Delega nucleare e regolamento materie critiche: al via gli esami in Commissione

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INDAGINE CONOSCITIVA AUTOPRODUZIONE FER E ACCUMULI

Si sono svolte martedì 20 gennaio, presso la Commissione Ambiente del Senato, le audizioni nell’ambito dell’indagine conoscitiva sull’autoproduzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, sui sistemi di accumulo e sull’evoluzione tecnologica del settore. Numerosi operatori e associazioni hanno evidenziato opportunità, criticità e priorità per accelerare la transizione energetica italiana.

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(Immagine tratta da Settenews.net)

D.LGS BATTERIE E RIFIUTI BATTERIE

Le Commissioni Bilancio e Politiche dell’UE della Camera hanno concluso il 21 gennaio l’esame, in sede consultiva, dello schema di decreto legislativo recante disposizioni per l’adeguamento della normativa nazionale al regolamento (UE) 2023/1542, relativo alle batterie e ai rifiuti di batterie, che modifica la direttiva 2008/98/CE e il regolamento (UE) 2019/1020 e abroga la direttiva 2006/66/CE (Atto n. 344). Espresso il parere di competenza.

Il contenuto del decreto rappresenta un tema caldissimo, sia per l’industria che per gli obiettivi di economia circolare dell’Italia. L’Atto del Governo n. 244 (comunemente citato come schema di decreto batterie) è stato al centro di intense discussioni anche nelle Commissioni parlamentari (Ambiente e Attività Produttive) proprio in questi giorni.

Ecco un resoconto sintetico dei punti chiave emersi dal dibattito.


Il contesto: dal regolamento UE al decreto nazionale

Il decreto ha l’obiettivo di “mettere a terra” il Regolamento (UE) 2023/1542, una normativa ambiziosa che guarda all’intero ciclo di vita delle batterie: dalla progettazione al recupero dei materiali critici (litio, cobalto, nichel).

L’Italia, con questo schema di decreto, deve definire:

  • Le autorità competenti per la vigilanza.

  • Il sistema sanzionatorio.

  • Le modalità di gestione dei rifiuti di batterie (EPR – Responsabilità Estesa del Produttore).


I punti cardine del dibattito parlamentare

1. La governance e la vigilanza del mercato

Uno dei temi più discussi riguarda chi debba controllare cosa. Il decreto individua nel Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) l’autorità capofila, ma il dibattito si è concentrato sulla necessità di un coordinamento efficace con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT).

  • La criticità: Evitare sovrapposizioni burocratiche che possano rallentare l’immissione sul mercato di nuove tecnologie.

2. Il Sistema delle Sanzioni

Le Commissioni hanno analizzato con attenzione l’apparato sanzionatorio. Le multe previste per la mancata conformità ai requisiti di sostenibilità (come l’impronta di carbonio o i livelli minimi di materiale riciclato) sono state giudicate da alcuni gruppi parlamentari come potenzialmente troppo onerose per le PMI, chiedendo una maggiore gradualità.

3. Semplificazione e Registri

Si è discusso molto dell’iscrizione dei produttori al Registro Nazionale. L’obiettivo emerso è quello di digitalizzare il più possibile i processi per garantire la tracciabilità senza affogare le imprese nella “paperwork”.

4. Gestione dei Rifiuti e Consorzi

Il dibattito ha toccato il ruolo dei sistemi collettivi (consorzi) per il fine vita delle batterie. I parlamentari hanno sottolineato l’importanza di:

  • Garantire la trasparenza dei costi ambientali.

  • Assicurare che l’Italia mantenga la sua leadership nel riciclo, trasformando i rifiuti in “miniere urbane” di materie prime critiche.


Sintesi delle richieste emerse

In questa settimana di audizioni e confronti, le osservazioni principali inviate al Governo si riassumono in tre parole d’ordine:

  1. Chiarezza: Definire meglio i confini tra batterie “portatili”, “per mezzi di trasporto leggeri” (LMT) e “industriali”.

  2. Supporto: Prevedere incentivi o percorsi agevolati per l’adeguamento tecnologico delle filiere nazionali.

  3. Tempistiche: Allineare i decreti attuativi nazionali con le scadenze europee per evitare vuoti normativi.


PROPOSTA DI REGOLAMENTO UE MATERIE CRITICHE

La Commissione Industria e Agricoltura del Senato ha iniziato il 20 gennaio l’esame, in sede consultiva, della proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (UE) 2024/1252 (COM (2025) 946 definitivo).  

La proposta di regolamento COM(2025) 946 definitivo, presentata dalla Commissione europea, mira a modificare il Regolamento (UE) 2024/1252 (noto come Critical Raw Materials Act – CRMA).

Sintesi dei contenuti della proposta COM(2025) 946

Sebbene il Regolamento (UE) 2024/1252 sia entrato in vigore solo il 23 maggio 2024, la nuova proposta di modifica interviene per aggiornare e rafforzare il quadro normativo sull’approvvigionamento sicuro e sostenibile delle materie prime critiche. I punti salienti includono:

  • Aggiornamento degli elenchi: La proposta mira a rendere più dinamico il processo di aggiornamento degli elenchi di materie prime “critiche” e “strategiche” (attualmente rispettivamente 34 e 17) per rispondere rapidamente alle variazioni del mercato e del rischio geopolitico.

  • Rafforzamento della circolarità: Si punta a potenziare le disposizioni relative al riciclaggio e al recupero dei materiali dai rifiuti, per garantire che una quota crescente del fabbisogno europeo (l’obiettivo attuale è il 25% entro il 2030) sia soddisfatta da fonti interne secondarie.

  • Semplificazione per i Progetti Strategici: Ulteriori misure per accelerare le procedure di autorizzazione per i progetti considerati strategici, garantendo loro un trattamento prioritario a livello nazionale.

  • Monitoraggio dei rischi: Implementazione di strumenti più avanzati per la Commissione e gli Stati membri per monitorare le interruzioni delle catene di approvvigionamento e coordinare le scorte strategiche.

Il dibattito parlamentare sulla proposta di modifica è entrato nel vivo nelle ultime settimane:

  • Senato della Repubblica: La 9ª Commissione permanente (Industria, agricoltura e produzione agroalimentare) ha ufficialmente avviato l’esame della proposta COM(2025) 946 in sede consultiva il 20 gennaio 2026.

  • Focus del dibattito: Il confronto parlamentare si sta concentrando sulla necessità di bilanciare la velocità delle autorizzazioni per l’estrazione e il riciclo con la tutela ambientale e la trasparenza, temi già sollevati criticamente da alcuni settori della società civile.

  • Attuazione nazionale: Parallelamente, l’Italia sta lavorando all’attuazione del regolamento originario (DL n. 84/2024) attraverso l’aggiornamento della Carta mineraria nazionale (prevista entro maggio 2025) e il rafforzamento del Tavolo Tecnico Materie Prime Critiche presso il MIMIT e il MASE.

L’attenzione resta alta sulla capacità del sistema industriale italiano di intercettare i finanziamenti europei per i progetti strategici di trasformazione e riciclo, dove l’Italia vanta già una posizione di eccellenza.


DECRETO DIRETTIVA RED III

È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 20 gennaio il Decreto legislativo 9 gennaio 2026, n. 5 , recante l’attuazione della Direttiva (UE) 2023/2413 (RED III) sulla promozione dell’energia da fonti rinnovabili.
Il provvedimento, approvato in via definitiva dal Consiglio dei Ministri del 29 dicembre scorso, dà attuazione alla Direttiva europea che modifica la Direttiva (UE) 2018/2001, il Regolamento (UE) 2018/1999 e la Direttiva 98/70/CE, abrogando contestualmente la Direttiva (UE) 2015/652.
Il testo definitivo tiene conto dei pareri espressi dalle competenti Commissioni parlamentari e dell’intesa sancita in Conferenza Unificata. Tra le principali novità, è stata reintrodotta la disposizione relativa alle fonti rinnovabili nei trasporti, con un esplicito riferimento al ruolo strategico dei biocarburanti e dell’idrogeno.
Le disposizioni del decreto entreranno in vigore il prossimo 4 febbraio. (Anci.it)


DECRETO MILLEPROROGHE

 È stato incardinato nelle commissioni Affari costituzionali e Bilancio della Camera il dl Milleproroghe, recante “Disposizioni urgenti in materia di termini normativi”. Relatori del provvedimento sono, per la I commissione, i deputati Simona Bordonali (Lega) e Alessandro Colucci (Nm) e, per la V, Giovanni Luca Cannata (FdI) e Mauro D’Attis (FI).

In settimana si sono svolte le audizioni e avviata la discussione generale. Giovedì 22 è scaduto il termine per la presentazione degli emendamenti. Martedì 27 gennaio, è attesa la comunicazione sulle ammissibilità.

Audizione ANCI


DDL DELEGA NUCLEARE

Il Disegno di Legge Delega per il nucleare sostenibile (A.C. 2669) rappresenta uno dei pilastri della strategia energetica nazionale a lungo termine. Nell’ultima settimana, il dibattito si è concentrato presso la Commissione X (Attività Produttive) e la Commissione VIII (Ambiente) della Camera, che hanno avviato l’esame del provvedimento presentato dal Governo.

Ecco una sintesi dei contenuti e dei punti di attrito emersi durante i lavori parlamentari.


I contenuti del Ddl Delega

Il provvedimento non prevede la costruzione di centrali di vecchia generazione, ma delega il Governo ad adottare, entro 12 mesi, uno o più decreti legislativi per definire il quadro normativo per il “nuovo nucleare”.

  • Tecnologie target: Il focus è esclusivamente sugli SMR (Small Modular Reactors) e gli AMR (Advanced Modular Reactors), oltre che sulla futura fusione nucleare.

  • Governance: Creazione di un’autorità di regolamentazione indipendente e potenziamento dell’ISIN (Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare).

  • Localizzazione: Criteri per l’individuazione delle aree idonee, con un meccanismo di coinvolgimento degli enti locali.

  • Ricerca e Formazione: Piani per il rafforzamento delle competenze scientifiche e industriali italiane nel settore.


Il dibattito in commissione: punti di scontro e confronto

1. La definizione di “Nucleare Sostenibile”

Gran parte della discussione si è concentrata sull’aggettivo “sostenibile”.

  • La Maggioranza: Sostiene che il nucleare sia indispensabile per la decarbonizzazione e la stabilità della rete, agendo come “carico di base” complementare alle rinnovabili.

  • L’Opposizione: Contesta l’uso del termine sostenibilità, citando i tempi lunghi di realizzazione e i costi elevati, oltre all’incertezza sulla maturità commerciale degli SMR.

2. La questione delle scorie e il Deposito Nazionale

Un tema inevitabile e centrale nel dibattito parlamentare è stato il Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi.

  • Molti commissari hanno sottolineato che, prima di legiferare su nuove produzioni, l’Italia deve risolvere l’impasse decennale sulla localizzazione del deposito per i rifiuti esistenti (di origine medica e industriale).

  • È stata chiesta maggiore chiarezza sulla gestione delle future scorie derivanti dai piccoli reattori modulari.

3. Sicurezza e coinvolgimento del territorio

Il dibattito ha toccato il delicato tema del consenso informato.

  • È emersa la proposta di rafforzare i processi di consultazione pubblica per evitare che la scelta dei siti diventi terreno di scontro permanente con le Regioni e i Comuni.

  • Alcuni emendamenti suggeriti mirano a garantire che la sicurezza nucleare sia sovraordinata a qualsiasi logica di mercato.


Prossimi passi

Il percorso parlamentare è ancora nelle fasi iniziali di audizione. Le Commissioni dovranno ora valutare i pareri dei tecnici e delle associazioni ambientaliste per procedere alla votazione degli emendamenti.

Lo stato attuale:

  • Iter: Esame in Commissione (Referente).

  • Focus immediato: Definizione della “catena di comando” tra Ministero dell’Ambiente e nuova Autorità per la sicurezza.


(Foto tratta dal sito laCostituzione.info)

AUTONOMIA DIFFERENZIATA: INDAGINE CONOSCITIVA DETERMINAZIONE DEI LEP

AUTONOMIA. UPB: INSERIRE LEP IN STRATEGIA FEDERALISMO FISCALE

L’UPB ha auspicato che “la determinazione dei LEP venga inserita in una strategia complessiva di completamento del federalismo fiscale”. E’ quanto ha sottolineato il consigliere dell’Upb, Giampaolo Arachi, nel corso dell’audizione in Commissione Affari Costituzionali del Senato sul ddl delega al governo per la determinazione dei Livelli essenziali di prestazioni (Lep). Per l’Upb “ciò implica, in sintesi, un maggiore raccordo tra i LEP del regionalismo differenziato e quelli già definiti o in via di definizione nel federalismo simmetrico, una programmazione pluriennale coerente con i vincoli di bilancio e indirizzata ad assicurare certezza delle risorse, il coordinamento tra livelli di governo e la presenza di un sistema di monitoraggio puntuale, capace di individuare responsabilità chiare e di attivare correttivi efficaci in caso di inadempienze”. Nell’audizione tenuta dal Consigliere dell’UPB Giampaolo Arachi, dopo una breve ricostruzione del quadro generale e normativo e una discussione dei criteri e delle tempistiche per la determinazione dei LEP, sono stati approfonditi diversi aspetti che non risultano pienamente definiti, come la quantificazione dei fabbisogni standard, l’individuazione di adeguate forme di monitoraggio e di strumenti correttivi, oltre al tema del coordinamento con il federalismo simmetrico e degli effetti sulla finanza pubblica nazionale e territoriale. (Agenzia Dire).

LEP. UPI: PIENO COINVOLGIMENTO PROVINCE NELL’ATTUAZIONE DELLA DELEGA

“La determinazione dei LEP dovrebbe essere realizzata attraverso una procedura approfondita e organica, da svolgersi in tempi adeguati, preceduta preliminarmente dall’individuazione delle funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane e accompagnata dalla quantificazione delle risorse necessarie così da non compromettere in alcun modo l’erogazione dei servizi essenziali su tutto il territorio”. Lo ha detto il Presidente di UPI, Pasquale Gandolfi, intervenendo in audizione alla Commissione Affari costituzionali del Senato sul disegno di legge delega per la determinazione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni. “Comprendiamo le intenzioni del Governo – ha detto Gandolfi – per cui questo disegno di legge è funzionale a riprendere il percorso di attuazione della riforma dell’autonomia regionale, recependo le indicazioni della Corte Costituzionale. Tuttavia, la nostra preoccupazione è che la tempistica stringente prevista per la determinazione dei LEP e la mancanza della quantificazione delle risorse necessarie, rischi di portare a individuare livelli essenziali di prestazione minimi, accentuando così i divari territoriali già oggi esistenti nel Paese”. “Per questo – ha aggiunto Gandolfi – come UPI riteniamo essenziale la previsione di ulteriori garanzie, anche attraverso il pieno coinvolgimento delle autonomie territoriali in tutto il percorso di definizione dei decreti attuativi del disegno di legge delega, prevedendo nell’ambito della Conferenza unificata, la costituzione di una sede di raccordo istituzionale strutturata, che possa accompagnare tutto il percorso di attuazione della delega e di monitoraggio dell’impatto dei LEP determinati su tutte le istituzioni della Repubblica. Resta per le Province essenziale e urgente – ha poi concluso il Presidente di UPI – procedere con urgenza all’attuazione del federalismo fiscale, prevedendo un nuovo sistema di autonomia finanziaria e tributarie per tutti gli enti territoriali, e che sia finalmente ripreso e portato all’approvazione del Consiglio dei ministri e all’esame del Parlamento il disegno di legge di revisione del TUEL”. (Agenzia Dire).

Audizione ANCI

Memorie per le audizioni nell’ambito dell’indagine conoscitiva sul disegno di legge A.S.1623 Delega al Governo per la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni UIL, CISL, Svimez, UPI, ANCI, UNCEM – dicembre 2025-gennaio 2026


DAL GOVERNO

Conto termico 3.0: le regole applicative approvate dal MASE

Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha approvato le Regole Applicative del Conto Termico 3.0, relative al Decreto Ministeriale del 7 agosto 2025.

Il Conto Termico 3.0, o nuovo Conto Termico, incentiva interventi di piccole dimensioni per l’incremento dell’efficienza energetica e per la produzione di energia termica da fonti rinnovabili con una dotazione finanziaria di 900 milioni di euro annui, erogati con un sostegno in conto capitale fino a un massimo del 65% delle spese ammissibili.

Il documento, che pubblichiamo, fornisce, inoltre, precisazioni in merito alla disciplina transitoria dal precedente D.M. 16 febbraio 2016.

In particolare, per tutti gli interventi ammissibili alla previgente disciplina e realizzati entro il 25 dicembre 2025, la richiesta di accesso agli incentivi relativi al D.M. 16 febbraio 2016 deve essere trasmessa entro 60 giorni dalla conclusione degli interventi.

Inoltre, per gli interventi realizzati dalle imprese, i cui lavori siano stati avviati dal 7 agosto 2025 e non siano stati ancora conclusi alla data del 25 dicembre 2025, fino all’entrata in esercizio del nuovo Portaltermico, è possibile inviare la “richiesta preliminare di accesso agli incentivi”  (comma 3 dell’Articolo 25 del D.M. 7 Agosto 2025) tramite PEC all’indirizzo preliminareimpreseCT3@pec.gse.it.

GSE Regole Applicative CT 3.0

Conto Termico 3.0, le Regole Applicative. Scheda


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Rassegna parlamentare a cura di MF