Adottata risoluzione sul regolamento UE infrastrutture energetiche transeuropee

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DDL DELEGA NUCLEARE

La Commissione Ambiente ed Energia del Senato ha iniziato il 23 giugno l’esame del Ddl recante Delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile e degli abbinati (AS. 1924, approvato dalla Camera, AS.1132Claudio Fazzone – FI e AS.1365 di iniziativa popolare).  Previsto un ciclo di audizioni.


DDL RAPPRESENTANZA DI INTERESSI

La Commissione Affari Costituzionali del Senato ha proseguito il 23 giugno l’esame congiunto, in sede redigente, dei ddl recanti disciplina dell’attività di relazioni istituzionali per la rappresentanza di interessi (AS.1780Nazario Pagano – FI, approvato dalla Camera, AS.68 Valeria Valente – PD, AS.125 Maria Domenica Castellone – M5S, AS.368 Silvia Fregolent – IV, AS.608 Antonio Misiani – PD). 

L’attenzione della Commissione si è concentrata sui testi già incardinati – tra cui il ddl AS.1780 (Nazario Pagano, FI), approvato dalla Camera, e le proposte presentate da esponenti di PD, M5S e Italia Viva – con l’obiettivo di individuare una possibile sintesi normativa condivisa.

Nel corso della discussione è emersa la volontà di proseguire nel percorso di definizione di una disciplina organica e trasparente del lobbying, tema da tempo al centro del dibattito istituzionale. In particolare, diversi interventi hanno richiamato l’esigenza di:

  • garantire trasparenza nei rapporti tra decisori pubblici e portatori di interesse;
  • definire regole chiare per l’accesso ai processi decisionali;
  • introdurre strumenti di tracciabilità e pubblicità delle attività di rappresentanza;
  • assicurare un equilibrio tra regolazione e tutela della partecipazione democratica.

La Commissione ha quindi proseguito l’analisi delle diverse proposte, rinviando il seguito dell’esame per approfondire ulteriormente i contenuti e valutare eventuali convergenze su un testo unificato.


REGOLAMENTO UE INFRASTRUTTURE ENERGETICHE TRANSEUROPEE

La Commissione Politiche dell’UE del Senato ha concluso il 24 giugno l’esame, in sede consultiva, della proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sugli orientamenti per le infrastrutture energetiche transeuropee, che modifica i regolamenti (UE) 2019/942, (UE) 2019/943 e (UE) 2024/1789 e abroga il regolamento (UE) 2022/869 (COM (2025) 1006 final). 

La Commissione ha approvato la risoluzione predisposta dalla relatrice Elena Murelli (Lega).

Nelle premesse viene ricordato che il termine per il controllo di sussidiarietà è scaduto e che la proposta è oggetto di esame da parte di 19 Camere parlamentari dell’UE, che non hanno sollevato criticità, salvo il Parlamento svedese, la Camera dei deputati italiana, il Senato francese e il Senato della Repubblica ceca, che hanno espresso pareri motivati sui principi di sussidiarietà e proporzionalità (nel box le considerazioni sollevate). D’altra parte, la Commissione per l’industria, la ricerca e l’energia (ITRE) del Parlamento europeo ha proposto una relazione favorevole, il 24 aprile scorso, e una serie di emendamenti volti a rendere il quadro normativo più solido riguardo all’individuazione dei progetti realmente necessari, più trasparente nelle scelte di pianificazione e più attento all’impatto degli investimenti infrastrutturali sui consumatori finali. 

La relatrice ha rilevato, quindi, che la base giuridica della proposta è correttamente individuata nell’articolo 172 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) e che il principio di sussidiarietà è rispettato, in quanto l’obiettivo di contribuire all’ulteriore integrazione del mercato dell’energia attraverso la modernizzazione e lo sviluppo della rete energetica transfrontaliera europea richiede un intervento a livello dell’Unione. 

Per quanto riguarda, invece, il rispetto del principio di proporzionalità, Murelli ha rilevato come la proposta non sia pienamente in linea in ragione delle seguenti osservazioni:

  • in riferimento all’articolo 11, che attribuisce maggiori competenze alla Commissione europea per la definizione, ogni 4 anni, degli “scenari principali” per i settori dell’energia elettrica, dell’idrogeno e del gas naturale, e all’Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione fra i regolatori nazionali dell’energia (ACER), per la supervisione degli studi delle esigenze di investimenti infrastrutturali, si ritiene che le reti elettriche dovrebbero continuare a essere pianificate a livello locale, regionale e nazionale, dove la conoscenza delle condizioni e delle esigenze delle diverse fonti energetiche è maggiore, e che tali specifiche esigenze nazionali dovrebbero essere tenute in debita considerazione nella definizione degli scenari europei. Peraltro, l’articolo 194, paragrafo 2, del TFUE stabilisce espressamente che le misure a livello di Unione non devono pregiudicare il diritto degli Stati membri di determinare le condizioni di utilizzo delle loro risorse energetiche, la loro scelta tra diverse fonti energetiche e la struttura generale dell’approvvigionamento energetico;
  • l’articolo 17, riducendo i margini di flessibilità nella disponibilità dei regolatori nazionali, rischia di irrigidire eccessivamente il processo di ripartizione dei costi degli investimenti transfrontalieri, mentre i regolatori nazionali permettono una migliore valutazione caso per caso;
  • in riferimento all’articolo 19, che obbliga i gestori delle reti di trasmissione o di trasporto di destinare il 25 per cento delle rendite di congestione disponibili, generate tra i confini tra Stati membri o tra zone interne a uno Stato, al finanziamento di progetti inclusi nella lista dell’Unione, potenzialmente collocati in altri Stati membri, rischia di indebolire il legame tra l’origine della rendita e gli investimenti necessari per i progetti di interesse comune del sistema nazionale in cui le rendite sono raccolte.

RISOLUZIONE APPROVATA DALLA COMMISSIONE SUL PROGETTO DI ATTO LEGISLATIVO DELL’UNIONE EUROPEA N. COM(2025) 1006 DEFINITIVO (Doc. XVIII-bis, n. 39) SUI PROFILI DI CONFORMITA’ AI PRINCIPI DI SUSSIDIARIETA’ E PROPORZIONALITA’

La 4ª Commissione permanente,

esaminata la proposta di regolamento COM(2025) 1006, che aggiorna gli orientamenti per le infrastrutture energetiche transfrontaliere (TEN-E);

considerato che essa è volta a contribuire allo sviluppo tempestivo ed efficiente e all’interoperabilità di infrastrutture energetiche resilienti in tutta l’Unione europea, attraverso misure in grado di accelerare il rilascio dei permessi per i progetti energetici, pianificare reti più connesse e migliorare la resilienza delle infrastrutture, e sostenere un sistema elettrico maggiormente digitalizzato e rinnovabile, al fine di rafforzare la competitività e la sicurezza degli Stati membri, nonché di favorire il processo di transizione energetica e di decarbonizzazione, particolarmente rilevante e urgente alla luce del complesso contesto geopolitico e delle esigenze di sicurezza degli approvvigionamenti e di autonomia strategica dell’Unione;

considerato che il termine delle otto settimane previste dal Protocollo n. 2, sull’applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, allegato ai Trattati, è scaduto 9 aprile 2026 e che la proposta è oggetto di esame da parte di 19 Camere dei Parlamenti nazionali dell’Unione europea, che non hanno sollevato criticità, salvo il Parlamento svedese, la Camera dei deputati italiana, il Senato francese e il Senato della Repubblica ceca, che hanno espresso pareri motivati sui principi di sussidiarietà e proporzionalità;

tenuto conto del progetto di relazione della Commissione per l’industria la ricerca e l’energia del Parlamento europeo, del 24 aprile 2026, che accoglie con favore la proposta e che reca emendamenti volti a rendere il quadro normativo più solido riguardo all’individuazione dei progetti realmente necessari, più trasparente nelle scelte di pianificazione e più attento all’impatto degli investimenti infrastrutturali sui consumatori finali,

 

ritiene che la base giuridica della proposta sia correttamente individuata nell’articolo 172 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), che prevede la procedura legislativa ordinaria per l’adozione di orientamenti riguardo agli obiettivi, le priorità e le linee principali delle azioni previste nel settore delle reti transeuropee;

ritiene, inoltre, che il principio di sussidiarietà sia rispettato, in quanto l’obiettivo di contribuire all’ulteriore integrazione del mercato dell’energia attraverso la modernizzazione e lo sviluppo della rete energetica transfrontaliera europea non può essere raggiunto in modo efficace con le diverse regolamentazioni e pianificazioni a livello nazionale, ma richiede un intervento a livello dell’Unione;

ritiene, tuttavia, che la proposta non sia pienamente in linea con il principio di proporzionalità, in ragione delle seguenti osservazioni.

In riferimento all’articolo 11, che attribuisce maggiori competenze alla Commissione europea per la definizione, ogni 4 anni, degli “scenari principali” per i settori dell’energia elettrica, dell’idrogeno e del gas naturale, e all’Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione fra i regolatori nazionali dell’energia (ACER), per la supervisione degli studi delle esigenze di investimenti infrastrutturali, si ritiene che le reti elettriche dovrebbero continuare a essere pianificate a livello locale, regionale e nazionale, dove la conoscenza delle condizioni e delle esigenze delle diverse fonti energetiche è maggiore, e che tali specifiche esigenze nazionali dovrebbero essere tenute in debita considerazione nella definizione degli scenari europei. Peraltro, l’articolo 194, paragrafo 2, del TFUE stabilisce espressamente che le misure a livello di Unione non devono pregiudicare il diritto degli Stati membri di determinare le condizioni di utilizzo delle loro risorse energetiche, la loro scelta tra diverse fonti energetiche e la struttura generale dell’approvvigionamento energetico.

In riferimento all’articolo 17, recante l’individuazione di nuovi principi che le autorità nazionali di regolazione devono applicare ai fini della ripartizione transfrontaliera dei costi relativi alla realizzazione di investimenti con un impatto transfrontaliero, si ritiene che tale previsione rischi di irrigidire eccessivamente il processo di ripartizione dei costi, riducendo i margini di flessibilità nella disponibilità dei regolatori nazionali, che consentono una migliore valutazione caso per caso.

In riferimento all’articolo 19, che obbliga i gestori delle reti di trasmissione o di trasporto di destinare il 25 per cento delle rendite di congestione disponibili, generate tra i confini tra Stati membri o tra zone interne a uno Stato, al finanziamento di progetti inclusi nella lista dell’Unione, potenzialmente collocati in altri Stati membri, rischia di indebolire il legame tra l’origine della rendita e gli investimenti necessari per i progetti di interesse comune del sistema nazionale in cui le rendite sono raccolte.

La presente risoluzione è da intendersi anche quale atto di indirizzo al Governo, ai sensi dell’articolo 7 della legge 24 dicembre 2012, n. 234. (Nomos)


PDL VALORIZZAZIONE FRATERNITA’ UMANE NEI LUOGHI DI LAVORO

La Commissione Lavoro della Camera ha proseguito il 23 giugno l’esame della pdl recante disposizioni per la valorizzazione della fraternità umana nei luoghi di lavoro (AC. 2554 CNEL).  


DDL DELEGA CCUS, IDROGENO ED EMISSIONI METANO

La Commissione Politiche dell’Unione europea del Senato, nella seduta del 24 giugno 2026, ha concluso l’esame in sede consultiva del disegno di legge AS 1836, collegato alla manovra di finanza pubblica, recante la delega al Governo in materia di carbon capture, utilization and storage (CCUS), sviluppo dell’idrogeno e riduzione delle emissioni nel settore energetico.

Nel parere espresso, la Commissione ha evidenziato valutazioni complessivamente favorevoli sul provvedimento, riconoscendone la coerenza con gli obiettivi europei di decarbonizzazione, transizione energetica e neutralità climatica. In particolare, è stata sottolineata l’importanza di:

  • definire un quadro normativo chiaro e stabile per lo sviluppo della filiera CCUS;
  • promuovere la crescita del settore dell’idrogeno e delle relative infrastrutture strategiche;
  • garantire un efficace coordinamento con la normativa europea, anche in materia di riduzione delle emissioni di metano;
  • assicurare un assetto regolatorio capace di favorire investimenti e innovazione nel settore energetico.

La Commissione ha inoltre richiamato l’esigenza di mantenere un forte allineamento con le politiche UE, valorizzando le opportunità offerte dai programmi europei in materia di energia e clima.

Con la conclusione dell’esame consultivo, il provvedimento prosegue il proprio iter parlamentare nelle Commissioni di merito.


LE ALTRE NOTIZIE

Via libera in Commissione alla legge elettorale, ora c’è l’Aula della Camera

La Commissione Affari Costituzionali della Camera ha licenziato il testo della riforma della legge elettorale che andrà in Aula domani alle 9.30 e verrà poi discusso a luglio con la possibilità per la maggioranza di usufruire dei tempi contingentati. Difficile, tra l’altro, ipotizzare che a questo punto il testo formulato a febbraio, ritoccato nel passaggio in Commissione, possa cambiare in maniera significativa. Tra i nodi rimasti aperti resta certamente quello delle preferenze che il centrodestra ha evitato di affrontare in questa fase. Altri argomenti che potrebbero inoltre essere ripresi in mano sono quelli del voto dei fuori sede, fortemente chiesto dalle opposizioni, e le circoscrizioni Estero. Intanto, spunta una norma già ribattezzata da qualcuno anti-Vannacci sulla raccolta delle firme. Per quanto riguarda il timing, nei piani del centrodestra la riforma potrà avere l’ok di Montecitorio entro la metà di luglio e al Senato entro quella di settembre non facendo, se possibile, ricorso alla questione di fiducia. Le opposizioni, intanto vanno all’attacco nel merito ma anche sul metodo: “Meloni ha paura e vuole cambiare le regole del gioco”, l’accusa dei Dem con Simona Bonafé.

L’esame degli emendamenti in Commissione si è fermato a poco meno della metà, il 49.54% delle proposte di modifica cioè 215 esaminati su 434, prima che la presidenza mettesse la tagliola per consentire il voto del mandato al relatore. No di tutto il centrosinistra e anche di Azione nel voto finale mentre i vannacciani non hanno partecipato e sono andati all’attacco della modifica che, con la riformulazione di un emendamento di Azione, prevedere l’esonero della raccolta delle firme per chi abbia un gruppo parlamentare alla Camera o al Senato che si sia formato entro il 2025, ovvero Az, Iv, Avs e Nm ma non +Europa e Az. “E’ una marchetta per il partito di Calenda”, accusa Edoardo Ziello (FnV). La proposta, secondo quanto viene riferito, in un primo tempo era stata formulata in maniera diversa, consentendo l’esonero anche al generale ma poi sono emerse alcune valutazioni in particolare riguardo alla tempistica che la raccolta delle firme comporta nella presentazione delle liste.

Pronto a dare battaglia Riccardo Magi che va all’attacco anche sulla bocciatura di una serie di suoi emendamenti per la raccolta delle firme digitali. Niente da fare anche per la proposta del centrosinistra in favore dell’alternanza di genere. Dal centrodestra soddisfazione espressa via nota del relatore di FdI Angelo Rossi: “Ora in Aula ancora con spirito di responsabilità”, sottolinea. Niente dichiarazione di voto per gli altri gruppi di maggioranza: la Lega, da sempre la più critica sulla riforma, ha parlato nel dibattito solo per controbattere a un attacco dei vannacciani sulle preferenze. La corsa sulla riforma della legge elettorale, tra l’altro, fa ripartire i rumors sul voto anticipato. (Nomos)

CBAM, PD: PIENO SOSTEGNO A COLLA, NO A DEROGHE CHE DANNEGGIANO INDUSTRIA

  “Accogliamo e sosteniamo con convinzione le preoccupazioni espresse dal vicepresidente e assessore allo Sviluppo economico della Regione Emilia-Romagna, Vincenzo Colla, in merito alla proposta di modifica del Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM) avanzata dalla Commissione europea. Il CBAM rappresenta uno strumento essenziale per garantire condizioni di concorrenza eque tra le imprese europee e quelle operanti in Paesi che non adottano standard ambientali comparabili. Metterne in discussione l’applicazione attraverso deroghe o sospensioni rischia di indebolire la credibilità delle politiche industriali e climatiche europee, generando incertezza proprio mentre le imprese investono nella transizione ecologica e nella decarbonizzazione dei processi produttivi. Condividiamo inoltre l’allarme riguardo agli effetti che l’introduzione dell’articolo 27A potrebbe produrre sulla competitività di comparti industriali strategici, a partire dalla chimica e dalla produzione di fertilizzanti. La certezza del quadro normativo è una condizione imprescindibile per attrarre investimenti, favorire innovazione e sostenere l’occupazione qualificata. È necessario che l’Europa mantenga una linea coerente e credibile, capace di coniugare sostenibilità ambientale, competitività industriale e autonomia strategica. Eventuali criticità per il settore agricolo devono essere affrontate attraverso strumenti di accompagnamento e compensazione adeguati, senza compromettere l’efficacia di un meccanismo nato per contrastare la concorrenza sleale e difendere la sovranità tecnologica e produttiva europea”. Lo dichiarano i deputati del Partito Democratico Stefano Vaccari, Marco Simiani, Antonella Forattini e Andrea Rossi. (Agenzia Dire)


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