DDL DELEGA NUCLEARE
Con 155 voti a favore, 86 contrari e 8 astenuti, l’aula della Camera ha dato il via libera al disegno di legge delega al Governo sul nucleare. Il testo passa ora all’esame del Senato, ma il Governo punta all’approvazione della legge entro la pausa estiva e all’emanazione dei decreti delega entro la fine dell’anno. “Compiamo un passo importante per il futuro energetico dell’Italia”, festeggia il Ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin; con la misura, si pongono le condizioni perché il Paese sia pronto ad adottare l’atomo quando le nuove tecnologie saranno mature e disponibili, secondo il Ministro “all’inizio del prossimo decennio”. Il “nucleare sostenibile” significa per Pichetto “più sicurezza energetica, più decarbonizzazione, più indipendenza”. Perché la domanda di energia, con la diffusione dell’IA, dei data center e dell’elettrificazione industriale, è destinata a crescere in maniera esponenziale: “Chi sarà in grado di produrre energia sarà più libero, più forte e più sicuro.
Di “primo passo storico per l’indipendenza energetica” parla il vicepremier di Fi Antonio Tajani, sottolineando che non si tratta di una “scelta ideologica”, ma di uno “strumento necessario per garantire alle prossime generazioni energia pulita, prezzi competitivi per famiglie e imprese e maggiore sicurezza per il Sistema Paese”. Il tema era da affrontare urgentemente anche per il vicepremier in quota Lega Matteo Salvini: “È la cosa più importante per abbassare in prospettiva le bollette per le famiglie e per le imprese; quindi, dobbiamo partire con i progetti entro la fine della legislatura”. A sostenere la maggioranza nel voto in Aula Azione, Futuro Nazionale e il partito Liberaldemocratico di Luigi Marattin. Si astengono tutti i deputati di Italia Viva, Manfred Schullian di Svp e Francesco Gallo di Sud chiama Nord. A votare no, tra le polemiche, il Partito Democratico, il M5S e Avs. (Nomos)
Prima di conferire il mandato ai relatori a riferire in assemblea, le commissioni Ambiente e Attività Produttive hanno approvato un emendamento di recepimento di una condizione formulata dal Comitato per la legislazione che interviene sull’eventuale secondo parere parlamentare reso dalle commissioni permanenti sugli schemi di decreto legislativo.
Il testo base del provvedimento, nel delineare il procedimento di adozione dei decreti legislativi, prevede che l’eventuale “secondo” parere parlamentare (ossia il parere previsto nel caso in cui il Governo non intenda conformarsi al “primo” parere sugli schemi di decreto legislativo reso dalle commissioni permanenti) sia espresso sulle “osservazioni del Governo”.
Con il recepimento della condizione formulata dal Comitato per la legislazione si prevede invece che le commissioni si pronuncino – anche nel secondo passaggio – sui testi nel loro complesso e non solo sulle osservazioni del Governo.
Tra gli emendamenti approvati, con una riformulazione di due emendamenti di maggioranza (a firma del deputato FdI Mauro Rotelli e del deputato FI Francesco Battistoni) e Partito liberaldemocratico (Luigi Marattin) viene previsto che la disciplina relativa alla localizzazione di impianti di stoccaggio temporaneo o di smaltimento definitivo dei rifiuti radioattivi e del combustibile esaurito “contempli la possibilità di autocandidature”, garantendo altresì “la sottoposizione a nuove procedure di valutazione ambientale strategica di eventuali strumenti di pianificazione che riguardino aree eleggibili per la localizzazione degli impianti medesimi”.
Con la riformulazione di alcuni emendamenti di maggioranza viene soppresso il passaggio della legge delega nel quale si specifica che la produzione di energia da fonte nucleare sostenibile nel territorio nazionale, che sarà disciplinata attraverso i successivi dlgs, sarà finalizzata anche alla “produzione di idrogeno”.
Con alcuni emendamenti bipartisan si prevedono “misure compensative ambientali e territoriali, anche di carattere economico” per i territori interessati dalla localizzazione dei nuovi impianti di energia nucleare. Tali misure saranno stabilite “in sede di rilascio del titolo abilitativo” con “oneri a carico” del soggetto abilitato.
Sempre con una riformulazione di alcuni emendamenti bipartisan si chiede di valorizzare, ove possibile, “le filiere nazionali ed europee” nell’individuazione delle tecnologie nucleari che saranno utilizzate per i futuri impianti.
Con un emendamento del gruppo delle Minoranze linguistiche si prevede invece che le disposizioni contenute nel provvedimento e nei futuri decreti legislativi siano “applicabili nelle regioni a statuto speciale e nelle province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con i rispettivi statuti e le relative norme di attuazione”. (Public Policy)
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Nucleare in Italia, la Camera vota sì. Cosa cambia – Formiche.net
DECRETO LAVORO
E’ ripreso in settimana l’esame del decreto Lavoro in commissione Lavoro alla Camera dove però le votazioni non inizieranno prima della settimana prossima. Si attendono, infatti, i pareri del Governo sui circa 330 emendamenti di cui si compone il fascicolo di possibile modifiche al netto delle proposte dichiarate inammissibili.
Se la maggioranza procede coesa sulla volontà di adeguare le norme in materia di lavoro tramite piattaforme digitali alla direttiva europea, lo stesso non può dirsi per altri interventi. A partire dalla definizione di Tec (trattamento economico complessivo) al quale è legato il “salario giusto” attorno al quale ruota la struttura del decreto.
Mentre Forza Italia non firma nessun emendamento per individuare il perimetro del Tec, alcune soluzioni le propongono Lega e Fratelli d’Italia. Si tratta però di un tema sul quale sarà necessaria una riflessione più approfondita che, molto probabilmente, porterà ad un emendamento dei tre relatori. Bisognerà cercare una definizione che non sconfini troppo nel terreno delle parti sociali. Motivo per cui una delle ipotesi sarebbe proprio quella di rimettere a un tavolo con le organizzazioni l’indicazione di cosa compone il Tec. Un’ipotesi che, tuttavia, gli azzurri non condividerebbero perché significherebbe rimandare l’applicabilità del decreto stesso.
Ma quello del Tec non è l’unico nodo con cui la commissione Lavoro dovrà fare i conti. Ha superato la tagliola delle inammissibilità, ad esempio, la proposta arrivata (con tre identici emendamenti) da Lega e Forza Italia che ripropone una versione aggiornata della cosiddetta norma ‘salva imprenditori’ già presentata in passato dalla maggioranza. Questa volta gli emendamenti stabiliscono che “nei confronti dei datori di lavoro che applicano il trattamento economico complessivo” previsto dai contratti siglati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, “l’eventuale rideterminazione giudiziale della retribuzione ha efficacia esclusivamente per il periodo successivo alla proposizione della domanda avente ad oggetto l’accertamento della non conformità ai principi dell’articolo 36 della Costituzione”.
A far discutere poi sono alcuni emendamenti promossi dalla Lega che sembra correre una partita in autonomia sulle modifiche al decreto 1° maggio. Tra le proposte del Carroccio, infatti, spunta quella secondo cui “i contratti collettivi nazionali che non sono rinnovati per un periodo superiore ai 6 anni” cessano “ogni efficacia e vengono cancellati dall’Archivio dei contratti del Cnel”. L’emendamento aggiunge che “le aziende che applicano il contratto cessato devono adottare entro 90 giorni un diverso contratto collettivo nazionale di lavoro”.
Nelle ore successive alla presentazione dell’emendamento si è osservato come una norma del genere colpirebbe direttamente la situazione del contratto di lavoro giornalistico. Ma la Lega ha voluto evidenziare come “è impensabile che un lavoratore debba attendere dieci anni per il rinnovo del contratto di categoria e l’emendamento che la Lega ha presentato al decreto Lavoro vuole andare nella direzione di sbloccare questa situazione”, hanno dichiarato in una nota i deputati della Lega in commissione Lavoro considerando “assurdo che le opposizioni, invece di entrare nel merito dei diritti dei lavoratori, preferiscano montare una polemica sterile e strumentale. Mentre qualcuno difende la libertà di stampa esclusivamente a parole, noi stiamo difendendo i giornalisti con azioni concrete”, hanno detto ancora gli esponenti del Carroccio.
Ed è sempre della Lega a voler recuperare la versione dell’articolo 10 di una prima bozza del decreto. Un emendamento, più volte annunciato dal sottosegretario Claudio Durigon, stabilirebbe infatti che “gli incrementi dei trattamenti economici previsti dai rinnovi dei contratti collettivi nazionali di lavoro decorrono dalla data di scadenza del precedente contratto collettivo nazionale di lavoro, fatta salva la diversa disciplina già prevista dal contratto collettivo nazionale di lavoro scaduto”.
La norma andrebbe quindi a sostituire l’attuale articolo 10 che, invece, rimette all’autonomia delle parti la disciplina, in sede di rinnovo, delle decorrenze degli incrementi retributivi, degli eventuali importi una tantum e degli strumenti di copertura economica del periodo intercorrente tra la scadenza del contratto collettivo nazionale di lavoro e la sottoscrizione del relativo rinnovo. Lo stesso emendamento, inoltre, prevede che “in caso di mancato rinnovo dei contratti collettivi, le retribuzioni sono adeguate, a titolo di anticipazione forfettaria dell’incremento retributivo previsto dal comma 1, alla variazione dell’Ipca, nella misura pari al 50% della stessa“. (Public Policy)
Per approfondire, ascolta anche il podcast Primo Firmatario
DDL GIORNATA NAZIONALE RICICLO CARTA
La Commissione Ambiente ed Energia del Senato ha iniziato il 3 giugno l’esame, in sede redigente, del ddl recante istituzione della Giornata nazionale del riciclo della carta (AS. 1833, approvato dalla Camera).
D.LGS INCENTIVI
Dalla commissione Industria del Senato è arrivato il via libera al parere di maggioranza sullo schema di decreto legislativo sul riordino degli incentivi.
Il testo, approvato con i soli voti del centrodestra, si compone di 14 osservazioni tra cui quella con cui la maggioranza da un lato chiede “una riformulazione del testo” per chiarire quali siano gli incentivi che confluiranno nel Fondo per la crescita sostenibile (Fsc) e dall’altro auspica che “le disposizioni di abrogazione e le modalità di confluenza delle risorse provenienti dalle diverse misure interessate” siano definite “già in questo decreto legislativo” senza “demandare, in toto, la disciplina in questione ad un provvedimento successivo”.
Il riferimento è all’articolo 9 dello schema di dlgs che, infatti, rimanda alla prossima legge di Bilancio la definizione delle modalità con cui opera il Fondo e degli stanziamenti annuali di ciascuna sezione del Fondo stesso.
Il rinvio alla prossima Manovra era stato al centro dell’audizione della Direzione generale per gli incentivi alle imprese del Mimit secondo cui il rimando alla legge di Bilancio “rappresenta indubbiamente un’anomalia sotto il profilo della procedura di delegazione e, dal punto di vista sostanziale, rispetto alla corretta esecuzione del mandato avuto dal Parlamento, svuotando le tutele dallo stesso previste per l’attuazione della delega”.
L’osservazione inserita dalla maggioranza nel parere votato in commissione, inoltre, sottolinea come definire nel dlgs le modalità operative con cui avverrà la razionalizzazione (senza quindi aspettare la prossima legge di Bilancio) consentirebbe di “attuare compiutamente il mandato della legge delega, nonché degli obiettivi previsti dal Pnrr”.
La stessa osservazione, infine, invita a “chiarire le modalità con cui è previsto l’aggiornamento periodico degli obiettivi e delle priorità del Fsc”. Nella giornata di mercoledì lo stesso parere dovrebbe essere votato anche dalla commissione Attività produttive alla Camera. (Public Policy).
QUESTION TIME/INTERROGAZIONI
ENERGIA. GIORGETTI: DOPO IL 6 INTERVERREMO CON ACCISE MOBILI
Il 6 giugno scadono le accise, noi interverremo con quelle mobili. Vedremo come prorogare queste forme di intervento”. Lo dice il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti rispondendo al question time del Senato. (Agenzia Dire)
ENERGIA. GIORGETTI: ENTITÀ ED EFFETTI SHOCK ENERGETICO NON ANCORA EMERSI
FLESSIBILITÀ UE RISULTATO IMPORTANTE, ATTESO ELEVATO LIVELLO INCERTEZZA (DIRE) Roma, 4 giu. – La disponibilità dell’Unione europea alla flessibilità sull’energia “costituisce risultato importante, atteso l’elevato livello di incertezza che interessa sia l’entità che la durata dello shock energetico in atto, sia soprattutto l’entità e la durata dei suoi effetti economici che a giudizio di chi vi parla non si sono ancora interamente manifestati”. Lo dice il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti rispondendo al question time del Senato.
ENERGIA. GIORGETTI: FLESSIBILITÀ RICHIEDERÀ PASSAGGIO PARLAMENTARE
“La Commissione europea ha riconosciuto la possibilità su richiesta degli Stati interessati, per cui servirà un passaggio parlamentare, di estendere la flessibilità, già prevista nell’ambito del quadro di governance fiscale per le spese volte a rafforzare la capacità di difesa, alle misure volte a rafforzare la resilienza del sistema energetico europeo e ad accelerare la transizione dai combustibili fossili, adottate a partire da febbraio 2026”. Lo dice il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti rispondendo al question time del Senato.
ENERGIA. GIORGETTI: FLESSIBILITÀ UE? VALUTEREMO CON CALMA, NON POSSIAMO SBAGLIARE
CAPIRE COME AIUTARE LE FAMIGLIE E LE IMPRESE PIÙ MERITEVOLI (DIRE) Roma, 4 giu. – “Per quanto riguarda gli spazi che abbiamo visti riconosciuti dall’Europa valuteremo con calma perché lo spazio non è esagerato e non possiamo permetterci di sbagliare”. Si devono “dosare le misure” e quindi “dobbiamo capire come aiutare le famiglie e come aiutare le imprese più meritevoli”. Lo dice il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, parlando con i cronisti in Transatlantico al termine del question timein merito alla flessibilità riconosciuta dall’Ue per le spese legate alla crisi energetica.
“Abbiamo parlato a lungo con la Commissione europea, anche se leggevamo delle cose diverse. Ieri ci sono state le risposte del commissario Dombrovskis: le norme devono essere approvate dal Consiglio europeo, chiaramente noi useremo tutti gli spazi di flessibilità che ci saranno consentiti”, aggiunge Giorgetti.
DAL GOVERNO
Dopo il no della Lega slitta il voucher energia
Una riflessione su come rimodulare gli aiuti contro il caro energia è in corso ma è sulla strategia da adottare che saltano subito fuori le divergenze, a partire dall’idea di mirare alle fasce più fragili della popolazione attraverso un voucher che nelle prime settimane della nuova guerra del Golfo era stato chiamato “antirincari”. Il voucher, che già all’epoca era stato archiviato in favore del taglio generale delle accise, non sarebbe piaciuto alla Lega, che avrebbe fatto arrivare forte e chiaro il suo niet in primis ai suoi ministri, Giancarlo Giorgetti compreso. Ma non convincerebbe troppo nemmeno il partito di Giorgia Meloni, nonostante uno degli sponsor di questo strumento fosse stato Adolfo Urso. Per il momento quindi, non se ne fa nulla. Così non sono arrivati nuovi provvedimenti in Cdm e la misura, assicurano da Chigi, non era mai stata all’ordine del giorno della riunione, la stessa premier avrebbe frenato, visti anche i mal di pancia interni alla coalizione. In diversi nella maggioranza assicurano che un approfondimento sulla quesitone era stato fatto in queste ultime settimane, arenandosi sullo scoglio della platea.
Guardare agli attuali destinatari della Carta “dedicata a te” (che è rivolta a tutti i residenti in Italia con un tetto di Isee, immigrati compresi), secondo la Lega, non avrebbe ottenuto il risultato di dare sollievo al ceto medio, a chi lavora ed è più colpito dagli aumenti di benzina e diesel perché ha la necessità di usare l’automobile per andarci. Sostenere il potere d’acquisto dei lavoratori, peraltro, è sempre stato l’obiettivo dichiarato anche di FdI. Avanti allora con il taglio delle accise, che proseguirà per qualche altra settimana una volta calcolato l’extragettito Iva sui carburanti e arriverà attraverso “un decreto ministeriale, il meccanismo noto”, ha spiegato lo stesso Ministro dell’Economia, che è tornato a predicare cautela sull’utilizzo della nuova flessibilità concessa da Bruxelles. “Valuteremo con calma perché lo spazio non è esagerato e non possiamo permetterci di sbagliare di dosare le misure” ha detto, spiegando che bisogna capire bene “come aiutare le famiglie e come aiutare le imprese più meritevoli”.
I “parametri esatti” per declinare questa nuova flessibilità sull’energia, hanno sottolineato intanto da Bruxelles, “saranno definiti con precisione nelle prossime settimane”, anche attraverso “alcuni scambi” tra la Commissione e gli Stati membri, fermo restando che “non intendiamo sovvenzionare le bollette” e le misure devono andare nella direzione di “ridurre la dipendenza dai combustibili fossili”. Gli interventi, insomma, vanno studiati con attenzione e, se ben calibrati, potranno spingere anche “la crescita”, ha osservato il titolare di via XX Settembre sottolineando ancora l’importanza del risultato in sede europea per mitigare gli effetti di una crisi che, a suo parere, “ancora non si sono interamente manifestati”. (Nomos)
Meloni e Giorgetti rivendicano i 14 miliardi per l’energia dall’Ue
Giorgia Meloni porta a casa “un risultato estremamente importante”, quella flessibilità sull’energia che sembrava “a molti impossibile”, non manca di sottolineare la presidente del Consiglio che non nasconde la soddisfazione per un esito non scontato e ottenuto “lavorando in silenzio e con serietà”, come sottolinea anche il Ministro Giancarlo Giorgetti. Alla faccia “dei gufi”, è la sintesi di una giornata che segna solo una tappa, per quanto cruciale, del percorso per “mitigare gli effetti” dei rincari dell’energia; ora inizia una parte altrettanto delicata, complessa quanto il negoziato condotto in queste settimane con Bruxelles, cioè quella di tradurre in un piano organico da presentare alla Ue questi margini di flessibilità per 14 miliardi (in tre anni). Perché “si fa presto”, per dirla come il titolare dell’Economia, “a buttare via i soldi”. Intanto l’esecutivo si gode il momento, ripetendo il claim dell’Italia che “indica la strada alla Ue”, come fa la stessa premier, salutando come un “risultato storico” anche il nuovo “regolamento sui rimpatri” e il “modello Albania che la sinistra ha tentato di ostacolare in tutti i modi” che ora diventa “strumento a disposizione dell’Europa intera”.
Ma è sull’energia che ora bisogna concentrarsi, anche perché nel mix tra nuova flessibilità, rimodulazione del Pnrr (per 2 miliardi) e prossima revisione anche della destinazione dei Fondi di Coesione ancora non impegnati, il Governo punta a costruire un pacchetto d’interventi che sarà, per coincidenza di calendario, anche il biglietto da visita con cui presentarsi alle prossime elezioni politiche. Nell’immediato il Governo si appresta ad abbandonare la strada del taglio delle accise, che peraltro non si potrebbe coprire con i nuovi margini in deficit (questione mai sollevata, sottolineano dalle parti del Mef, nella trattativa con la Ue, perché la flessibilità è stata chiesta nell’ottica di rafforzare la sicurezza e l’indipendenza energetica italiana). In Cdm oggi dovrebbe arrivare un decreto-legge di circa 500 milioni, che introdurrà quegli “aiuti mirati e temporanei” che Bruxelles continua a sollecitare: si dovrebbe trattare di un “voucher energia” che dovrebbe essere mensile, aggirarsi sui 100 euro ed essere destinato alla platea già interessata dalla Carta dedicata a te.
Poi si passerà ad elaborare un più organico piano energia. Certo, la gestazione richiederà più di qualche settimana, anche perché ci sono ancora alcuni passaggi da fare a Bruxelles (Ecofin e Consiglio Ue) prima di arrivare a presentare la proposta italiana e chiedere formalmente l’attivazione della clausola per l’energia, che resta all’interno dei margini già concessi per la difesa ma non dovrebbe comportare la necessità di attivare anche questa seconda parte. Aumentare le spese militari, però, pur rimanendo “una priorità” come ha più volte ribadito dalla Meloni, ha un costo politico non indifferente.
Le forze progressiste, proprio in queste ore, in un documento di sei pagine hanno messo per iscritto una linea comune sulle armi. Manca il capitolo più spinoso, quello dell’Ucraina, e un riferimento esplicito al piano europeo, il Rearm Eu, che in passato ha divise sia le forze dell’alleanza sia lo stesso Pd. Il punto di partenza comune, però, tiene dentro anche Iv, oltre a M5S, Pd e Avs. Il filo conduttore è una frenata sulle spese miliari, con la richiesta al Governo di “riconsiderare urgentemente gli impegni assunti in sede Nato” e di “promuovere una politica di difesa comune europea”. Le trattative comunque sono ancora in corso: l’ala riformista dem ha apprezzato i passi avanti rispetto al testo iniziale “indigeribile” ma non è detto che sia sufficiente. Il documento potrebbe essere discusso alla Camera nelle prossime ore ma, con ogni probabilità, arriverà in Aula fra un paio di settimane, visto che il centrodestra ha votato per fare in modo di anticipare l’esame della legge delega sul nucleare. La maggioranza minimizza sul rinvio, anche se c’è chi a taccuini chiusi non nega che l’argomento potesse creare qualche mal di pancia tra alleati. (Nomos).
Rassegna parlamentare a cura di MF
