In occasione della Giornata mondiale dell’acqua, l’Istat ha pubblicato il focus “Le statistiche sull’acqua – Anni 2023-2025”, un’analisi aggiornata che fotografa lo stato delle risorse idriche nel Paese e le principali criticità che coinvolgono cittadini, territori e attività economiche. Il quadro conferma alcune tendenze ormai strutturali — come l’elevato prelievo a uso potabile e la pressione crescente sulle reti — e introduce nuovi elementi, grazie ai dati dell’Indagine Multiscopo dell’Agricoltura 2024. [istat.it]
Prelievi idrici: minimo storico degli ultimi 25 anni
Nel 2024 in Italia sono stati prelevati 8,87 miliardi di metri cubi di acqua per uso potabile, il dato più basso degli ultimi 25 anni e in diminuzione del 3% rispetto al 2022. Nonostante il calo, l’Italia si conferma da oltre vent’anni il Paese UE con il maggior prelievo di acqua dolce per uso potabile, davanti a Francia e Germania.
Una caratteristica strutturale del sistema idrico nazionale è il forte ricorso alle acque sotterranee, mentre il consumo pro capite resta molto elevato: 150 m³ annui per abitante, secondo solo all’Irlanda. [istat.it]
Rifornimenti sotto stress: aumentano razionamenti e irregolarità
Nel 2024 oltre un milione di residenti nei capoluoghi italiani ha subito misure di razionamento idrico, pari al 5,8% della popolazione, in crescita rispetto ai 760mila dell’anno precedente. I Comuni coinvolti sono passati da 14 a 17, con situazioni particolarmente critiche nel Mezzogiorno e, soprattutto, in Sicilia. [istat.it]
Il 2025 registra un dato ulteriormente rilevante sul fronte della qualità del servizio: 2,7 milioni di famiglie dichiarano irregolarità nell’erogazione dell’acqua in casa, pari al 10,2% del totale, con un incremento di 1,5 punti percentuali rispetto al 2024.
La percezione di insicurezza sulla qualità dell’acqua potabile resta diffusa: tre famiglie su dieci non si fidano dell’acqua del rubinetto. In Sicilia (57,6%) e Sardegna (52,1%) la quota supera la metà della popolazione. [istat.it]
Acque minerali e settore economico: un comparto da 15 miliardi
Nel 2023 sono stati prelevati quasi 19 milioni di m³ di acque minerali naturali, con una leggera crescita dello 0,2% rispetto al 2022. Oltre metà della produzione si concentra nel Nord Italia.
Parallelamente, il settore della gestione delle acque reflue e dell’acqua genera 15 miliardi di euro di produzione e 6,2 miliardi di valore aggiunto, equivalenti allo 0,3% del PIL nazionale. Il 95% della produzione è legato ai servizi di depurazione, mentre il restante 5% riguarda interventi per l’efficienza del prelievo e la riduzione delle perdite. [istat.it]
Agricoltura: Nord più attrezzato, Sud in sofferenza
Il report integra anche i dati dell’Indagine Multiscopo dell’Agricoltura 2024, evidenziando come il 66,2% delle superfici irrigabili si concentri nel Nord del Paese.
Nel Centro-Sud prevalgono forme di autoapprovvigionamento idrico, in alcuni casi con livelli prossimi alla totalità: in Sicilia si arriva al 99,2%. Le difficoltà irrigue colpiscono oltre il 90% delle aziende agricole, con un impatto particolarmente grave sulle realtà di piccole dimensioni, che rappresentano il 58,9% delle aziende in difficoltà e arrivano al 72,2% nel Sud. [istat.it]
Un Paese ad alta pressione idrica, tra siccità e infrastrutture fragili
Il quadro tracciato dall’Istat restituisce un Paese che, pur riducendo progressivamente i propri prelievi, continua a registrare criticità legate a stress idrico, vulnerabilità territoriale e inefficienze infrastrutturali.
Le difficoltà di approvvigionamento non riguardano solo le aree più aride, ma si riflettono sulla qualità della vita delle famiglie e sulla competitività dei settori produttivi, in particolare quello agricolo.
Secondo i dati raccolti, l’Italia resta tra i Paesi europei con maggior pressione sulla risorsa idrica, ma mostra ancora evidenti margini di miglioramento nell’ambito della gestione sostenibile, della riduzione delle perdite e dell’adattamento ai cambiamenti climatici.
