D.LGS TUTELA PENALE DELL’AMBIENTE
La Commissione Politiche dell’UE e la Commissione Ambiente ed Energia del Senato hanno iniziato il 4 febbraio l’esame, in sede consultiva, dello schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2024/1203, sulla tutela penale dell’ambiente, che sostituisce le direttive 2008/99/CE e 2009/123/CE (Atto n. 375).
Lo schema di decreto legislativo (Atto del Governo n. 375) mira a recepire la Direttiva (UE) 2024/1203, che rappresenta un deciso cambio di passo nella lotta all’illegalità ambientale a livello europeo.
Ecco una sintesi dei punti cardine del provvedimento.
1. Ampliamento della lista dei reati
Il decreto non si limita a ritoccare le norme esistenti, ma introduce nuove fattispecie di reato per coprire condotte che prima non erano sanzionate penalmente in modo specifico. Tra queste troviamo:
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Commercio illegale di legname.
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Riciclaggio illecito di navi.
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Gravi violazioni della legislazione sulle sostanze chimiche (es. REACH).
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Immissione in commercio di prodotti che causano deforestazione.
2. Introduzione del “Reato qualificato” (Ecocidio)
Uno degli aspetti più rilevanti è l’introduzione di una clausola per i reati che causano danni catastrofici.
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Viene prevista una pena aggravata se la condotta provoca la distruzione o un danno rilevante e irreversibile (o duraturo) a un ecosistema di considerevole valore o a un habitat naturale in un sito protetto.
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Sebbene il termine “ecocidio” non compaia esplicitamente nel testo tecnico, la struttura del reato ne ricalca la filosofia.
3. Inasprimento delle sanzioni
Il decreto stabilisce livelli minimi di sanzioni edittali massime più elevati, differenziando tra persone fisiche e persone giuridiche:
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Per le persone fisiche: Pene detentive più severe, con soglie che arrivano fino a 10 anni di reclusione per i reati che causano la morte di persone.
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Per le aziende (D.Lgs. 231/2001): Sanzioni pecuniarie proporzionate al fatturato (fino al 5% del fatturato mondiale totale del gruppo) o sanzioni fisse molto elevate, oltre alla possibilità di interdizioni dall’esercizio dell’attività.
4. Rafforzamento della “231” e prevenzione
Il provvedimento interviene pesantemente sulla responsabilità amministrativa degli enti. Le aziende dovranno aggiornare i propri Modelli di Organizzazione e Gestione (MOG) per includere le nuove fattispecie ambientali, pena il rischio di sanzioni devastanti.
5. Protezione dei “Whistleblower” e supporto agli inquirenti
Lo schema sottolinea l’importanza di chi segnala illeciti ambientali, prevedendo:
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Misure di protezione per chi collabora con la giustizia.
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L’obbligo di fornire risorse e formazione specifica alle forze di polizia e alla magistratura per gestire indagini tecniche e transfrontaliere complesse.
Sintesi delle principali modifiche al Codice Penale
| Ambito | Novità Principale |
| Inquinamento | Rafforzamento delle pene per l’inquinamento ambientale (Art. 452-bis). |
| Disastro Ambientale | Estensione della portata del reato (Art. 452-quater). |
| Collaborazione | Introduzione di circostanze attenuanti per chi si adopera per il ripristino dei luoghi. |
Il Parlamento ha tempo fino alla scadenza dei termini di delega per esprimere i pareri. È probabile che la discussione si concentri sul bilanciamento tra l’esigenza di rigore europeo e la necessità di non paralizzare l’attività industriale con norme eccessivamente generiche.
Che cosa cambia per le aziende?
L’aggiornamento delle sanzioni per le aziende segna una svolta rigorosa nel sistema della responsabilità amministrativa degli enti (D.Lgs. 231/2001).
Ecco i dettagli principali su come cambierà il regime sanzionatorio per le persone giuridiche:
1. Ampliamento del catalogo dei reati presupposto
Il decreto estende significativamente l’elenco dei reati ambientali che possono far scattare la responsabilità dell’azienda ai sensi della “231”. Il catalogo diventa sostanzialmente “completo” in materia ambientale, includendo nuove fattispecie come:
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Commercio di prodotti inquinanti (nuovo art. 452-bis.1 c.p.).
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Reati sulle sostanze che riducono lo strato di ozono e sui gas fluorurati a effetto serra.
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Reati legati alla gestione illecita di sostanze chimiche e all’immissione sul mercato di prodotti derivanti da deforestazione.
2. Inasprimento delle sanzioni pecuniarie
Sebbene lo schema di decreto mantenga il tradizionale sistema italiano basato sulle quote (senza adottare integralmente il criterio europeo basato sul fatturato percentuale per non stravolgere il sistema 231), sono previsti mirati innalzamenti del numero di quote applicabili.
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Per i reati più gravi (come quelli che causano la morte di persone o danni catastrofici/ecocidio), le sanzioni pecuniarie possono raggiungere livelli molto elevati, con un aumento generale dei minimi e dei massimi edittali.
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La direttiva UE di riferimento stabilisce che, per i reati più gravi, le sanzioni dovrebbero arrivare fino al 5% del fatturato mondiale dell’azienda o, in alternativa, a importi fissi fino a 40 milioni di euro. L’Italia adeguerà il numero di quote per rispecchiare questa severità.
3. Rafforzamento delle sanzioni interdittive
Le sanzioni interdittive diventano uno strumento centrale per colpire la continuità operativa delle aziende non conformi. Esse includono:
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Sospensione o revoca delle autorizzazioni o licenze ambientali (es. AIA o scarichi idrici).
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Divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione.
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Esclusione da agevolazioni, finanziamenti o aiuti pubblici.
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Chiusura temporanea o definitiva degli stabilimenti nei casi di recidiva o estrema gravità.
4. Obblighi di ripristino e pubblicazione
Oltre alle pene pecuniarie e interdittive, vengono enfatizzate misure riparatorie:
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Obbligo di ripristino ambientale dello stato dei luoghi.
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Risarcimento del danno se il ripristino è impossibile o eccessivamente oneroso.
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Pubblicazione della sentenza di condanna, con un pesante impatto reputazionale.
5. Logica preventiva e Modelli 231 (MOG)
Il decreto valorizza una logica preventiva: la violazione degli obblighi ambientali può assumere rilievo penale anche prima che si verifichi un danno effettivo (reati di pericolo). Questo costringerà le aziende a un aggiornamento immediato dei Modelli di Organizzazione e Gestione (MOG) per integrare i nuovi rischi e le nuove procedure di controllo, specialmente per settori sensibili come il manifatturiero, la chimica e il trattamento rifiuti.
In sintesi, per le aziende la gestione ambientale non sarà più solo una questione di compliance tecnica, ma diventerà un rischio strategico di primo livello.
LEGGE DI DELEGAZIONE EUROPEA 2025
La Commissione Politiche dell’UE del Senato ha concluso il 4 febbraio l’esame del ddl recante delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti dell’Unione europea – Legge di delegazione europea 2025 (AS. 1737, approvato dalla Camera).
Ecco una sintesi dei punti principali emersi e dell’esito della discussione:
1. L’esito della seduta: parere favorevole
La Commissione ha concluso l’esame del provvedimento in sede consultiva, esprimendo un parere favorevole sul testo già approvato dalla Camera. Questo passaggio è fondamentale perché la Legge di delegazione europea è lo strumento con cui il Parlamento conferisce al Governo le deleghe necessarie per recepire decine di atti legislativi dell’UE, evitando procedure d’infrazione.
2. Focus sulla tutela penale dell’ambiente
Durante la discussione, è emerso con forza il tema del recepimento della Direttiva (UE) 2024/1203 (quella di cui parlavamo prima).
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Armonizzazione: È stata ribadita la necessità di integrare le nuove fattispecie di reato (come l’ecocidio o i reati societari ambientali) in modo coerente con il codice penale italiano.
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Proporzionalità: Alcuni interventi hanno sottolineato l’importanza di garantire che le sanzioni per le imprese siano “efficaci e dissuasive” (come richiesto da Bruxelles), ma senza creare eccessiva incertezza giuridica per gli operatori economici onesti.
3. Altri temi trattati nel DDL
Oltre all’ambiente, la Commissione ha analizzato l’impatto della delega su altri settori strategici inclusi nel pacchetto 2025:
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Mercati Digitali e Intelligenza Artificiale: Adeguamento alle norme europee sulla governance dei dati e sulla sicurezza informatica.
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Servizi Finanziari: Implementazione di direttive per la trasparenza e la lotta al riciclaggio.
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Diritti dei Consumatori: Rafforzamento delle tutele nei contratti a distanza e nei mercati transfrontalieri.
4. Il dibattito politico
Dalla seduta è emerso un clima di sostanziale urgenza. Il relatore ha evidenziato come il rispetto dei tempi sia essenziale per:
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Ridurre il contenzioso con l’UE: L’Italia ha storicamente accumulato ritardi che la Commissione Europea sta monitorando con attenzione.
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Certezza del diritto: Fornire alle aziende e ai cittadini un quadro normativo aggiornato alle ultime direttive, specialmente in materia di sostenibilità e innovazione tecnologica.
Con la chiusura dell’esame in Commissione Politiche UE, il disegno di legge passa ora all’esame dell’Assemblea del Senato. Una volta approvato definitivamente senza modifiche rispetto al testo della Camera, diventerà legge e il Governo avrà i mesi successivi per emanare i decreti legislativi tecnici (tra cui quello Atto n. 375 di cui sopra).
PDL LOBBY
Con 122 voti favorevoli e 104 astenuti, l’Auladella Camera ha approvato il 29 gennaio, in prima lettura, la pdl recante disciplina dell’attività di relazioni istituzionali per la rappresentanza di interessi (AC. 2336 Nazario Pagano – FI e abb.).
Per i contenuti della pdl ascolta il podcast Primo Firmatario (dal minuto 5)
QUESTION TIME/INTERROGAZIONI
ENERGIA. MISIANI (PD): RED III, RISCHIO PARALISI IMPRESE IMPIANTISTICHE
INTERROGAZIONE PICHETTO E URSO, NO SISTEMA QUALIFICAZIONE AGGIUNTIVA (DIRE) Roma, 3 feb. – Il senatore del PD Antonio Misiani, responsabile imprese del partito, ha presentato un’interrogazione a risposta orale ai ministri dell’Ambiente e della Sicurezza energetica e delle Imprese e del Made in Italy per segnalare “le gravi criticità contenute nel decreto legislativo di recepimento della direttiva europea RED III”. Alcune disposizioni del provvedimento, “in particolare gli articoli 37 e 38, introducono un sistema di qualificazione aggiuntivo e parallelo rispetto a quello già previsto dal DM 37 del 2008, determinando una duplicazione di adempimenti, costi e obblighi formativi a carico di decine di migliaia di imprese, soprattutto micro e piccole, operanti nel settore dell’impiantistica”, segnala una nota. Secondo Misiani “si tratta di scelte che vanno oltre quanto richiesto dalla normativa europea, in contrasto con i principi di semplificazione, proporzionalità e coerenza normativa, e che rischiano di produrre effetti fortemente penalizzanti su un comparto essenziale per il raggiungimento degli obiettivi della transizione energetica del Paese. Le osservazioni avanzate dalle associazioni di categoria nel corso delle audizioni parlamentari non sono state recepite. L’entrata in vigore del decreto, fissata al 4 febbraio, in assenza di provvedimenti attuativi e di indicazioni operative, rischia ora di determinare il blocco dell’attività di numerose imprese e un rallentamento degli investimenti sulle fonti rinnovabili”. Con l’interrogazione si chiede al Governo “se sia a conoscenza delle criticità segnalate e quali iniziative urgenti intenda adottare per evitarne le conseguenze, anche attraverso l’attivazione di un tavolo di confronto interministeriale con le organizzazioni rappresentative del settore, la semplificazione degli articoli 37 e 38 e il riconoscimento delle qualificazioni professionali già in essere, evitando duplicazioni e oneri ingiustificati”. Un’analoga interrogazione verrà presentata alla Camera dei deputati dall’onorevole Vinicio Peluffo, al fine di sollecitare un intervento rapido e coordinato del Governo.
AUTONOMIA DIFFERENZIATA
CONFERENZA REGIONI: GOVERNO CORREGGA IL DDL SUI LEP
“Arrivano le osservazioni scritte della Conferenza delle Regioni sul ddl delega per la determinazione dei Livelli essenziali delle prestazioni. Nel documento approvato oggi e inviato alla Commissione Affari costituzionali del Senato, le Regioni richiamano il rispetto dei principi costituzionali e di leale collaborazione tra livelli istituzionali che verrebbe meno qualora non si procedesse all’adeguato coinvolgimento delle Regioni nel processo legislativo”. Così una nota di via Parigi. “I Lep infatti, pur essendo di competenza esclusiva statale, incidono prevalentemente su materie di competenza concorrente, la cui attuazione grava sulle Regioni. Pertanto, è necessario prevedere che i provvedimenti attuativi della legge delega siano sottoposti al vaglio della Conferenza Stato-Regioni richiedendo lo strumento procedurale dell’intesa – e non del semplice parere – per la relativa approvazione”, prosegue. Un accento specifico va sulla questione del finanziamento. Le Regioni “tornano a chiarire, come già fatto in sede di discussione delle Legge di Bilancio 2026, che i Lep, una volta determinati, devono essere integralmente finanziati dallo Stato, non ritenendo ammissibile trasferire funzioni senza risorse, né tantomeno scaricare gli oneri derivanti sui bilanci regionali. Questa posizione, supportata da sentenze di rango costituzionale, si realizza nella consapevolezza che solo attraverso un coinvolgimento pieno delle Regioni, una chiara assunzione di responsabilità finanziaria da parte dello Stato e un rispetto sostanziale del principio di leale collaborazione sarà possibile costruire un sistema dei Lep realmente capace di ridurre i divari”.
I Livelli Essenziali delle Prestazioni non sono solo uno strumento tecnico, ma servono a garantire diritti uguali a tutti i cittadini su tutto il territorio nazionale. Per questo, la Conferenza delle Regioni ha chiesto inoltre in audizione al Senato di coinvolgere le Regioni nel percorso di definizione dei LEP, richiamando il principio della leale collaborazione tra Stato e autonomie territoriali. È stato inoltre sottolineato che i LEP, una volta stabiliti, devono essere interamente finanziati dallo Stato, senza trasferire nuovi oneri sui bilanci regionali, per assicurare certezza, stabilità e sostenibilità delle risorse.
AUTONOMIA. STEFANI: VENETO VERSO L’INTESA SU 4 MATERIE, ECCO I VANTAGGI
SU SANITÀ, PROTEZIONE CIVILE, PROFESSIONI E PREVIDENZA COMPLEMENTARE (DIRE) Venezia, 3 feb. – Il Veneto è a un passo dall’intesa su quattro materie nell’ambito del percorso dell’autonomia differenziata: dopo le pre-intese e “le interlocuzioni di queste settimane con il Governo, andiamo verso la definizione di una intesa” che dovrà poi ricevere il parere della Conferenza unica Stato-Enti locali e delle Camere “per passare alla fase definitiva”. Ma il presidente del Veneto, Alberto Stefani, è più che fiducioso che tutto filerà liscio soprattutto perché evidenti sono vantaggi e benefici su cui ha voluto aggiornare oggi il Consiglio regionale. Le materie in ballo sono tre ‘non Lep’ (Protezione civile, professioni e previdenza complementare integrativa) e la “tutela della salute in coordinamento con la finanza pubblica”. Per ognuna Stefani oggi ha esposto in aula “le prospettive importanti per il nostro territorio”. In sanità si tratta innanzitutto di “maggiori risorse soprattutto per la possibilità di impiegare i risparmi del fondo sanitario nazionale, di poterli reinvestire in Veneto; questo ci permette di sbloccare oltre 17 milioni di euro”. Poi si potrà avere “una programmazione efficiente di interventi di ammodernamento edilizio e tecnologico”. Se in passato, “troppo spesso, l’assegnazione di risorse” avveniva “in maniera non conforme o in ritardo con difficoltà nella messa a terra di progetti e ammodernamenti” e il rischio di sfociare in “progetti e soluzioni anacronistiche” che “non tengono conto delle esigenze del momento”, ora si dovrebbe cambiare. Si potranno poi creare enti intermedi “soprattutto per la riorganizzazione istituzionale delle Aziende sanitarie” e enti specialistici “per materie e attività ad alta standardizzazione” come il controllo di gestione, delle risorse umane, l’aggiornamento delle necessità tecnologiche, la robotica, con “risparmi di spesa garantite a realtà regionali virtuose”.
Ancora, il Veneto potrà agire sui fondi integrativi sanitari e “questo permette di includere un plafond maggiore di risorse. Dato che il 33% dei veneti, oltre un milione, versa ai fondi sanitari integrativi”, se queste risorse potessero essere incluse “dalla facoltà di spesa sanitaria del nostro territorio” ciò “aiuterebbe la Regione a fronteggiare le spese sanitarie”. Capitolo protezione civile: l’intesa qui porta le ordinanze in deroga, la possibilità che il presidente di Regione possa diventare commissario per le emergenze in caso di emergenze nazionali, la possibilità, “da non sottovalutare, di superare i vincoli assunzionali per il personale delle emergenze”, una contabilità dedicata e speciale per l’acquisto di mezzi e strumentazioni, una nuova contrattualistica “per permettere maggiore appetibilità” del lavoro nella Protezione civile. Quanto alle professioni, con l’autonomia su questa materia il Veneto potrà aggiornare gli elenchi, prevederne per nuove professioni, sistemare gli oltre 20.000 operatori economici che ora non hanno una adeguata qualifica professionale, riconoscere qualifiche di altri Stati e ridurre i tempi da 180-90 giorni a 60-30 per riconoscerle; il tutto è “utile alla adesione al contesto sociale del Veneto” in maniera più rispondente alle sue caratteristiche, dice Stefani. Infine, la previdenza complementare integrativa, portando al Veneto la possibilità di promuoverla, di finanziare specifici fondi (il che, data la composizione sociale del Veneto “può rappresentare qualcosa di molto importante”) e infine far acquisire alla Regione la titolarità di questa materia per i suoi dipendenti e quelli del servizio sanitario regionale.
AUDIZIONI
NUCLEARE. AVS: SOSPENDERE DDL, CRITICHE FONDAMENTALI DALLE AUDIZIONI
“Le audizioni che si stanno svolgendo in VIII e X Commissione sul disegno di legge delega sul nucleare avanzano critiche fondamentali e non eludibili ai programmi del governo per quanto riguarda metodi, tempi, costi, tutti temi che riguardano la sostenibilità economica, ambientale e sociale. Ne chiediamo lo sospensione, il nucleare non può essere considerato sostenibile e non rappresenta la strada da percorrere: chiediamo che il ddl venga sospeso e che il Parlamento sia coinvolto seriamente nella definizione delle politiche energetiche del nostro Paese, che a oggi sconta i costi delle bollette più care d’Europa senza soluzioni imminenti”. Lo afferma Francesca Ghirra, capogruppo di AVS nella commissione Attività produttive la quale spiega: “Sui costi non c’è alcuna certezza, se non per ciò che riguarda la sproporzione rispetto alle rinnovabili. Il premio nobel Parisi ha sottolineato quanto sarebbe più utile investire sul solare e sugli accumulatori di energia e ragionare semmai sul torio, disponibile in misura ben maggiore dell’uranio e capace di produrre scorie in maniera decisamente più ridotta. Sappiamo bene che prima degli anni 50 la fusione non sarà realizzabile e sia gli SMR e gli AMR, disponibili da metà anni 30 i primi e anni 40 i secondi, rientrano in quelle vecchie tipologie a fissione bocciate dagli italiani con ben due referendum. Chi vorrà le nuove centrali, se ancora non siamo riusciti a individuare un luogo in cui insediare il deposito nazionale?”.
Audizione ANCI sulla proposta di legge che mira a modificare il Codice dell’Ambiente per regolare più severamente la detenzione e commercializzazione delle borse di plastica.
ALLUVIONE. COMITATO FAENZA ALLA CAMERA, COMMISSIONE FARÀ SOPRALLUOGO
TASSINARI: PER ACCERTARE QUANTO FATTO ED EVENTUALI RESPONSABILITÀ (DIRE) Faenza (Ravenna), 3 feb. – Audizioni mirate e un sopralluogo sul territorio per avere una “conoscenza diretta delle criticità”. Questo l’impegno preso dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico con la delegazione del Comitato Borgo Alluvionato di Faenza, in provincia di Ravenna, ricevuta oggi alla Camera dal presidente della commissione Pino Bicchielli e dalla parlamentare, e coordinatrice regionale, di Forza Italia, Rosaria Tassinari.
Durante l’incontro la delegazione faentina illustra i gravi danni provocati dalle tre alluvioni che hanno colpito il territorio tra il 2023 e il 2024. Con “conseguenze pesantissime” per famiglie, attività economiche e tessuto sociale. Il Comitato mette in evidenza anche “criticità e carenze” emerse nei sistemi di controllo, prevenzione e gestione del rischio. Un appello raccolto dal presidente Bicchielli: “Le alluvioni che hanno colpito Faenza non possono essere archiviate come eventi eccezionali- sottolinea- è nostro dovere verificare se tutto ciò che doveva essere fatto in termini di prevenzione, manutenzione e controllo sia stato effettivamente realizzato”. Da qui la predispozisione di audizioni mirate e di un sopralluogo “affinché l’analisi unisca il rigore istituzionale alla conoscenza diretta dei luoghi e delle criticità”. La commissione, conclude Bicchielli, “continuerà a lavorare senza sconti, con spirito di responsabilità e trasparenza, perché la sicurezza dei cittadini e la tutela del territorio non possono essere affidate all’emergenza, ma devono poggiare su una prevenzione seria e strutturale”. Dal canto suo l’azzurra Tassinari ribadisce l’impegno a “trasformare l’ascolto in azioni concrete, affinché le comunità colpite non restino sole e affinché le responsabilità, laddove esistano, vengano chiarite”. Soddisfatto il Comitato Borgo Alluvionato di Faenza: “Essere ricevuti alla Camera e vedere un’immediata attivazione della commissione rappresenta per noi un segnale importante: significa che la voce dei cittadini colpiti viene ascoltata e presa sul serio”.
LE ALTRE NOTIZIE
Data center, rilievi della commissione Bilancio: slitta la delega al Governo – PublicPolicy
UE. FREGOLENT (IV): CON ODG SU DIRETTIVA ACQUE REFLUE EVITATA FOLLIA
3- febbraio. “Oggi è stata evitata una follia. Con l’approvazione del nostro ordine del giorno abbiamo iniziato un percorso per modificare la Direttiva europea sulle acque reflue che, così com’era concepita, rischiava di trasformarsi in una tassa miliardaria a carico del settore farmaceutico e cosmetico, con conseguenze pesantissime sui prezzi dei farmaci, sulla disponibilità delle cure e sulla competitività del Paese”. Lo dichiara la senatrice di Italia Viva Silvia Fregolent, vicepresidente della commissione, industria e attività produttive, dopo l’approvazione in Commissione Affari Europei dell’ordine del giorno a firma Ancorotti e Fregolent “Non si può difendere l’ambiente colpendo alla cieca chi produce farmaci e garantisce sanità pubblica, investimenti e migliaia di posti di lavoro qualificati. Questo ordine del giorno introduce correttivi indispensabili per impedire che una norma sbagliata finisca per smantellare un intero comparto strategico. Ma è solo il primo passo: ora serve una modifica radicale della Direttiva per tutelare insieme ambiente, imprese, pazienti e occupazione. Il voto bipartisan- conclude- dimostra che il problema era reale e che i nostri rilievi erano fondati. Ringraziamo la maggioranza per averli accolti, ma la battaglia non è finita”. (Agenzia Dire).
Rassegna parlamentare a cura di MF
