DECRETO LAVORO
Il “salario giusto” non mette d’accordo, tutt’altro. Il decreto Lavoro, varato dal Governo in occasione del 1° maggio, è stato approvato dalla Camera (dopo l’ok alla fiducia di mercoledì mattina) ampliando la distanza tra maggioranza e opposizioni. Queste ultime hanno abbandonato i lavori della commissione, in dissenso con l’andamento dei lavori e con i correttivi più cruciali del decreto arrivati solo alla vigilia dell’approdo in aula del provvedimento, quando sono stati sciolti alcuni dei nodi che hanno ingessato la commissione Lavoro della Camera.
Primo tra tutti la definizione di trattamento economico complessivo (Tec) su cui si è alzata la voce di Cgil, Cisl e Uil, contrarie al passaggio dell’emendamento dei relatori che avrebbe permesso anche ai contratti equivalenti siglati dai sindacati minori di accedere agli incentivi per le assunzioni. Così, è arrivato il passo indietro con la riscrittura della norma che adesso si limita a definire il Tec come la somma delle voci retributive e delle prestazioni welfare definite dai contratti leader stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.
“Sta alla contrattazione collettiva, quindi, definire l’alveo del Tec: cosa che mi auguro faranno nel più breve tempo possibile attraverso un accordo interconfederale”, ha commentato il presidente della commissione Lavoro e relatore per FdI del decreto, Walter Rizzetto. Ciò non toglie spazio, tuttavia, alla possibilità che anche i sindacati minori possano accedere ai benefici del decreto. D’altronde, “c’è già nel decreto un principio di equivalenza”, ha evidenziato Rizzetto secondo cui in questo modo viene “garantita la pluralità sindacale”.
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DDL DELEGA NUCLEARE
Dopo oltre un anno dal primo via libera in Consiglio dei ministri, il disegno di legge di delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile ha incassato il primo via libera parlamentare.
La Camera ha approvato con 155 voti favorevoli, 86 voti contrari e 8 astenuti il provvedimento, che passerà ora all’esame del Senato. Come ribadito più volte dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dal ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, il Governo punta all’approvazione definitiva prima della pausa estiva, per poi emanare i decreti attuativi entro la fine dell’anno.
Nel corso dell’esame a Montecitorio, dove il provvedimento è stato esaminato in sede congiunta dalle commissioni Ambiente e Attività produttive, non sono tuttavia mancati momenti di tensione. Con l’avvio dell’esame delle proposte emendative all’articolo 1 del provvedimento, è iniziata nelle commissioni una successione di interventi di parlamentari di opposizione che hanno chiesto a più riprese la soppressione del primo articolo del testo e dunque dell’intero ddl di delega. Un atteggiamento che dalla maggioranza non hanno esitato a definire “ostruzionistico”.
Anche per questo, dopo alcune sedute in cui il voto è proceduto a rilento, la presidenza ha deciso di contingentare i tempi degli interventi dei parlamentari e di procedere, in alcuni casi, con votazioni accorpate. Applicando il metodo del voto delle proposte emendative “per principi comuni”, sono così stati fatti decadere circa 100 emendamenti del Movimento 5 stelle che chiedevano di escludere, per la realizzazione del Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, i territori di pressoché tutte le province italiane.
Nel dettaglio, negli emendamenti si chiedeva di inserire tra gli oggetti della delega legislativa al Governo la “revisione della disciplina relativa alla localizzazione, autorizzazione e realizzazione del Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, prevedendo a tal fine la specifica esclusione del territorio” delle differenti province d’Italia. La presidenza ha messo in votazione il “principio comune”, che è stato respinto, con conseguente decadenza di tutti e cento gli emendamenti analoghi.
La maggior parte delle proposte emendative approvate nel corso dell’esame in commissione concernono gli articoli 2 e 3 del provvedimento, riguardanti le materie oggetto della delega legislativa e i principi e criteri direttivi. Aggiunto anche un articolo, con il quale si specifica che le disposizioni contenute nel provvedimento e nei futuri decreti legislativi saranno applicabili nelle regioni a statuto speciale e nelle province autonome di Trento e di Bolzano “compatibilmente con i rispettivi statuti e le relative norme di attuazione”. (Public Policy)
PROPOSTA DIRETTIVA UE SOSPENSIONE EPR RIFIUTI, RAEE E PLASTICA MONOUSO
E’ stata trasmessa il 28 maggio alla Commissione Politiche dell’UE del Senato una relazione del Governo in cui si forniscono i seguiti dati alla risoluzione Doc. XVIII-bis, n. 36, approvata dalla Commissione il 22 aprile scorso, sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che sospende l’applicazione delle norme relative alla designazione dei rappresentanti autorizzati per la responsabilità estesa del produttore per i rifiuti, i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche e i rifiuti di plastica monouso (COM (2025) 983 definitivo).
La proposta di direttiva (COM (2025) 983 definitivo) interviene, in particolare, sull’obbligo per i produttori di designare un rappresentante autorizzato nei diversi Stati membri nell’ambito dei regimi EPR relativi a:
- rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE),
- rifiuti di imballaggi e plastica monouso,
- altri flussi di rifiuti disciplinati dalla normativa europea.
Nella relazione, il Governo evidenzia come la sospensione prevista dalla proposta europea risponda all’esigenza di garantire maggiore certezza giuridica e uniformità applicativa tra gli Stati membri, soprattutto in una fase di revisione complessiva della normativa sui rifiuti e sull’economia circolare.
Tra i principali punti sottolineati:
- il sostegno dell’Italia a un approccio che eviti duplicazioni di obblighi e oneri amministrativi per i produttori, in particolare quelli che operano in più Paesi UE;
- l’importanza di assicurare la continuità e l’efficacia dei sistemi di responsabilità estesa, senza compromettere gli obiettivi ambientali;
- la necessità di chiarire meglio il ruolo e le responsabilità dei rappresentanti autorizzati, anche in relazione ai sistemi nazionali esistenti.
Il Governo ha inoltre rimarcato la rilevanza di mantenere un equilibrio tra semplificazione normativa e tutela ambientale, ribadendo la centralità dei regimi EPR come strumenti fondamentali per la gestione sostenibile dei rifiuti e per la transizione verso l’economia circolare.
La relazione si inserisce nel quadro del dialogo tra istituzioni nazionali ed europee e contribuisce a definire la posizione italiana su un dossier di particolare interesse anche per le utilities e le imprese dei servizi pubblici, coinvolte a vario titolo nella gestione dei rifiuti e nell’attuazione delle politiche ambientali.
DL CARBURANTI TER
Con 149 voti favorevoli e 95 contrari, l’Aula della Camera ha approvato il 17 giugno, in seconda lettura, il ddl di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 aprile 2026, n. 63, recantedisposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi al protrarsi della crisi dei mercati internazionali (AC. 2962, approvato dal Senato) (scade il 29 giugno).
DDL GIORNATA RICICLO CARTA
La Commissione Ambiente ed Energia del Senato ha proseguito il 16 giugno l’esame, in sede redigente, del ddl recante istituzione della Giornata nazionale del riciclo della carta (AS. 1833, approvato dalla Camera). Nel corso della seduta sono stati presentati due emendamenti.
DAL GOVERNO
ENERGIA. PICHETTO FIRMA FER X DEFINITIVO, 37,15 GW DI NUOVA CAPACITÀ RINNOVABILE
Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto, ha firmato il decreto FERX definitivo. L’atto del Ministro fa seguito alla decisione della Commissione europea dell’8 giugno scorso di non sollevare obiezioni nei confronti della misura di aiuto, ritenendola compatibile con il mercato interno. Il testo sarà trasmesso agli organi di controllo ed entrerà in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione sul sito del MASE. Il provvedimento sostiene la produzione di energia elettrica di impianti a fonti rinnovabili con costi di generazione vicini alla competitività di mercato, attraverso la definizione di un meccanismo di supporto: ne sono destinatari gli impianti solari fotovoltaici, eolici, idroelettrici e quelli di trattamento di gas residuati dai processi di depurazione. Il FERX definitivo fissa un contingente massimo di 37,15 GW di nuova capacità rinnovabile: dieci sono riservati agli impianti fino a 1 MW di potenza, che accedono direttamente al meccanismo di supporto, mentre i restanti 27,15 gigawatt sono destinati agli impianti di maggiore dimensione, che devono partecipare a procedure pubbliche competitive, bandite dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE). Il contingente di potenza che sarà complessivamente reso disponibile nelle procedure competitive è stimato in 16,5 GW per l’eolico, 10 per il fotovoltaico, 0,63 per l’idroelettrico e 0,02 per i gas residuati dai processi di depurazione. È stabilito che entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto, il Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica approvi, su proposta del GSE, le regole operative per l’accesso al meccanismo. (Agenzia Dire).
DALLA CONFERENZA DELLE REGIONI
Politica di coesione 2028-2034, la Conferenza in audizione
La Conferenza delle Regioni ha portato la propria posizione sul negoziato relativo al Bilancio Ue 2028-2034 direttamente in audizione parlamentare, ribadendo la netta contrarietà a ogni centralizzazione dei Fondi di coesione. L’assessore Sammartino ha ripercorso i cinque documenti approvati tra il 2025 e il 2026, sottolineando come le Regioni abbiano lavorato con continuità su questo dossier, ribadendo la necessità di un tavolo di confronto con il Governo.A rafforzare la posizione delle Regioni, anche i recenti pareri della Corte dei conti europea che ha espresso forti riserve sull’impianto del nuovo Quadro finanziario. “Senza le Regioni non è possibile programmare la spesa”, ha concluso Sammartino, rinnovando la richiesta di un tavolo tecnico-politico permanentecon il Governo per tutelare l’approccio place-based della coesione.
Trasferimento tecnologico, parere positivo delle Regioni con due condizioni
Parere favorevole espresso dalla Conferenza delle Regioni sull’Atto di indirizzo 2026-2028 sulla Strategia nazionale per la valorizzazione delle conoscenze e il trasferimento tecnologico. Due le condizioni poste: la partecipazione delle Regioni alla Cabina di regia interministeriale MIMIT-MUR e la presenza di propri esponenti nell’Osservatorio permanente del Trasferimento tecnologico e nei Tavoli tematici sulle roadmap tecnologiche. L’obiettivo è costruire una governance multilivello effettivamente operativa che valorizzi gli ecosistemi territoriali, renda interoperabili le piattaforme e allinei le politiche nazionali con le strategie regionali di specializzazione intelligente (S3) e i fondi europei, per generare impatti concreti e misurabili sul sistema produttivo. (Regioni.it)
Rassegna parlamentare a cura di MF
