Top Utility, crescono i margini ma il futuro è più incerto

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 In attesa di conoscere i dati definitivi per il 2025, le prime indicazioni mostrano che il 59% delle maggiori utility italiane stima un aumento del fatturato, mentre solo il 34% attende l’utile in miglioramento. Per il 2026, l’incertezza è anche maggiore a causa del contesto geopolitico, con un terzo dei rispondenti che lo giudica negativo e un altro terzo non prevedibile (rilevazione precedente allo scoppio dei conflitti).
Nel 2024, dopo la forte crescita negli anni scorsi cala il valore della produzione a 181 miliardi di euro per il venir meno dell’impatto dei prezzi energetici, mentre i margini sono in aumento e si riduce l’indebitamento nei principali comparti. Cresce il peso degli investimenti, arrivati al 12,4% dall’11,3% precedente.
Cambiare per crescere è il messaggio di fondo che emerge da questa edizione di Top Utility. Le quattro direttrici evolutive sono: l’accelerazione sull’innovazione, soprattutto dei processi; la rial-locazione dei capex verso infrastrutture legate al PNRR; la ricerca di efficienza e qualità tramite la digitalizzazione; il consolidamento dell’equilibrio finanziario in un contesto macroeconomico domina-to dall’incertezza. È un’agenda che richiede certezza regolatoria, iter autorizzativi più rapidi, pieno utilizzo dei fondi e filiere con costi sostenibili.
Sono alcuni degli elementi salienti che emergono dallo studio “Le performance delle utility italiane. Analisi delle 100 maggiori aziende dell’energia, dell’acqua, del gas e dei rifiuti” presentato martedì 17 marzo da Alessandro Marangoni, CEO di Althesys e capo del team di ricerca, nel corso del Top Utility, l’evento organizzato in collaborazione con Utilitalia, giunto alla quattordicesima edizione, che mostra ogni anno lo stato dell’arte nei settori acqua, energia e rifiuti.
L’appuntamento è sempre molto atteso dagli operatori anche per l’assegnazione dei premi alle migliori società. L’azienda vincitrice assoluta quest’anno è Gruppo CAP; i premi tematici sono andati ad Acinque, Gruppo Acos, BrianzAcque, Contarina, Dolomiti Energia, Edison e Iren.
“Lo studio – afferma l’economista Alessandro Marangoni – mostra un settore che, nonostante la riduzione del valore della produzione, presenta margini in aumento, indebitamento in calo nei principali comparti, mentre gli investimenti rimangono elevati. Oggi, le aziende sono chiamate ad affrontare un contesto macroeconomico e geopolitico dominato dall’incertezza, mentre le peculiarità del settore richiedono certezza regolatoria e iter autorizzativi più rapidi, per sostenere l’innovazione alla ricerca di efficienza resa possibile dagli strumenti della digitalizzazione”.
Per il presidente di Utilitalia Luca Dal Fabbro “siamo davanti a uno scenario complesso all’interno del percorso della transizione ecologica, nel quale le utility giocano un ruolo fondamentale. Il quadro attuale rafforza la necessità di accelerare su autonomia energetica europea, sviluppo delle rinnovabili, efficienza energetica e diversificazione delle fonti. Oggi, per un’azienda dei servizi pubblici, essere sostenibile significa anche garantire l’autonomia degli approvvigionamenti per non dipendere da regimi instabili, proteggere le reti da attacchi cyber e fisici e sviluppare filiere europee per le materie prime critiche”.
Fonte: Utilitalia