DAL GOVERNO

Il Governo ha varato il decreto bollette che per Meloni vale 5 miliardi
Alla fine, il decreto-legge sulle bollette è stato varato dal Governo. Per la premier Giorgia Meloni vale 5 miliardi, fra risparmi e benefici per famiglie e imprese. Dentro ci sono la sterilizzazione della tassa europea sulle emissioni Ets dal costo del gas per i produttori elettrici e misure per favorire i contratti di fornitura di lungo periodo di rinnovabili, che sono le fonti più economiche, disaccoppiando di fatto il costo delle fonti pulite da quello del gas. Si rafforzano i bonus. C’è la possibilità per le aziende elettriche di tagliare volontariamente le bollette di almeno 60 euro ai consumatori con Isee fino a 25mila euro e di spalmare nel tempo gli incentivi alle rinnovabili. È previsto un bonus elettrico ulteriore da 115 euro all’anno per le famiglie vulnerabili, quelle con Isee fino a 10mila euro, che si aggiunge ai 200 euro già previsti, salendo così a 315 euro. Ma nel decreto-legge approvato in Cdm c’è anche un aumento a sorpresa dell’Irap del 2% per le imprese energetiche, per finanziare il taglio degli oneri di sistema in bolletta. Come era stato anticipato, verrà venduto il gas stoccato durante la crisi energetica del 2022 per eliminare la differenza di prezzo (spread) fra il gas alla borsa europea Ttf e a quella italiana Psv. Il decreto prevede una “gas release” a prezzo calmierato per le industrie energivore e misure di sostegno alle piccole e medie imprese, con la revisione degli incentivi del Conto energia.
Ci sono anche una razionalizzazione delle procedure per la realizzazione dei “Data Center” e per l’accelerazione nello sviluppo delle rinnovabili, con una norma per evitare la “saturazione virtuale della rete”. Ieri “il Governo ha approvato un provvedimento molto significativo”, ha commentato la premier Giorgia Meloni, “che tocca una delle priorità che c’eravamo dati dall’inizio, cioè fare il possibile per ridurre il peso delle bollette su famiglie e imprese. È un decreto che avrà un impatto rilevante, e che garantirà risparmi e benefici diretti nell’ordine di oltre 5 miliardi di euro”. Il Ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto, che ha presentato il decreto, ha commentato che con il provvedimento “interveniamo su una priorità assoluta: garantire energia a prezzi più bassi per famiglie e imprese, con risparmi effettivi”. Il Ministro delle Imprese e del made in Italiy Adolfo Urso ha parlato di “benefici concreti a oltre 4 milioni di imprese e 2 milioni e 700 mila famiglie”. L’opposizione ha subito bocciato il decreto. (Nomos)
DL ENERGIA. APPROVATO IN CDM, PICHETTO: RISPARMI EFFETTIVI PER COMPETITIVITÀ E CRESCITA
MISURE PER CONTENERE IMPATTO PREZZI SU FAMIGLIE E IMPRESE, NONCHÉ LA DECARBONIZZAZIONE (DIRE) Roma, 18 feb. – Abbassare le bollette delle famiglie, contenere i costi energetici per la competitività delle imprese e favorire la decarbonizzazione delle industrie: sono gli obiettivi del decreto approvato in Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto. “Con questo provvedimento, che vale oltre tre miliardi di euro- spiega Pichetto- interveniamo su una priorità assoluta: garantire energia a prezzi più bassi per famiglie e imprese, con risparmi effettivi. Il governo ha scelto ancora una volta la strada della concretezza, per la competitività del sistema Paese e per la crescita economica”. Per i nuclei vulnerabili, che già percepiscono il bonus sociale da 200 euro l’anno, il provvedimento prevede nel 2026 uno sconto in bolletta fino a 115 euro. Anche le famiglie residenti con ISEE inferiore ai venticinquemila euro annui potranno ottenere sconti in bolletta, su impulso delle imprese venditrici. Altro ambito del decreto è il supporto alle piccole e medie imprese, con la revisione dei meccanismi incentivanti del Conto energia, modifiche dei tempi di versamento degli oneri da parte dei distributori, misure per disaccoppiare il prezzo dell’elettricità da quello del gas per garantire energia rinnovabile a prezzi ridotti, promuovendo il ricorso ai “Power Purchase Agreements”. A sostegno di famiglie e imprese, con l’obiettivo di contenere l’impatto delle bollette, è previsto un meccanismo di riduzione del costo di produzione dell’energia elettrica da parte degli impianti termoelettrici, assieme alla razionalizzazione del sistema dei prezzi minimi garantiti per le bioenergie. Si prevedono anche misure per rafforzare la concorrenza nei mercati all’ingrosso. Per consentire una riduzione del prezzo del gas, viene attivato un servizio di liquidità gestito da SNAM, che permetterà di eliminare l’attuale differenziale, più alto di circa due euro al megawattora, tra il punto di scambio virtuale italiano (PSV) e il prezzo del gas europeo (TTF). È inoltre prevista la vendita di gas stoccato sul mercato e una “gas release”, con l’obiettivo di sostenere i clienti finali industriali. Trovano spazio nel provvedimento una razionalizzazione delle procedure per la realizzazione dei Data Center e per l’accelerazione nello sviluppo delle rinnovabili, con una norma per evitare la “saturazione virtuale della rete”.
Che cosa c’è nel nuovo decreto Bollette – Policy Maker
Decreto Bollette, cosa cambia per consumatori e imprese – Startmag
Cosa dicono e non dicono le aziende sul decreto Bollette – Startmag
D.LGS TUTELA PENALE AMBIENTALE
Diverse Commissioni di Camera e Senato hanno proseguito il 18 febbraio l’esame, in sede consultiva, dello schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2024/1203, sulla tutela penale dell’ambiente, che sostituisce le direttive 2008/99/CE e 2009/123/CE (Atto n. 375).
L’ultima settimana è stata particolarmente intensa per l’esame dell’Atto del Governo n. 375, lo schema di decreto legislativo che recepisce la Direttiva (UE) 2024/1203. Questo provvedimento segna il più importante aggiornamento del codice penale in materia ambientale dal 2015.
Il dibattito si è concentrato presso la 2ª Commissione Giustizia del Senato (con il senatore Potenti come relatore) e la rispettiva commissione alla Camera, con il coinvolgimento delle Commissioni Ambiente e Politiche UE.
Ecco i punti chiave emersi dalla discussione parlamentare tra il 13 e il 20 febbraio 2026:
1. Il recepimento dell’ “Ecocidio”
Il cuore del dibattito riguarda l’introduzione dei cosiddetti “reati qualificati”, che la direttiva UE identifica come condotte paragonabili all’ecocidio.
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La novità: Si sta discutendo l’inserimento nel Codice Penale di una fattispecie che punisce i danni “diffusi, gravi e irreversibili” (o duraturi) agli ecosistemi.
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Punto di attrito: La maggioranza punta a integrare queste previsioni nel già esistente delitto di Disastro Ambientale (art. 452-quater c.p.), mentre le opposizioni e alcune audizioni tecniche spingono per una norma autonoma più severa, come richiesto esplicitamente dal Parlamento Europeo.
2. Nuovi reati e “lacune” colmate
Nel corso delle audizioni di questa settimana (in particolare quella del 18 febbraio), sono state presentate proposte emendative per inserire condotte inizialmente “dimenticate” o poco valorizzate nello schema originale:
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Estrazione illecita di risorse idriche: Un tema caldissimo vista la siccità. Si chiede di punire penalmente i grandi prelievi abusivi che danneggiano lo stato ecologico dei corpi idrici.
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Deforestazione e Gas Fluorurati: Il dibattito ha confermato l’introduzione di pene specifiche (reclusione fino a 5 anni) per chi immette sul mercato prodotti legati alla deforestazione o viola le norme sui gas a effetto serra.
3. Responsabilità delle Imprese (D.Lgs. 231/2001)
È un punto critico per il settore industriale. Lo schema di decreto amplia enormemente l’elenco dei “reati presupposto”:
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Le sanzioni: Il Governo ha scelto di mantenere il sistema delle “quote” per le multe alle aziende, ma il dibattito parlamentare sta valutando se questo sia coerente con la Direttiva UE, che suggerisce invece sanzioni calcolate in percentuale sul fatturato globale (fino al 3% o 5%). Molte imprese temono che questo criterio possa essere recepito nel parere definitivo delle Commissioni.
4. Il Sistema di Coordinamento Nazionale
È emersa la necessità di rendere operativo il Sistema di coordinamento nazionale per il contrasto alla criminalità ambientale.
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Il Parlamento sta discutendo il ruolo del Procuratore Generale presso la Cassazione come perno di questo sistema per centralizzare i dati sui crimini ambientali, che l’Italia dovrà inviare ogni anno a Bruxelles.
Sintesi dei prossimi passi
| Organo | Stato dell’Atto | Scadenza Parere |
| Commissione Giustizia (Senato) | Seguito esame (Rel. Potenti) | 2 marzo 2026 |
| Commissione Giustizia (Camera) | Esame in corso | 2 marzo 2026 |
| Consiglio dei Ministri | Approvazione definitiva | Maggio 2026 (termine UE) |
Il dibattito di questi giorni ha evidenziato una forte spinta per estendere le aggravanti quando i reati colpiscono aree protette o causano il pericolo per la vita umana, portando gli aumenti di pena fino alla metà del massimo edittale.
Le audizioni svolte tra il 17 e il 19 febbraio 2026 presso le Commissioni Giustizia di Camera e Senato hanno visto un confronto molto acceso tra il mondo delle associazioni ambientaliste, gli esperti giuridici e i rappresentanti delle categorie produttive.
Ecco i dettagli salienti emersi dai diversi fronti:
1. Il fronte delle Associazioni Ambientaliste (Legambiente, WWF, Greenpeace)
Le associazioni hanno espresso un giudizio positivo sull’ampliamento dei reati, ma hanno sollevato forti criticità sulla “timidezza” del recepimento:
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Critica sull’Ecocidio: Hanno contestato la scelta di non inserire un reato autonomo di “Ecocidio”. Secondo le associazioni, limitarsi ad aggiornare l’art. 452-quater (disastro ambientale) non soddisfa pienamente il mandato della Direttiva (UE) 2024/1203, che richiede sanzioni per condotte che causano danni “catastrofici” anche senza un immediato pericolo per la pubblica incolumità.
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Prescrizione: Hanno chiesto che per i nuovi “reati qualificati” (quelli più gravi) i termini di prescrizione siano raddoppiati o sospesi dal momento della scoperta del danno, e non dal momento della condotta, poiché i danni ambientali spesso emergono dopo decenni.
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Tutela dei “Whistleblower”: È stata chiesta una protezione rafforzata per chi segnala crimini ambientali all’interno delle aziende, per evitare ritorsioni che oggi scoraggiano le denunce.
2. Il fronte del mondo industriale (Confindustria e rappresentanze di settore)
La preoccupazione principale riguarda la certezza del diritto e l’impatto economico:
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Indeterminatezza delle norme: I rappresentanti dell’industria hanno espresso timore per l’uso di termini come “danno rilevante” o “grave deterioramento”, considerati troppo vaghi. Hanno chiesto definizioni tecniche precise per evitare che ogni attività industriale possa essere potenzialmente soggetta a inchieste penali basate su interpretazioni soggettive dei magistrati.
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Responsabilità 231 e sanzioni sul fatturato: Confindustria ha ribadito la ferma opposizione al calcolo delle multe in percentuale sul fatturato globale del gruppo. Hanno proposto di mantenere il sistema delle quote (già previsto dal D.Lgs. 231/2001) per non colpire in modo sproporzionato le aziende italiane che operano in mercati internazionali.
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Clausola di non punibilità: È stata proposta l’introduzione di una clausola di esclusione della punibilità per le imprese che dimostrino di aver rispettato integralmente le prescrizioni delle autorizzazioni ambientali (es. AIA o VIA) vigenti al momento del fatto.
3. Esperti Giuridici e Magistratura (Audizioni tecniche)
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Coordinamento delle Procure: I rappresentanti della magistratura (tra cui esponenti della DNA – Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo) hanno sottolineato l’importanza del sistema di coordinamento. Hanno chiesto che il reato di “traffico illecito di rifiuti” venga sempre più trattato con strumenti investigativi simili a quelli del crimine organizzato (intercettazioni, operazioni sotto copertura).
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Il concetto di “Pericolo di Danno”: Molti giuristi hanno suggerito di punire non solo il danno avvenuto, ma anche la creazione di un pericolo concreto, per permettere alla polizia giudiziaria di intervenire prima che l’ecosistema venga compromesso irrimediabilmente.
4. Il tema dell’estrazione di risorse (Focus Acqua)
Nelle audizioni di mercoledì 18 febbraio, diversi esperti hanno insistito affinché il decreto legislativo includa esplicitamente il reato di prelievo illegale di acque superficiali o sotterranee quando questo avviene in violazione di obblighi specifici e causa un calo significativo della falda o del deflusso dei fiumi. Questo punto è stato accolto con interesse da diversi parlamentari, che potrebbero inserirlo nelle “Osservazioni” finali al Governo.
In sintesi: Mentre gli ambientalisti chiedono di usare il pugno di ferro per prevenire l’ecocidio, le imprese chiedono che la legge sia uno “scudo” per chi opera nel rispetto delle regole, evitando che la transizione ecologica si trasformi in una paralisi giudiziaria.
DECRETO MILLEPROROGHE
Il dibattito sul Decreto Milleproroghe 2026 (D.L. 31 dicembre 2025, n. 200) è entrato nel vivo proprio in questi giorni (16-20 febbraio 2026) presso le Commissioni Affari Costituzionali e Bilancio, dove sono stati segnalati gli emendamenti “prioritari”.
In ambito ambientale, il confronto parlamentare si è concentrato sulla necessità di bilanciare le scadenze del PNRR con le difficoltà operative degli enti locali e delle imprese. Ecco i principali aggiornamenti:
1. Riuso Acque Reflue e Gestione Idrica
Come abbiamo accennato in precedenza, il dibattito parlamentare ha confermato l’importanza della proroga al 31 dicembre 2026 per le procedure semplificate di riutilizzo delle acque reflue depurate per scopi irrigui.
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Novità dell’ultima settimana: È in discussione un emendamento che mira a estendere queste semplificazioni anche ad alcuni usi industriali e civili (come il lavaggio delle strade e l’irrigazione del verde pubblico), per massimizzare il risparmio idrico in vista dell’estate 2026.
2. Tracciabilità dei Rifiuti (RENRI)
Il passaggio al nuovo Registro Elettronico Nazionale sulla Tracciabilità dei Rifiuti è uno dei temi più caldi.
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Stato del dibattito: Il Governo ha confermato lo slittamento dei termini per l’iscrizione a regime per le imprese con meno di 50 dipendenti. In Commissione, le associazioni di categoria stanno spingendo per una moratoria sulle sanzioni per tutto il 2026, sostenendo che i test di interoperabilità tra i software gestionali privati e il sistema centrale del Ministero presentano ancora delle criticità tecniche.
3. Dissesto Idrogeologico e Commissari
Il dibattito si è focalizzato sulla continuità operativa.
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Proroga dei Commissari: È stata confermata la proroga per le strutture commissariali che gestiscono gli interventi di contrasto al dissesto idrogeologico. La discussione si è spostata sulla richiesta di rafforzare gli organici tecnici di queste strutture (i cosiddetti “esperti PNRR”) la cui scadenza contrattuale era prevista per metà 2026, proponendo un’estensione fino alla fine dell’anno per non perdere le competenze acquisite.
4. Bonifiche dei “Siti Orfani”
Le Commissioni stanno valutando una proroga dei termini per l’impegno delle risorse destinate alla bonifica dei siti contaminati per i quali non è individuabile il responsabile (Siti Orfani).
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Punto critico: Molti Comuni hanno segnalato l’impossibilità di rispettare i target intermedi del PNRR a causa dell’aumento dei costi delle materie prime. Il dibattito verte sulla possibilità di rimodulare i cronoprogrammi senza incorrere nel definanziamento europeo.
5. Bonus Verde e Qualità dell’Aria
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Bonus Verde: È quasi certa la proroga della detrazione IRPEF del 36% per la cura di giardini e terrazzi. Il dibattito sottolinea come questa misura contribuisca alla mitigazione delle “isole di calore” urbane.
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Emissioni Industriali: Si discute la proroga dei termini per l’adeguamento dei grandi impianti di combustione civile ai nuovi limiti di emissione, per dare più tempo alle amministrazioni condominiali e alle aziende di accedere ai fondi per l’efficientamento energetico.
6. Plastic e Sugar Tax
Sebbene siano misure fiscali, il dibattito ha una forte valenza ambientale.
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Orientamento: Sembra prevalere l’orientamento per un ulteriore rinvio al 1° gennaio 2027. Molti parlamentari sostengono che, in questa fase di recepimento della Direttiva sulla tutela penale dell’ambiente (che già impone nuovi oneri), aggiungere ulteriori tasse sui materiali plastici metterebbe in crisi la filiera del packaging.
Sintesi dei tempi
L’iter del Milleproroghe deve concludersi con la conversione in legge entro il 1° marzo 2026. I prossimi giorni saranno decisivi per capire quali emendamenti “ambientali” entreranno nel testo finale che andrà al voto in Aula.
MILLEPROROGHE. AVS: SALTANO CENTRALI A CARBONE E PIOMBINO, MOLTO BENE
“Il Decreto Milleproroghe chiuso in commissione non ha approvato per questioni procedurali i due emendamenti a nostro avviso molto preoccupanti che riguardavano la proroga delle centrali a carbone e del rigassificatore di Piombino. Si tratta di due emendamenti ‘monstre’ che, ancora una volta, intendono rimettere il nostro paese sulla strada del fossile mentre l’unica via per il futuro, e per abbattere il costo dell’energia e delle nostre bollette, é il green: ad esempio, sbloccare subito 20 GW di energia eolica on shore e off shore. Sappiamo che si tratta di una battaglia apertissima perché questo Governo intende riportare indietro le lancette dell’orologio, penalizzando gli interessi economici di oggi e la salvaguardia del domani”. Così Marco Grimaldi e Filiberto Zaratti, capigruppo di AVS nelle commissione Bilancio e Affari costituzionali della Camera. ( Agenzia Dire)
MILLEPROROGHE. BRAGA: CAOS IN COMMISSIONE, GOVERNO SVILISCE LAVORI PARLAMENTARI
“Il modo con cui il Governo sta affrontando il decreto Milleproroghe rappresenta l’ennesima mortificazione del ruolo del Parlamento”. Lo afferma Chiara Braga, capogruppo del Partito Democratico alla Camera dei Deputati, davanti all’ennesimo rinvio dell’inizio dei lavori della Commissione Affari Costituzionali. “La Commissione è bloccata e gestita in modo caotico: i deputati non sono messi a conoscenza delle proposte, le sedute vengono rinviate e la maggioranza litiga e viaggia a vista”, aggiunge. “Ancora una volta il Parlamento è svilito e ridotto a un passacarte: non c’è discus
sione nel merito e temi fondamentali per il Paese restano senza risposta”. Braga chiede quindi al Governo “fermare questo ennesimo scempio del corretto lavoro parlamentare”. (Agenzia Dire)
Milleproroghe, accolta la richiesta di Anci di proroga delle “opere medie”
Anci esprime soddisfazione per l’approvazione, nelle commissioni riunite Affari costituzionali e Bilancio della Camera, di un emendamento dell’Associazione che proroga il termine di ultimazione lavori delle cosiddette opere medie dal 31 marzo 2026 al 30 settembre 2026

AUTONOMIA DIFFERENZIATA
Il Cdm dà il via libera alle intese sull’Autonomia. Esulta la Lega
Un “passo decisivo” e “storico” lo ha definito il Ministro per gli affari regionali Roberto Calderoli, certamente il giorno che la Lega attendeva da anni: il Cdm ha dato il via libera agli schemi di intesa preliminare sull’Autonomia tra governo e Regioni Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto, ovvero l’avvio formale dell’iter per il trasferimento di nuove competenze. “Per la prima volta c’è un passaggio ufficiale per l’attuazione concreta dell’Autonomia”, ha affermato Calderoli “Un traguardo storico per il regionalismo. Ora inizia ufficialmente il cammino”. In passato si erano viste pre-intese, come nel 2018, e iniziative di altre Regioni, ma mai l’approvazione in Cdm di uno schema preliminare, come spiegato sul sito ufficiale del ministero. Dal fronte leghista, il vicepremier Matteo Salvini ha parlato di “passo in avanti fondamentale” e di “promessa mantenuta”. Sulla stessa linea i capigruppo Massimiliano Romeo e Riccardo Molinari, che hanno definito quello in Cdm “un passaggio storico verso la rivoluzione istituzionale”. Il centrodestra ha voluto sottolineare la valenza della giornata anche con un gesto simbolico: la presenza dei 4 presidenti delle Regioni, tutti dello schieramento al Governo e tutti del nord, al Cdm. Il governatore del Veneto Alberto Stefani ha insistito sull’idea di responsabilità e rispedito al mittente il connubio dell’accelerazione con il caso Vannacci, poiché si tratta di una “battaglia storica” dei leghisti.
A difendere la riforma anche Attilio Fontana, ribadendo quanto sull’Autonomia si sia fatto “un racconto mistificato”. Non ci sarebbero “soldi in più”, ma la possibilità di gestire direttamente alcune competenze. Anche Alberto Ciriorespinge il timore di nuove diseguaglianze: il divario Nord-Sud, ha affermato, nasce dall’assenza di una normativa di riferimento, mentre la definizione preventiva dei Lep dovrebbe evitare sperequazioni. Di segno opposto le reazioni dell’opposizione con il Pd, che resta sulle barricate. Nel merito, gli schemi approvati toccano quattro ambiti: protezione civile, con poteri di gestione delle emergenze; previdenza complementare; professioni; sanità, con margini su tetti di spesa e gestione delle risorse. Dopo il via libera del Cdm, le intese passeranno alla Conferenza Unificata che esprimerà un parere entro 60 giorni. Poi al Parlamento, con atti di indirizzo entro 90 giorni. Una volta approvata l’intesa dalle Regioni, il Cdm delibererà l’accordo e presenterà in massimo 45 giorni il ddl da far votare alle Camere. (Nomos)
AUTONOMIA. AVANZA DDL DELEGA LEP, CALDEROLI: ORA EMENDAMENTI, SCADENZA 2 MARZO
E’ proseguito anche questa settimana l’esame del disegno di legge di delega al Governo per la definizione dei Lep, alla presenza del ministro Roberto Calderoli. Si è conclusa la fase di discussione generale, con replica del ministro e dei relatori, e si apre ora la fase emendativa. La commissione ha stabilito come termine il 2 marzo. “C’è l’impegno del Governo a valutare proposte migliorative al testo e a confrontarsi nel merito del provvedimento, che ricordo non essere vincolato al percorso dell’Autonomia ma che prevede la determinazione dei Lep nelle materie riferibili ai diritti civili e sociali a prescindere da essa. E’ già in corso anche un confronto con le Amministrazioni competenti sulle proposte di modifica ipotizzate nel corso delle audizioni. Una ulteriore dimostrazione della disponibilità del sottoscritto e dell’esecutivo, auspicando che si ragioni nel merito delle questioni e senza pregiudizi ideologici”, così il ministro Calderoli a margine della seduta. (Agenzia Dire)
AUTONOMIA. CALDEROLI: STORICA PRIMA VOLTA, ORA AVANTI PERCORSO
Il Consiglio dei ministri dà il via libera agli Schemi di intesa preliminare tra il Governo e le Regioni Liguria, Lombardia, Piemonte, Veneto alla presenza dei quattro Governatori e con “grande soddisfazione” del ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Roberto Calderoli, che “esulta per questo storico passaggio” in Cdm.
“Per la prima volta da quando si parla di regionalismo, c’è un passaggio ufficiale per l’attuazione concreta dell’Autonomia da parte del Governo e in piena sintonia con le quattro Regioni che hanno avviato il percorso previsto dalla legge 86/2024- ha dichiarato Calderoli- Si tratta di un traguardo storico per il regionalismo, che mai aveva visto l’avvio di un iter istituzionale propriamente detto attraverso degli schemi di intesa, ed è soprattutto una grande emozione personale, perché l’autonomia è la mia ragione di vita. Ora inizia ufficialmente il cammino per portare questi Schemi di intesa all’approvazione definitiva, ma il passo avanti compiuto oggi è veramente decisivo”, ha concluso il ministro.
AUTONOMIA. MORRONE (LEGA): BRILLA L’ASSENZA DELL’EMILIA-ROMAGNA
“PD HA MESSO SLANCIO BONACCINI SU BINARIO MORTO PER MIOPIA POLITICA” (DIRE) Bologna, 18 feb. – “Con la coerenza che ci contraddistingue stiamo proseguendo con concretezza sulla strada dell’autonomia regionale”. Lo rivendica, dopo il Consiglio dei ministri che oggi ha dato il via libera agli schemi di intesa preliminare tra Governo e Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto, il deputato Jacopo Morrone, segretario della Lega Romagna, parlando di “un risultato importante per dare attuazione a quella parte della Costituzione finora disattesa che consente alle Regioni di gestire in modo più efficiente, funzionale e moderno le materie di propria competenza devolute, rinforzando così il rapporto con il territorio e le comunità locali”. In tutto questo, però, ‘brilla’ l’assenza dell’Emilia-Romagna, aggiunge: “Spiace dover constatare ancora una volta come la Regione Emilia-Romagna si sia volutamente auto-esclusa da questa opportunità storica per ragioni di pura contrapposizione politica. Giova ricordare che pochi anni fa l’allora presidente Stefano Bonaccini, convinto sostenitore dell’autonomia differenziata, affermava che era la strada maestra per la modernizzazione del Paese” e il 28 febbraio del 2018 proprio Bonaccini firmò l’accordo sull’autonomia differenziata con l’allora sottosegretario agli Affari regionali Gianclaudio Bressa e le Regioni Lombardia e Veneto. Bonaccini, non dimentica Morrone, “fece anche elaborare dagli uffici regionali diversi documenti dove si analizzavano le materie al cui interno definire i nuovi poteri della Regione. Poi il ‘contrordine, compagni’ e il pallido esordio dell’attuale presidente Michele de Pascale che non solo ha formalmente ritirato la proposta di autonomia differenziata ma l’ha addirittura definita un ‘binario morto’, ma il ‘binario morto’ è quello scelto dal Pd per miopia politica” .
AUTONOMIA. AVS: QUELLA SPEZZETTATA È FOLLIA, FERMATEVI
“Questo Governo sotto la guida del ministro Calderoli vuole scassare lo Stato: di fronte allo stop della Corte costituzionale, ora inventa un Cdm ad hoc con le Regioni del Nord guidate dalla destra – Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto – che hanno già sottoscritto le pre-intese. È l’Autonomia spezzettata, fermatevi, state creato danni incalcolabili”. Così Filiberto Zaratti, capogruppo di AVS nella commissione Affari costituzionali, dopo quanto annunciato dal ministro Calderoli. “Ricordo che il Dl Milleproroghe, in corso d’esame alla Camera, proroga al prossimo 31 dicembre l’attività istruttoria connessa alla determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni (LEP): è inaccettabile questa forzatura”, ha aggiunto. (Agenzia Dire).
Comunicato Stampa – Regioni: LEP, correggere il Ddl delega – Regioni.it
LE ALTRE NOTIZIE
Semplificazione: audizione di ARERA
Giovedì 19 febbraio, alle ore 8.15, presso l’aula del II piano di Palazzo San Macuto, la Commissione parlamentare per la semplificazione ha svolto l’audizione di rappresentanti dell’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (Arera) nell’ambito dell’indagine conoscitiva in materia di rapporti tra cittadino, imprese private e pubblica amministrazione con riferimento alla semplificazione e alla trasparenza dei contratti pubblici e delle clausole contrattuali per l’accesso ai servizi.
L’audizione di ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) del 19 febbraio 2026 presso la Commissione Semplificazione ha rappresentato un momento cruciale per delineare il futuro del rapporto tra utenti e gestori dei servizi pubblici (energia elettrica, gas, acqua e rifiuti).
L’Autorità ha presentato una visione basata sulla “semplificazione operativa”, volta a ridurre il carico burocratico per cittadini e imprese senza però sacrificare la trasparenza. Ecco i punti salienti dell’intervento:
1. Trasparenza e Contrattualistica: la “Bolletta 2.0” e oltre
ARERA ha sottolineato la necessità di evolvere verso contratti ancora più leggibili.
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Standardizzazione delle clausole: L’Autorità ha proposto di rafforzare l’adozione di clausole contrattuali standard per evitare che i tecnicismi diventino barriere all’accesso.
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Semplificazione dei documenti: È stato illustrato il progetto di ridurre ulteriormente il numero di pagine dei contratti e delle bollette, puntando su sintesi grafiche che evidenzino immediatamente il prezzo unitario e gli oneri fissi, facilitando il confronto tra le diverse offerte del mercato libero.
2. Digitalizzazione e Rapporto Cittadino-PA
Un tema centrale è stato l’interscambio di dati:
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Principio del “Once Only”: ARERA ha ribadito l’importanza che la PA e i gestori non chiedano ai cittadini informazioni già in possesso dello Stato. L’obiettivo è l’integrazione totale tra le banche dati dei gestori e l’Anagrafe Nazionale (ANPR).
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Portale Consumi: È stato proposto un potenziamento del Portale Consumi per permettere alle imprese (specialmente le PMI) di monitorare e scaricare dati certificati utili per l’accesso a incentivi o per la rendicontazione di sostenibilità (ESG).
3. Semplificazione nei Contratti Pubblici (Settore Idrico e Rifiuti)
Per quanto riguarda gli operatori privati che gestiscono servizi pubblici:
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Procedure di gara: ARERA ha evidenziato come la complessità delle norme sui contratti pubblici spesso rallenti gli investimenti in settori chiave come la depurazione (riallacciandosi al tema del decreto riuso acque).
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Regolazione pro-semplificazione: L’Autorità sta lavorando per rendere più fluidi i processi di approvazione dei piani tariffari regionali, riducendo i tempi di risposta della PA verso i gestori, il che si traduce in una maggiore velocità di esecuzione delle opere infrastrutturali.
4. Gestione dei Reclami e Conciliazione
ARERA ha riportato dati sul successo del Servizio Conciliazione, suggerendo di:
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Rendere la conciliazione stragiudiziale ancora più accessibile tramite l’App IO.
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Obbligare i gestori a rispondere ai reclami utilizzando un linguaggio chiaro e non stereotipato, per evitare che la “trasparenza formale” nasconda una mancanza di risposte sostanziali.
In Sintesi: La “Ricetta” di ARERA
| Obiettivo | Azione Proposta |
| Chiarezza | Contratti in “Plain Language” (linguaggio semplice) e schede sintetiche obbligatorie. |
| Efficienza | Piena interoperabilità delle banche dati (fine dei moduli cartacei ripetitivi). |
| Velocità | Riduzione dei tempi di approvazione per gli investimenti infrastrutturali (PNRR). |
Il messaggio chiave: La semplificazione non è solo “togliere norme”, ma rendere i processi digitali invisibili al cittadino, garantendo che i contratti di servizio siano strumenti di tutela e non ostacoli burocratici.
IA, ok Senato a doc su uso per infrastrutture e logistica – PublicPolicy
La nota sintetica Anci al decreto Transizione 5.0 sulla produzione energetica da fondi rinnovabili
Rassegna parlamentare a cura di MF
