamo adottato sta dando risultati“, chiedendo al contempo un progresso più rapido sulle connessioni transfrontaliere. Ha sottolineato che i negoziati sul Pacchetto UE sulle Reti erano ben avviati con un accordo che si spera sia possibile “prima della fine dell’anno“.

Partnership globali

Il Presidente Metsola ha sottolineato l’importanza di rafforzare le partnership globali, indicando i prossimi vertici UE-Canada e UE-Regno Unito come opportunità per approfondire la cooperazione in materia di sicurezza, energia, tecnologia e commercio. Sulla Cina, ha accolto con favore gli sforzi diplomatici, sottolineando al contempo la disponibilità dell’Europa a utilizzare strumenti commerciali esistenti e a svilupparne di nuovi, se necessario, per contrastare le pratiche economiche sleali. “C’è un limite a ciò che le nostre industrie possono assorbire, e lo stiamo raggiungendo,” ha avvertito, sottolineando la disponibilità dell’Europa a utilizzare strumenti commerciali esistenti e a svilupparne di nuovi se necessario.

Ucraina e ampliamento

Il presidente Metsola ha riaffermato il forte sostegno del Parlamento all’Ucraina mentre il paese affronta un altro inverno di guerra e una situazione umanitaria in peggioramento.

In materia di ampliamento, ha dato favore all’apertura di due nuovi cluster di negoziazione di adesione all’UE ciascuno con Ucraina e Moldavia, insieme al Montenegro che chiudeva tre capitoli e uno con l’Albania. “Dobbiamo fare la nostra parte,” disse. Il Presidente ha osservato che le recenti garanzie proposte legate alle riforme offrono una base per affrontare le preoccupazioni in sospeso.

Progressi costanti sulla roadmap Una Europa, un Mercato

Nella loro seconda revisione della dichiarazione congiunta e della roadmap, progettate per stimolare la crescita economica, le istituzioni UE hanno ribadito il loro impegno a una consegna tempestiva.

In questa revisione della roadmap One Europe, One Market e della dichiarazione congiunta sulle priorità legislative dell’UE per il 2026, i Presidenti del Parlamento Europeo, del Consiglio e della Commissione hanno fatto il punto sui progressi compiuti sei mesi dopo la firma della roadmap e hanno ribadito il loro forte impegno a garantire risultati tangibili per i cittadini e le imprese europee, soprattutto in questo mondo instabile.

Le tre istituzioni rimangono concentrate sull’attuazione delle iniziative chiave necessarie per rafforzare la competitività dell’Europa, rimuovere le barriere nel Mercato Unico e fornire energia pulita e accessibile, rafforzando al contempo la dimensione sociale del progetto europeo per promuovere la giustizia sociale e un’Europa più giusta e inclusiva.

“Con questa tabella di marcia ci siamo impegnati a rendere la nostra Unione più forte, più giusta e più competitiva, e stiamo facendo buoni progressi. Stiamo tagliando la burocrazia, eliminando le barriere e approfondindo l’integrazione in tutti i settori. Perché sappiamo che affinché l’Europa abbia successo, le nostre imprese devono prosperare. Il Parlamento è impegnato a mantenere lo slancio e a collaborare con il Consiglio e la Commissione per ottenere risultati concreti per persone e imprese in tutta Europa.”

Roberta Metsola, Presidente del Parlamento Europeo

“Siamo tutti d’accordo che sia necessaria un’azione urgente per aumentare la competitività e la produttività dell’Europa. La nostra roadmap ‘Una Europa, un Mercato’ ha stabilito il più alto livello di ambizione politica per la realizzazione. Fornisce al programma della Presidenza irlandese un forte focus strategico. Sono lieto di riferire che abbiamo fatto notevoli progressi nel Consiglio sotto la Presidenza irlandese nell’attuazione di iniziative chiave per rafforzare la competitività europea. Dobbiamo mantenere lo slancio e concentrarci per garantire che possiamo creare un’Europa più competitiva per i nostri cittadini e imprese.”

Micheál Martin, Taoiseach d’Irlanda


“Il nostro Mercato Unico, composto da 450 milioni di consumatori, è uno dei più grandi asset d’Europa. Ma può raggiungere il suo pieno potenziale solo se lo completiamo. Ecco perché abbiamo la roadmap ‘Una Europa, un Mercato’. Vogliamo realizzare una riforma storica del nostro Mercato Unico entro la fine del 2027. Un’Europa in cui energia, capitale, innovazione e idee fluiscono liberamente oltre i confini. Dove le aziende possono crescere e competere senza ostacoli. Il nostro impegno è più forte che mai e realizzeremo l’ambizione di cui l’Europa ha bisogno.”

Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione Europea


COMMISSIONE UE

ENERGIA. METANO, COMMISSIONE UE PROPONE FLESSIBILITÀ SULL’IMPORT

  POSTICIPATO REGOLAMENTO DI UN ANNO PER ALLEVIARE PRESSIONE SU MERCATI (DIRE) Roma, 14 ott. – La Commissione europea ha adottato una proposta per rinviare di un anno l’attuazione di specifiche disposizioni del regolamento dell’Ue sul metano relative agli importatori al fine di alleviare la pressione sull’industria europea e sulle amministrazioni nazionali. Questo posticipo di un anno delle disposizioni relative alle importazioni, come si legge in un comunicato, è concepito per contribuire a evitare ulteriori pressioni sulla sicurezza dell’approvvigionamento di combustibili fossili importati nell’attuale contesto geopolitico, senza incidere sull’obiettivo, sull’integrità e sull’ambito di applicazione del regolamento. Come scrive ancora la Commissione in una nota, “L’Europa si sta preparando a un inverno impegnativo con prezzi elevati dell’energia. La pressione sui mercati mondiali dell’energia legata al conflitto in Medio Oriente sta esercitando pressioni sui mercati dell’energia in Europa. Ciò sta facendo salire i prezzi dell’energia e potrebbe ridurre la disponibilità di gas e petrolio, ostacolando la competitività e la sicurezza dell’approvvigionamento dell’Ue”. Pertanto, nella proposta adottata, la “modifica mirata riguarda gli obblighi di monitoraggio, comunicazione e verifica per gli importatori di gas naturale, petrolio e carbone. Riguarda inoltre le disposizioni relative alla comunicazione degli obblighi di intensità di metano sia per gli importatori che per i produttori dell’Unione”. Inoltre tale modifica secondo la COmmissione “non pregiudica l’ambizione, l’integrità e l’ambito di applicazione del regolamento, ribadendo l’impegno dell’Unione europea a ridurre le emissioni di metano. Fondamentalmente, il ritardo di un anno proposto- chiariscono ancora da Bruxelles- consentirà agli importatori di disporre di più tempo per garantire la piena conformità ai requisiti del regolamento nell’attuale contesto molto difficile dei mercati mondiali dell’energia”. La modifica mirata proposta sarà ora presentata al Parlamento europeo e al Consiglio per l’adozione.

La Commissione europea si è convinta a posticipare il regolamento sul metano – Startmag 

La qualità del lavoro è una priorità nell’UE, secondo il rapporto annuale della Commissione
La qualità dei posti di lavoro nell’UE è migliorata nell’ultimo decennio, secondo il European Employment and Social Outlook 2026, pubblicato il 13 ottobre.

La Settimana UE delle Regioni e delle Città riunisce 5.000 partecipanti per discutere il futuro della politica di coesione
La 24ª Settimana Europea delle Regioni e delle Città apre oggi a Bruxelles, riunendo quasi 5.000 partecipanti da tutta Europa sotto il motto ‘Regioni forti, Europa forte’. 

La Commissione ottiene meno auto ibride e meno dazi dalla Cina — La presidente della Commissione Ursula von der Leyen presenta questa settimana ai leader i primi frutti del dialogo con la Cina per riequilibrare la relazione commerciale. Il commissario al Commercio Maroš Šefčovič è tornato dalla sua missione a Pechino della scorsa settimana con due risultati concreti: una riduzione di metà delle automobili ibride esportate dalla Cina nell’Ue e una riduzione dei dazi imposti da Pechino sulle esportazioni dell’Ue di componenti per automobili, scarpe, olio d’oliva e gelati.

Le quote europee alle auto ibride cinesi saranno imposte attraverso misure di salvaguardia. Quelle provvisorie dovrebbero entrare in vigore «a inizio dicembre»,  ha spiegato un alto funzionario. La Commissione prevede un taglio di più della metà delle esportazioni cinesi verso l’Ue: da 800.000 a 350.000 unità. Le misure di salvaguardia resteranno in vigore per quattro anni e saranno aggiornate ogni anno con un aumento del 6% delle importazioni di auto ibride cinesi.

La riduzione dei dazi cinesi su componenti per automobili, scarpe, olio d’oliva e gelati avverrà su base unilaterale a partire dal primo gennaio 2027 e resterà in vigore per quattro anni. Il valore delle esportazioni dell’Ue coperto dalla misura è stimato dalla Commissione a 4 miliardi di euro, con un guadagno in termini di minori dazi superiore a 200 milioni di euro. (Mattinale Europeo)

 

Le quattro critiche della Commissione alla nego-box irlandese — La nego-box della presidenza irlandese del Consiglio non è piaciuta alla Commissione di Ursula von der Leyen. Stéphanie Riso, capo della direzione generale Bilancio e architetto del nuovo Quadro finanziario pluriennale, ha espresso le sue critiche durante una riunione a porte chiuse degli ambasciatori domenica.

Il 12 febbraio, durante il briefing quotidiano con la stampa, i portavoce della Commissione hanno reso pubbliche le obiezioni. «In primo luogo, la Commissione deplora la significativa riduzione dell’entità complessiva del bilancio»: «tagli ingenti rischiano di compromettere le priorità fondamentali che abbiamo concordato collettivamente». Secondo, «destano preoccupazione la sostanziale riduzione della flessibilità del bilancio e i tagli agli strumenti concepiti per far fronte a esigenze impreviste e a crisi». Terzo, la Commissione è «preoccupata che la versione riveduta del quadro negoziale indebolisca il legame tra i piani nazionali e regionali e le raccomandazioni specifiche per paese, limitando la capacità del bilancio dell’Ue di promuovere riforme e investimenti». Quarto, sulle risorse proprie: «mantenerle nella discussione non è sufficiente. Occorrono progressi decisivi verso un accordo, poiché tali nuove risorse proprie sono essenziali per finanziare le priorità comuni e rimborsare NextGenerationEU senza gravare ulteriormente sui bilanci nazionali». (Mattinale Europeo)

Rapporto Draghi

Von der Leyen propone un patto contro la sovra-regolamentazione nazionale — La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha inviato una lettera ai capi di Stato e di governo in vista del Consiglio europeo, invitandoli ad aderire a un «Patto contro il gold-plating». Cosa si nasconde dietro questa oscura definizione? La sovra-regolamentazione nazionale: alcuni Stati membri aggiungono regole su regole quando recepiscono la legislazione europea, creando nuovi ostacoli al mercato unico invece di rimuoverli.

«Una norma concordata a livello europeo non può diventare più complessa in fase di recepimento o attuazione a livello nazionale», ha scritto von der Leyen: «il Patto impegnerebbe gli Stati membri e le istituzioni dell’Ue a rispettare i principi di una migliore regolamentazione a ogni livello di governo». Il rischio è che il Patto si riduca a un’enunciazione di buoni principi. Von der Leyen vuole che gli Stati membri spieghino perché vanno «oltre quanto richiesto dalla normativa dell’Unione». La Commissione intende introdurre un meccanismo di «revisione ed eliminazione» nell’ambito del Semestre europeo per individuare i settori in cui i requisiti nazionali impongono oneri gravosi o ostacolano le attività transfrontaliere.

Eppure la Commissione dispone già di uno strumento forte contro il gold-plating. Nel suo primo mandato von der Leyen lo ha usato con grande parsimonia per non irritare le capitali. Nella sua lettera ora promette di «agire con fermezza, anche attraverso procedure di infrazione», quando i requisiti nazionali violano la normativa dell’Ue. (Mattinale Europeo)

 

MATERIE PRIME CRITICHE. UE SELEZIONA 46 PROGETTI IN 16 STATI MEMBRI TRA CUI ITALIA

RAFFORZARE COMPETITIVITÀ, AUMENTARE RESILIENZA E RIDURRE DIPENDENZA (DIRE) Roma, 9 ott. – Per rafforzare le catene di approvvigionamento dell’UE e diversificare le fonti di materie prime critiche, la Commissione europea ha annunciato oggi la selezione di 46 nuovi progetti strategici in 16 Stati membri. I nuovi progetti strategici sono situati in Belgio, Bulgaria, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lituania, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Spagna e Svezia. I progetti contribuiranno al conseguimento degli obiettivi fissati dal regolamento sulle materie prime critiche (Critical Raw Materials Act – CRMA), secondo cui, entro il 2030, la capacità dell’UE dovrà essere sufficiente a soddisfare almeno il 10% del consumo annuo dell’Unione attraverso l’estrazione, il 40% attraverso la trasformazione e il 25% attraverso il riciclaggio delle materie prime strategiche. L’obiettivo è rafforzare la competitività dell’UE, aumentarne la resilienza e ridurre la dipendenza da un unico fornitore. I progetti coprono diverse fasi della catena del valore delle materie prime: otto riguardano l’estrazione, 11 la lavorazione e 19 il riciclaggio. Ci sono inoltre otto progetti integrati: tre che combinano estrazione e lavorazione e cinque che combinano lavorazione e riciclaggio, a sostegno dell’approccio dell’UE basato su una catena del valore integrata. I progetti riguardano 15 delle 17 materie prime strategiche individuate dal CRMA

“Con questa seconda ondata di progetti strategici, l’Europa sta intensificando come mai prima d’ora i propri sforzi per riconquistare la sovranità sulle materie prime critiche- dice Stéphane Séjourné, vicepresidente esecutivo della Commisisone UE per la Prosperità e la Strategia industriale- Dall’adozione di RESourceEU, stiamo impiegando ogni mezzo a nostra disposizione per aprire miniere, sviluppare le nostre capacità di lavorazione e riciclaggio e mettere in sicurezza le nostre catene di approvvigionamento. Il nostro approccio è semplice: ridurre la dipendenza e aumentare la produzione in Europa. Disponiamo delle risorse, dei progetti e dei finanziamenti: ora stiamo accelerando il passo”. I progetti rafforzeranno le catene del valore europee nei settori delle batterie, della difesa e dell’aerospazio e dei magneti permanenti. Includono sette progetti sul litio, 12 sul nichel, 10 sul cobalto, cinque sul manganese e quattro sulla grafite, tutti a sostegno della catena del valore delle batterie dell’UE. I due progetti sul magnesio e i tre sul tungsteno contribuiranno ai settori della difesa e dell’aerospazio, mentre i quattro progetti sulle terre rare sosterranno la catena del valore dei magneti permanenti. Si prevede che i 46 progetti – unitamente ai 47 progetti strategici nell’UE e ai 13 progetti strategici in paesi terzi selezionati rispettivamente nel marzo e nel giugno dello scorso anno – daranno un contributo significativo al raggiungimento degli obiettivi dell’UE in materia di riduzione dei rischi e diversificazione dell’approvvigionamento di materie prime critiche. Potrebbero soddisfare pienamente i parametri di riferimento per l’estrazione di litio, nichel, terre rare, magnesio e tungsteno, nonché quelli per la lavorazione di litio e terre rare. Potrebbero inoltre coprire l’89% del parametro di riferimento per la lavorazione del cobalto e, rispettivamente, il 57% e il 51% per tungsteno e magnesio, soddisfacendo al contempo pienamente i parametri di riferimento per il riciclaggio di litio, cobalto e terre rare.

Ecco che cosa proporrà Von der Leyen contro lo shock dell’energia | e-gazette 


CONSIGLIO EUROPEO

Al Consiglio Ue è scontro sull’energia. Meloni rilancia sulla flessibilità

Capitolo uno, paragrafo nove delle conclusioni, tema, gli Ets. Non è neanche arrivata l’ora di pranzo e Consiglio Ue si arena: sul tavolo non c’è solo il mercato di scambio di emissioni di Co2, c’è il concetto di strategia energetica, in bilico tra chi non vuole arretrare dalla transizione Green e la spinta di chi, come Giorgia Meloni, chiede con crescente vigore un freno, o comunque delle eccezioni, alle politiche europee sulle rinnovabili. Lo stallo è durato praticamente tutto il giorno, lasciando aperto il testo delle conclusioni. L’accordo è arrivato nella notte: “Il Consiglio Ue invita la Commissione Ue ad aggiornare la valutazione di tutti gli impatti dell’Ets2, in particolare per quanto riguarda la sua struttura e le sue misure di salvaguardia”. Il testo “ribadisce la necessità di garantire con urgenza un mercato del carbonio ben funzionante, trasparente e prevedibile, di ridurre la volatilità del prezzo del carbonio e di mitigarne l’impatto sui prezzi dell’energia elettrica, preservando al contempo il ruolo essenziale dell’Ets”.

Apertissimo è anche il capitolo della flessibilità. La premier Meloni il tema l’ha posto, precisando che considerare il caro prezzi come fattore esterno determinante, da parte della Commissione, sarebbe necessario, sia pur entro le regole fiscali; ad appoggiarla in maniera aperta c’è stata solo la Grecia. Ursula von der Leyen è tornata a sottolineare la necessità della cautela sui conti pubblici, spiegando, al tempo stesso, come l’unica misura “nel brevissimo periodo” possa essere la proroga del regime degli aiuti di Stato per la crisi energetica. All’Europa Building l’impressione è che il vento delle campagne elettorali che impegneranno i principali Paesi europei sia già arrivato. I Nordici, che da tempo hanno fatto delle politiche green una bandiera, non hanno alcuna intenzione di cedere, e perfino l’idillio tra la danese Mette Frederiksen e Giorgia Meloni, su questo fronte, ha traballato. Germania e Francia si sono trasvestiti da mediatori e hanno accelerato un percorso di convergenza che li porterebbe a un’intesa sul futuro dell’automotive destinata a incidere sulle politiche Ue nei prossimi mesi.

Roma, sul fronte Ets, ha fatto asse con i Paesi Visegrad, chiedendo che nelle conclusioni vadano considerati degli aggiustamenti necessari per la crisi dell’energia senza deviare dagli obiettivi climatici. L’Italia non vuole smantellare l’Ets 1 né vuole rinviare ulteriormente gli Ets 2 (che riguardano immobili e trasporti, e scatteranno nel 2028), sapendo bene che la partita sarebbe persa, anche perché, sul punto, non ha la sponda di Commissione, Berlino e Parigi e delle tante capitali convinte che la vera causa del caro energia sia la dipendenza dalle fonti fossili. L’unico spiraglio, per Meloni, potrebbe essere puntare a “un’eccezione temporanea nazionale”, sull’onda dell’eccezione iberica del 2023 con la quale l’Ue concesse a Spagna e Portogallo un price cap al prezzo dell’elettricità. Le tensioni, tra i 27, non si esauriranno con il Consiglio Ue di ottobre, a prescindere dalle conclusioni finali del summit. Con una postilla: l’eliminazione tout court del punto sugli Ets.

E sul bilancio pluriennale 2028-34 il clima non è certo più sereno. Meloni, prima di approdare al summit, ha riunito nuovamente il gruppo degli Amici della Coesione (17 Paesi in totale) facendo un passo avanti in vista delle fasi decisive del negoziato. È stata redatta una dichiarazione comune per puntellare le condizioni senza le quali, per “i coesionisti”, non può esserci accordo. “Risorse sufficienti per affrontare tutte le priorità comuni, tutela della Pac sia sul piano delle risorse sia su quello delle regole di finanziamento, contribuzioni eque da parte degli Stati membri per le risorse proprie, no agli sconti sui contributi nazionali”. Roma vuole un bilancio “ambizioso” ma non vuole rimetterci; sul bilancio tutti i leader, di fatto, navigano a vista, restando sulle proprie posizioni, a cominciare da Friedrich Merz, che è tornato a chiedere tagli al bilancio. (Nomos)

Energia

L’Ue capitola di fronte alla crisi energetica — Il 15 ottobre al Consiglio europeo una cifra ha aleggiato nelle sale delle riunioni: 20.000. È il numero di posti di lavoro industriali che l’Europa perde ogni mese, ha detto ai giornalisti un diplomatico di un paese membro contribuente netto. Non riusciva a nascondere del tutto la sua frustrazione: «Tiriamo fuori questa cifra quando discutiamo di squilibri macroeconomici e di Cina. Vorrei che la citassimo anche quando parliamo di bilancio dell’Ue». Competitività, prezzi dell’energia e squilibri macroeconomici (un riferimento al massiccio deficit commerciale con la Cina) sono stati i temi centrali della prima giornata del vertice. Al cuore del dibattito, la domanda su come l’Ue possa salvaguardare quella prosperità che ne fonda la legittimità agli occhi dei cittadini. Eppure, sulla questione più urgente — quali misure adottare contro i prezzi elevati dell’energia — i 27 capi di Stato e di governo hanno potuto solo prendere atto che il loro margine di manovra è estremamente limitato.

«La Commissione europea non può garantire un aumento dell’offerta di petrolio e gas in Europa. Non è responsabile del blocco dello Stretto di Hormuz. Né determina il livello di tassazione sull’elettricità», ha dichiarato il diplomatico Ue, difendendo i vari piani d’azione della Commissione in materia di politica energetica. Eppure, a conti fatti, l’Ue è sostanzialmente impotente di fronte alla crisi di approvvigionamento più grave dai primi anni Settanta. L’ultima proposta della presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, è forse la misura di questa impotenza: ha suggerito ai leader di creare riserve strategiche comuni di gas naturale a livello europeo. Il 15 ottobre, quando le notti cominciano a farsi più fresche e la domanda inizia a salire. (Mattinale Europeo)

Il “casino” di Meloni sull’ETS — È un “casino”. Così ha detto un diplomatico europeo dopo che Giorgia Meloni ha insistito per rimettere in discussione il sistema di scambio di emissioni ETS e la sua versione ETS2, che a partire dal 2028 colpirà i carburanti e il riscaldamento. Insieme alla Polonia e agli altri membri del gruppo di Visegrád, Meloni ha cercato di modificare entrambi i sistemi. Per le imprese ha chiesto tempi più lunghi per la riduzione lineare delle emissioni nell’ETS. L’iniziativa è stata giudicata dagli altri Stati membri come un tentativo di rimettere in discussione l’intero sistema. Sull’ETS2 Meloni ha insistito per rinviare ulteriormente la sua entrata in vigore, già slittata di un anno. Italia e V4 hanno chiesto il 2030.

La loro offensiva è stata respinta dalla Svezia e da un gruppo di paesi nordici. Ma in sala si è registrata una certa esasperazione nei confronti di Meloni. L’Italia aveva anche chiesto di rivedere il meccanismo di formazione del prezzo dell’elettricità per scollegarlo da quello del gas. Sull’ETS2, le conclusioni del Consiglio europeo si limitano a chiedere alla Commissione di «aggiornare la valutazione di tutti gli impatti dell’ETS2, in particolare della sua configurazione e dei suoi meccanismi di salvaguardia». (Mattinale Europeo)

Energia e competitività. Quale menù per il prossimo Consiglio europeo – Formiche.net

Di cosa si parlerà al Consiglio Europeo: i dossier chiave per l’Ue e Italia – Policy Maker


LE ALTRE NOTIZIE/RASSEGNA STAMPA WEB

Come prepararsi a un’Unione europea allargata

EU Water Resilience Investment Accelerator | FIRST | ART-ER

Materie prime critiche: 46 nuovi progetti UE | FIRST | ART-ER

Più attenzione ai territori nelle raccomandazioni dell’Europa – Lavoce.info

MFF

Il pacchetto di risorse proprie della Commissione — La nuova nego-box della presidenza irlandese contiene un pacchetto di nuove risorse proprie identico a quello proposto dalla Commissione: parte delle entrate dell’ETS e del CBAM, una tassa sui rifiuti elettronici, un’accisa sui prodotti del tabacco e un prelievo sulle imprese con un giro d’affari annuale superiore ai 100 milioni di euro. Le entrate annuali dalle nuove risorse proprie dovrebbero ammontare a 55 miliardi di euro, riducendo così il contributo nazionale degli Stati membri.

Le proposte del Parlamento europeo per tassare i giganti del digitale, i giochi d’azzardo online e le plusvalenze dei cripto asset non sono state prese in considerazione. Nemmeno l’idea del presidente dell’Eurogruppo, Kiriakos Pierrakakis, di trasferire all’Ue parte dei proventi delle aste per l’assegnazione dello spettro per le reti 6G. La presidenza irlandese ha comunque effettuato alcuni aggiustamenti rispetto alla proposta originaria della Commissione: la quota delle entrate della CBAM destinate al bilancio dell’Ue passa dal 75 al 90%, mentre per le entrate dell’ETS è previsto un meccanismo progressivo per i paesi dell’Europa centrale e orientale. (Mattinale Europeo)

L’avvertimento del Parlamento europeo sul bilancio — Il Parlamento europeo ha respinto con forza la nuova nego-box presentata dalla presidenza irlandese. La proposta «taglia la difesa mentre le minacce si moltiplicano, riduce gli investimenti nella competitività mentre l’Europa perde terreno a livello globale e lascia agricoltori e regioni sottofinanziati», ha detto il relatore Siegfried Muresan (PPE, Romania), denunciando la marcia indietro rispetto agli sforzi della Commissione per finanziare le nuove priorità europee. «L’Europa non può assumersi maggiori responsabilità con meno risorse», ha aggiunto. 

Muresan ha chiesto ai leader di bocciare i tagli proposti durante il Consiglio europeo, lanciando un avvertimento netto: «Il Parlamento europeo non sta bluffando: questa proposta non riceverà il nostro consenso». L’accordo sul nuovo Quadro finanziario pluriennale deve ottenere la maggioranza assoluta dei voti dell’Europarlamento — e, vista la forza dei gruppi sovranisti e di estrema destra, l’esito è tutt’altro che scontato. (Mattinale Europeo)

I frugali vogliono più tagli — «Siamo ancora lontani da un accordo. L’entità della nuova proposta non costituisce una base per un’intesa», ha detto sabato il cancelliere tedesco Friedrich Merz dopo la presentazione della nego-box. «Il bilancio dell’Ue deve essere sostenibile per chi ne sostiene il peso maggiore in termini di finanziamento», ha aggiunto. Per la Svezia la proposta è «irragionevole» e il volume complessivo del bilancio «deve scendere significativamente». Secondo la Danimarca, la nego-box non riesce ad allineare il bilancio alle emergenze attuali: deterioramento della sicurezza, crisi energetica, de-industrializzazione, migrazione. «Serve molto più lavoro per creare una solida base per un nuovo Quadro finanziario pluriennale che risponda alle sfide e alle priorità attuali dell’Europa», ci ha detto un diplomatico europeo. (Mattinale Europeo)