DDL NUCLEARE SOSTENIBILE
Con 81 voti favorevoli, 51 contrari e 7 astenuti, l’Aula del Senato ha approvato il 23 settembre definitivamente il ddl recante Delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile e degli abbinati (AS.1924, approvato dalla Camera).
In Italia si riaprono dunque le porte alla produzione di energia elettrica da fonte nucleare. Le attività previste dalla delega comprendono la definizione e l’avvio di un Programma nazionale sul nucleare sostenibile, la realizzazione di progetti di sperimentazione, localizzazione e costruzione di nuovi impianti, la gestione avanzata dei rifiuti radioattivi, nonché la ricerca e la formazione specifica nel settore. Il nucleare viene qualificato quale fonte a basso contenuto di carbonio programmabile e continua, capace quindi di integrare le rinnovabili consentendo di superare la loro non programmabilità, e di assicurare in tal modo continuità e stabilità alla rete elettrica. Sul fronte economico la legge delega non stanzia direttamente i fondi necessari a costruire le centrali ma solo le coperture iniziali per avviare il programma e riorganizzare l’Agenzia per la sicurezza.
La legge delega, in sostanza, crea l’impalcatura giuridica con garanzie statali necessari per convincere i privati a sostenere i rilevanti costi della tecnologia. L’approvazione della legge non comporta di per sé l’avvio della produzione nucleare, anche perché le centrali italiane sono ferme dal referendum del 1987 e ancora in corso di smantellamento.
La legge delega, come ha più volte spiegato Pichetto, ha lo scopo di creare le condizioni giuridiche per il ritorno dell’Italia all’energia nucleare. Al Governo viene conferita la delega, da esercitare entro un anno, per disciplinare la produzione e l’utilizzo di energia da fonte nucleare sostenibile nel territorio nazionale.
Parole chiave ‘utilizzo’ sul territorio nazionale e ‘sostenibile’, perché la legge delega si rivolge espressamente alle nuove tecnologie modulari come gli SMR- Small modular reactor, e in accordo con la tassonomia europea delle tecnologie green. La normativa deve dunque rispettare gli obblighi europei e internazionali, le politiche di decarbonizzazione al 2050 e punta a consolidare la sicurezza e indipendenza energetica dell’Italia, puntando allo stesso tempo al contenimento dei costi dei consumi energetici per gli utenti. Elemento questo strategico e decisivo per le sorti dell’economia nazionale, visto che le imprese italiane pagano un costo dell’energia superiore anche del 30% rispetto ai concorrenti stranieri.
Decisivo quindi il fine del conseguimento della sicurezza e dell’indipendenza energetica. I decreti legislativi saranno adottati su proposta del ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, di concerto con gli altri ministeri competenti, acquisita l’intesa della Conferenza unificata, il parere del Consiglio di Stato e delle Commissioni parlamentari competenti.
La delega al governo prevede la realizzazione di un programma nazionale per lo sviluppo della produzione e dell’utilizzo di energia da fonte nucleare sostenibile e da fusione, indicando però la necessità di predisporre di adeguati strumenti informativi e formativi sul ruolo delle tecnologie nucleari ai fini della decarbonizzazione.
Andranno poi elaborate misure di promozione e valorizzazione dei territori interessati. Oggetto della delega tutte le fasi della vita di un impianto nucleare, come la disciplina per la loro localizzazione, costruzione, installazione ed esercizio, fino alla disattivazione, degli impianti, la fabbricazione e di riprocessamento del combustibile nucleare, lo stoccaggio temporaneo dei rifiuti radioattivi e del combustibile esaurito e di impianti di smaltimento definitivo.
Elemento importante dei decreti delegati che saranno predisposti è la disciplina chiara sullo smantellamento degli impianti a fine vita e sullo smaltimento delle scorie. Il ‘sistema di garanzie’ indicato dalla delega, e fondamentale per la bancabilità delle operazioni, prevede che sin dal finanziamento venga realizzato un fondo vincolato alimentato dai ricavi della vendita di energia. Questo per far sì che i costi di smaltimento non ricadano sulle finanze pubbliche ma siano coperti dai modelli di business elaborati dai gestori privati.
Spetta allo Stato elaborare ‘modalità di sostegno alla realizzazione di impianti e alla produzione di energia’. Essendo il nucleare ricompreso – con condizioni – nella tassonomia green dell’Ue potranno essere predisposti strumenti di sostegno, che andranno sempre sottoposti all’ok di Bruxelles. Sul fronte del sostegno finanziario non si punta a un nucleare interamente ‘di Stato’, come era con quello storico, prima del 1987, ma su forme di Partenariato pubblico-privato.
Lo Stato mitigherebbe i rischi, come i ritardi nelle fasi autorizzative con garanzie pubbliche, favorendo la costituzione di consorzi o newco che riuniscano aziende a controllo pubblico e private. Uno dei modelli di business quello dei PPA – Power Purchase Agreements, contratti di fornitura di energia a lungo termine, con garanzie di prezzo per il produttore e il consumatore. Un altro potranno essere i Contratti per Differenza – CfD a due vie: lo Stato garantisce un prezzo minimo di vendita, poi se il prezzo di mercato crolla lo Stato copre la differenza, se sale troppo il produttore restituisce l’extra-profitto.
Importante anche il tema della disciplina relativa alla sicurezza, alla vigilanza e al controllo, ‘attraverso il riordino o la soppressione degli organi e degli enti titolari di competenza in materia’ e ‘anche al fine di valutare l’istituzione di un’autorità amministrativa indipendente per la sicurezza nucleare’, l’Agenzia nucleare, obbligo stabilito dalla normativa europea per tutti gli Stati membri. L’Agenzia sarà un elemento centrale di tutta l’architettura del ritorno dell’Italia all’energia nucleare, si ragiona sulla creazione di un organismo ex novo, ma va detto che i compiti previsti sono oggi in gran parte svolti dall’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione – ISIN.
Essenziale, naturalmente, resta il rispetto del paesaggio e del patrimonio storico-artistico della Nazione come tutelato ai sensi dell’articolo 9 della Costituzione. Nodo decisivo del ritorno al nucleare la questione della localizzazione degli impianti: a torto o a ragione questo rimane un punto essenziale che coinvolge la tenuta politica e sociale delle amministrazioni coinvolte. Oltre a misure di promozione e valorizzazione dei territori interessati la delega contempla la possibilità di autocandidature garantendo anche nuove procedure di valutazione ambientale strategica. I controlli di sicurezza e di radioprotezione devono comunque assicurare la massima trasparenza nei confronti dei cittadini e delle amministrazioni locali, con oneri a carico degli esercenti e svolti in tempi certi e compatibili.
Resta aperto il nodo della localizzazione e realizzazione del Deposito Nazionale e Parco Tecnologico per le scorie a bassa e media attività (e stoccaggio temporaneo ad alta attività).
Come detto la delega punta con decisione sulle nuove tecnologie nucleari. I decreti legislativi adottati dovranno prevedere l’individuazione delle tipologie di impianti autorizzabili, nel rispetto del principio della neutralità tecnologica e sulla base dei criteri della massima sostenibilità e sicurezza di cui alla disciplina dell’Unione europea.
Andranno individuati gli impianti che utilizzino le migliori tecnologie nucleari, comprese quelle modulari come gli SMR o avanzate come gli AMR- Advanced modular reactor, sempre puntando alla neutralità carbonica al 2050 e valorizzando, quando possibile, le filiere nazionali ed europee. Energia nucleare per la produzione di energia elettrica, naturalmente, ma anche di idrogeno e calore, e anche per l’alimentazione dei settori navali e marittimi.
Sempre presente l’attenzione alla fusione, la prossima evoluzione decisiva del settore nucleare, quella attesa che porterà grandi quantità di energia senza scorie, ambito di ricerca nel quale l’Italia è fra i Paesi di testa, anche se l’obiettivo finale è ancora lontano, per noi come per gli altri impegnati nella ricerca. (Agenzia Dire).
Per approfondire leggi anche
Nucleare, l’Italia torna all’atomo: ecco cosa prevede la legge – Policy Maker
LEGGE DI DELEGAZIONE EUROPEA
La Commissione Politiche dell’UE del Senato ha iniziato il 22 settembre l’esame del ddl recante delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti dell’Unione europea – Legge di delegazione europea 2026 (AS.2025 Governo) e ha proseguito l’esame congiunto della relazione programmatica sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea per l’anno 2026 (Doc. LXXXVI, n. 4) e della relazione consuntiva sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea, riferita all’anno 2025 (Doc. LXXXVII, n. 3).
Il provvedimento conferisce al Governo le deleghe necessarie per adeguare l’ordinamento italiano a 20 direttive e 7 regolamenti dell’Unione europea, assicurando il rispetto degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’UE.
Le misure previste interessano numerosi ambiti strategici, tra cui tutela dei consumatori, resilienza e salute del suolo, sostenibilità e competitività delle imprese, protezione delle vittime di reato, contrasto ai prodotti realizzati con il lavoro forzato, gestione delle emergenze nel mercato interno, sicurezza dei prodotti, servizi digitali, intelligenza artificiale, mercati finanziari e tutela ambientale.
La legge di delegazione europea rappresenta uno dei principali strumenti attraverso cui l’Italia recepisce la normativa europea, contribuendo all’armonizzazione delle regole nazionali con quelle dell’Unione e alla riduzione del rischio di procedure di infrazione.
Sul provvedimento è previsto un ciclo di audizioni.
DL COMPOSTABILITA’ IMBALLAGGI
L’Aula del Senato ha approvato il 23 settembre, in prima lettura, il ddl di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 7 agosto 2026, n. 143, recante disposizioni urgenti in materia di obbligo di compostabilità di determinate tipologie di imballaggi (AS. 2020-A) (scade il 6 ottobre).
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D.LGS EMISSIONI INDUSTRIALI E DISCARICHE
La Commissione Ambiente della Camera ha concluso il 22 settembre l’esame, in sede consultiva, dello schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2024/1785 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 aprile 2024, che modifica la direttiva 2010/75/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, relativa alle emissioni industriali (prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento), e la direttiva 1999/31/CE del Consiglio, relativa alle discariche dei rifiuti (Atto n. 420).
La Commissione ha espresso parere favorevole con una condizione e alcune osservazioni sullo schema di decreto legislativo (Atto n. 420) che recepisce la direttiva (UE) 2024/1785, destinata ad aggiornare la disciplina europea sulle emissioni industriali e sulle discariche di rifiuti.
Il provvedimento introduce numerose modifiche al Codice dell’Ambiente, con l’obiettivo di rafforzare la prevenzione e la riduzione dell’inquinamento, promuovere l’innovazione tecnologica nei processi produttivi e migliorare il sistema delle autorizzazioni ambientali per gli impianti soggetti ad Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA). Tra le novità figurano il rafforzamento dei controlli, una maggiore attenzione all’efficienza nell’uso delle risorse, all’economia circolare e alla trasparenza delle informazioni ambientali.
Nel proprio parere, la Commissione ha evidenziato l’esigenza di garantire un’attuazione efficace delle nuove disposizioni, formulando indicazioni volte a migliorare il coordinamento normativo e l’applicazione delle regole da parte delle autorità competenti e dei gestori degli impianti. Il recepimento della direttiva rappresenta un passaggio rilevante nel percorso di adeguamento del sistema produttivo italiano agli obiettivi europei di tutela ambientale, decarbonizzazione e riduzione delle emissioni industriali.
LE ALTRE NOTIZIE
RIFIUTI. COMMISSIONE PARLAMENTARE INCHIESTA A TERMOVALORIZZATORE FORLÌ
DOPO IL SOPRALLUOGO LE AUDIZIONI IN PREFETTURA (DIRE) Rimini, 18 set. – Una delegazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su altri illeciti ambientali e agroalimentari fa tappa a Forlì per un sopralluogo al termovalorizzatore del Gruppo Herambiente. A guidarla il presidente Jacopo Morrone, parlamentare e segretario romagnolo della Lega, e con lui Carmela Auriemma del Movimento 5 stelle e tecnici di varia formazione. Il filone di inchiesta riguarda “i contributi ambientali connessi agli impianti di termovalorizzazione” con particolare riferimento ai casi di Santa Palomba-Roma Capitale, Bolzano, Acerra e Forlì appunto.
L’obiettivo, spiega Morrone, è “verificare se i benefici economici derivanti dalla presenza di impianti di termovalorizzazione e i relativi contributi ambientali riconosciuti ai territori si traducano effettivamente in vantaggi concreti e avvertibili dalla collettività”. Non esiste una norma nazionale che preveda ristori, contributi o compensazioni economici tipizzati per termovalorizzatori, discariche o altri impianti di gestioni rifiuti. Le compensazioni previste sono quindi “costruzioni giuridiche derivate, non codificate in modo omogeneo”. E si producono “alcune criticità: un vuoto normativo statale e scelte eterogenee a livello regionale”. Una volta conclusa l’inchiesta, conclude Morrone, verrà approvata la relazione finale con l’elaborazione di eventuali proposte. Dopo la visita al termovalorizzatore, si sono svolte tre audizioni in Prefettura di un delegato della Sezione regionale di controllo della Corte dei Conti dell’Emilia-Romagna, di esponenti di Herambiente e rappresentanti di Arpa.
CONFERENZA STATO REGIONI
PNRR. CONFERENZA REGIONI: RAGGIUNTI TUTTI GLI OBIETTIVI ASSEGNATI
Le Regioni hanno completato entro il termine del 30 giugno e rendicontato entro il 31 agosto tutti gli interventi connessi alle misure di competenza regionale necessari all’erogazione della decima e ultima rata del PNRR, che complessivamente vale 28,4 miliardi di euro. Tra gli interventi di maggiore rilievo figurano gli investimenti della Missione 6 Salute, quelli relativi alla digitalizzazione della pubblica amministrazione centrale, al Programma GOL, all’acquisto di grandi apparecchiature, al rafforzamento delle filiere agroalimentari. Quanto alla Missione 6, risultano centrati i target relativi alle Case della Comunità, agli Ospedali di Comunità e ai posti letto in terapia intensiva e sub-intensiva. “Il raggiungimento degli obiettivi assegnati alle Regioni è frutto di un metodo di lavoro vincente, che ha fatto emergere una grande capacità di programmazione ed esecuzione del sistema regionale e che è il frutto di una grande collaborazione tra livelli di governo”, ha dichiarato Marco Alparone, coordinatore della Commissione Affari finanziari della Conferenza delle Regioni, intervenendo alla Cabina di Regia PNRR riunita oggi a Palazzo Chigi. “Il continuo confronto di questi anni con il Ministro Foti, con il Ministro Schillaci e con tutti i Ministri di riferimento e le rispettive strutture ci ha consentito di affrontare criticità, individuare tempestivamente le soluzioni, monitorare gli avanzamenti e rimodulare il Piano quando era necessario farlo. Oggi come sistema Regioni possiamo dirci soddisfatti di aver contribuito a un risultato-Paese che rafforza servizi e dà nuove opportunità ai cittadini”. (Agenzia Dire).
Conferenza Stato-Città, Tarsu. Polizie locali e fabbisogni standard al centro della riunione A rappresentare l’Anci il vicepresidente Roberto Pella: “Servono risorse adeguate per i servizi di raccolta rifiuti e un rafforzamento strutturale degli organici della Polizia locale”. Durante la riunione, via libera anche agli schemi di Dpcm sui fabbisogni standard di Province e Città metropolitane e Comuni https://www.anci.it/conferenza-stato-citta-tarsu-polizie-locali-e-fabbisogni-standard-al-centro-della-riunione/
Rassegna parlamentare a cura di MF.
