Ad ospitare i lavori sono stati il presidente di Confservizi Veneto-Friuli Venezia Giulia, Roberto Gasparetto, e il direttore Franco Berti, che hanno accolto nella sede di Trieste i rappresentanti delle Confservizi regionali di Emilia-Romagna, Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta e Lombardia. Per Confservizi Emilia-Romagna erano presenti il presidente Gianni Bessi e, in collegamento da remoto, la direttrice Manuela Furini. Hanno inoltre partecipato i direttori di Confservizi Lombardia e Confservizi Nord Ovest Beppe Viola e Sergio Bianchi, Sandro Baraggioli, presidente di Confservizi Nord Ovest e Yuri Santagostino presidente Confservizi Lombardia.
Al confronto ha preso parte da remoto anche la direttrice generale di Utilitalia, Annamaria Barrile, confermando il valore di un dialogo costante tra la federazione nazionale e le associazioni territoriali per condividere priorità, strategie e prospettive di sviluppo del settore.
L’incontro ha rappresentato un’importante occasione per rafforzare la collaborazione tra le organizzazioni regionali che rappresentano le imprese dei servizi pubblici locali, valorizzando il patrimonio di competenze industriali e gestionali maturato sui territori. Un lavoro di rete che consente di mettere in comune esperienze, affrontare con maggiore efficacia le sfide della transizione ecologica ed energetica e consolidare il ruolo delle utility come protagoniste dello sviluppo sostenibile delle comunità.
Dal servizio idrico all’idrogeno verde: visita alle eccellenze di Trieste
La giornata è proseguita con la visita al depuratore di Servola, gestito da AcegasApsAmga, uno degli impianti più avanzati d’Europa nel trattamento delle acque reflue. L’infrastruttura, entrata in funzione nel 2018, rappresenta il principale impianto di depurazione del Friuli Venezia Giulia ed è stata progettata per garantire elevati standard ambientali e una stretta integrazione con il delicato ecosistema del Golfo di Trieste. Grazie a tecnologie innovative e a sistemi di monitoraggio sviluppati in collaborazione con gli enti scientifici del territorio, l’impianto è in grado di modulare i processi depurativi in funzione delle condizioni dell’ambiente marino, tanto da essere definito “il depuratore che parla con il mare”.
Particolarmente significativa anche la visita all’Hydrogen Hub Trieste, (nella foto) il progetto che punta a fare della città uno dei poli di riferimento per la produzione di idrogeno verde nell’area dell’Alto Adriatico. L’iniziativa prevede la realizzazione di un impianto di elettrolisi da 5 MW alimentato da energia rinnovabile prodotta da un campo fotovoltaico dedicato, con una capacità stimata di circa 370 tonnellate di idrogeno all’anno. L’idrogeno prodotto sarà destinato principalmente alla decarbonizzazione del trasporto pubblico locale, della logistica portuale e di altri comparti industriali difficilmente elettrificabili. Il progetto rientra inoltre nel più ampio ecosistema della North Adriatic Hydrogen Valley, una delle più avanzate esperienze europee di cooperazione sulla filiera dell’idrogeno.
L’esperienza triestina ha offerto ai partecipanti un esempio concreto di come le utility possano essere protagoniste dell’innovazione, contribuendo alla tutela delle risorse idriche, alla salvaguardia del mare e alla costruzione delle nuove filiere energetiche sostenibili.
È proprio questo il valore emerso dall’incontro: una rete associativa capace di condividere conoscenze, esperienze industriali e buone pratiche, rafforzando il ruolo delle imprese dei servizi pubblici locali come motore della competitività e della transizione ecologica dei territori.
