DDL GOVERNO DEL TERRITORIO
È iniziato in Parlamento, presso il Senato, l’esame del disegno di legge AS. 1840, recante “Disposizioni generali e princìpi fondamentali per il governo del territorio e la pianificazione”, di iniziativa del sen. Nicola Irto (PD), assegnato alla Commissione Ambiente in sede redigente.
Il provvedimento si propone di delineare una cornice nazionale di principi per il governo del territorio, con l’obiettivo di superare la frammentazione normativa e orientare le politiche territoriali verso un modello integrato, sostenibile e coordinato tra i diversi livelli istituzionali.
Pianificazione come funzione pubblica e coordinamento istituzionale
Uno degli elementi qualificanti del ddl è il riconoscimento del governo del territorio come “funzione pubblica”, che richiede una forte integrazione tra Stato, Regioni ed enti locali.
La pianificazione territoriale viene quindi valorizzata quale strumento centrale per l’organizzazione dello sviluppo e per l’erogazione efficiente dei servizi ai cittadini, superando una visione limitata alla sola gestione urbanistica.
Per le utilities, questo approccio rafforza il ruolo della pianificazione come sede di integrazione tra assetti territoriali e infrastrutturazione dei servizi pubblici (reti idriche, energetiche, rifiuti), con possibili effetti sulla programmazione degli investimenti e sulla localizzazione degli impianti.
Contenimento del consumo di suolo e priorità alla rigenerazione urbana
Il ddl introduce un obiettivo di lungo periodo di azzeramento del consumo netto di suolo entro il 2050, in linea con gli indirizzi europei.
In questo quadro, viene stabilito il principio per cui nuovi interventi su aree libere dovranno essere giustificati dall’assenza di alternative di riuso o rigenerazione di aree già urbanizzate.
Per il settore delle utilities, ciò implica:
- una crescente centralità degli interventi su reti e impianti esistenti, in contesti urbani consolidati;
- maggiori esigenze di integrazione con progetti di rigenerazione urbana;
- possibili impatti sulla pianificazione di nuove infrastrutture, in particolare per gli impianti a maggiore impronta territoriale.
Programmazione integrata e ruolo delle Regioni
Il disegno di legge rafforza il modello multilivello della pianificazione: alle Regioni è attribuito il compito di definire il quadro strategico territoriale, mentre i Comuni operano attraverso strumenti urbanistici attuativi.
Sono inoltre previste semplificazioni per i piccoli Comuni, anche al fine di favorire la capacità amministrativa e la realizzazione degli interventi.
Tale assetto è di diretto interesse per le utilities regionali e locali, in quanto richiama la necessità di coordinamento tra pianificazione territoriale, pianificazione settoriale (es. piani d’ambito, energetici, rifiuti) e sviluppo delle reti.
Sostenibilità, resilienza e servizi ai cittadini
Il ddl pone un forte accento sulla sostenibilità ambientale, sulla resilienza ai cambiamenti climatici e sulla qualità dei servizi offerti ai cittadini.
La pianificazione territoriale è esplicitamente collegata all’obiettivo di garantire servizi efficienti, accessibili e integrati, rafforzando il legame tra infrastrutture, qualità urbana e benessere collettivo.
In questo contesto, le utilities sono chiamate a svolgere un ruolo centrale come operatori infrastrutturali e partner della pianificazione, soprattutto per quanto riguarda:
- adattamento climatico (gestione risorsa idrica, reti resilienti);
- transizione energetica e decarbonizzazione;
- economia circolare e gestione dei rifiuti.
Strumenti finanziari e supporto agli interventi
Il testo prevede l’istituzione di un Fondo nazionale dedicato al governo del territorio e alla pianificazione, con risorse rilevanti (indicativamente 500 milioni di euro annui fino al 2035).
Tale strumento potrebbe rappresentare un’opportunità per sostenere interventi integrati su infrastrutture e servizi, in particolare nell’ambito di programmi di rigenerazione urbana.
Il ddl AS. 1840 si configura come un intervento di cornice destinato a incidere nel medio-lungo periodo sull’organizzazione territoriale e sul rapporto tra pianificazione e infrastrutture.
Per il sistema delle utilities, i principali elementi di attenzione riguardano:
- il rafforzamento del coordinamento tra pianificazione territoriale e settoriale;
- la centralità della rigenerazione urbana rispetto alla nuova espansione;
- l’integrazione dei servizi pubblici nelle strategie di sostenibilità e resilienza;
- le opportunità legate a nuovi strumenti di finanziamento per interventi territoriali complessi.
L’avvio dell’esame parlamentare apre ora la fase emendativa, nella quale potranno emergere ulteriori specificazioni rilevanti per il settore.
DECRETO LAVORO E SALARIO GIUSTO
Audizione di Utilitalia
Giovedì 14 maggio Utilitalia è intervenuta in audizione presso la XI Commissione Lavoro della Camera dei deputati sul decreto-legge n. 62/2026 in materia di salario giusto, incentivi all’occupazione e contrasto al caporalato digitale. La Federazione, che rappresenta circa 400 imprese dei servizi pubblici dell’acqua, dell’ambiente e dell’energia ed è firmataria dei CCNL gas-acqua, elettrico, servizi ambientali e servizi funerari, ha evidenziato alcuni aspetti del provvedimento che necessitano di ulteriori approfondimenti per garantirne un’applicazione efficace, chiedendo: 🔹 una revisione dei requisiti previsti per l’accesso agli incentivi all’occupazione, oggi particolarmente stringenti soprattutto con riferimento alle soglie temporali di disoccupazione e al meccanismo dell’incremento occupazionale netto verificato su base mensile; 🔹 di neutralizzare, ai fini del calcolo dell’incremento occupazionale netto, le assunzioni effettuate in applicazione di clausole sociali o successioni negli appalti, evitando effetti distorsivi che rischiano di penalizzare le imprese che garantiscono continuità occupazionale nei servizi pubblici locali, in particolare nel settore dell’igiene ambientale; 🔹 un chiarimento normativo sul regime transitorio relativo ai bonus giovani, donne e ZES, per assicurare maggiore certezza applicativa alle imprese; 🔹 una definizione più precisa del concetto di “trattamento economico complessivo” previsto nell’ambito delle disposizioni sul salario giusto; 🔹 strumenti premiali e meccanismi coerenti con gli assetti definiti dalla contrattazione collettiva per incentivare il rinnovo dei contratti nazionali.
REGOLAMENTO UE ACCELERATE EU
Audizione di Federbeton
CLIMA. INDUSTRIAL ACCELERATOR ACT, FEDERBETON: VALORIZZARE STANDARD AMBIENTALI UE
PER SOSTENERE LA DECARBONIZZAZIONE DELL’INTERA FILIERA DELLE COSTRUZIONI (DIRE) Roma, 13 mag. – Federbeton, la Federazione di Confindustria che rappresenta la filiera del cemento e del calcestruzzo, ha partecipato alle audizioni odierne alla Camera sulla proposta di Regolamento sull’Industrial Accelerator Act (IAA). Si tratta di un provvedimento atteso dal settore del cemento europeo e in particolare da quello italiano, oggi fortemente esposto alla concorrenza delle importazioni e al rischio di carbon leakage. Federbeton condivide i principi della proposta, ma ritiene che le misure che riguardano l’industria del cemento non siano efficaci. “Quanto proposto nella prima bozza attualmente in discussione appare inefficace e quasi irrilevante per la filiera del cemento e del calcestruzzo. La previsione di una quota minima del 5% di calcestruzzo e malte prodotti con materiali ‘made in EU’ non produrrebbe alcun impatto concreto, ma rappresenterebbe, di fatto, un’occasione persa. Federbeton chiede pertanto di valorizzare gli standard ambientali della produzione europea”, dice il direttore generale di Federbeton, Nicola Zampella. “È essenziale introdurre nelle opere pubbliche un requisito sull’origine del clinker, il principale componente del cemento e la fonte di quasi tutte le emissioni dirette del settore- prosegue- Il clinker utilizzato dovrebbe provenire al 100% da Paesi soggetti al sistema ETS europeo o a sistemi di riduzione delle emissioni di gas serra riconosciuti equivalenti dalla Commissione europea. Questa misura sarebbe più efficace per sostenere la decarbonizzazione del cemento e, di conseguenza, dell’intera filiera delle costruzioni. Il punto è importante per garantire che tutti i materiali utilizzati nelle opere pubbliche abbiano gli stessi standard ambientali, anche se provenienti da Paesi extra-EU”. “Il sistema ETS come molti stanno evidenziando anche a livello politico, non è da solo sufficiente a garantire la sopravvivenza di un’industria strategica com’è quella della produzione di cemento sul suolo italiano. In un periodo di forti tensioni geopolitiche, risulta più che mai necessario assicurare alle nostre imprese l’approvvigionamento di un materiale fondamentale, vitale per dotare il Paese di costruzioni sostenibili e a chilometro zero, evitando non solo una crescente dipendenza dalle importazioni ma anche la messa a rischio di posti di lavoro”, conclude Zampella.
DECRETO FISCALE
Con 99 voti favorevoli e 56 contrari, l’Aula del Senato ha approvato il 14 maggio, in prima lettura, il ddl di conversione in legge del decreto-legge 27 marzo 2026, n. 38, recante disposizioni urgenti in materia fiscale ed economica (AS. 1852, Governo) (scade il 26 maggio), sul quale il Governo aveva posto la questione di fiducia.
DDL NUCLEARE SOSTENIBILE
Le Commissioni riunite Ambiente e Attività produttive della Camera hanno proseguito il 13 maggio l’esame del ddl recante delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile (AC. 2669 Governo).
In tale sede si sta svolgendo la fase più rilevante dell’istruttoria, comprensiva di audizioni di soggetti istituzionali e stakeholder (tra cui ARERA e Banca d’Italia), nonché dell’esame e della riformulazione delle disposizioni e degli emendamenti.
Il dibattito parlamentare appare articolato e ancora in evoluzione: da un lato emerge l’orientamento della maggioranza a definire un quadro normativo organico per il ritorno del nucleare, in funzione della sicurezza energetica e della decarbonizzazione; dall’altro, permangono profili di confronto tecnico e politico su aspetti quali la governance del settore, la gestione dei rifiuti, l’integrazione con le rinnovabili e i costi complessivi del programma. Le Commissioni stanno progressivamente aggiornando il testo, come testimoniano le modifiche approvate nelle sedute più recenti (maggio 2026).
Nel complesso, l’iter si trova dunque ancora in una fase intermedia: non è stato concluso l’esame referente né è stata avviata la discussione in Aula. Il prosieguo dei lavori dipenderà dalla chiusura dell’istruttoria in Commissione e dalla successiva calendarizzazione per la prima lettura alla Camera, passaggio necessario prima dell’eventuale trasmissione al Senato.
DL CARBURANTI
Con 147 voti favorevoli e 79 contrari l’Aula della Camera ha approvato definitivamente il disegno di legge di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 18 marzo 2026, n. 33, recante disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi alle crisi dei mercati internazionali (AC. 2890, approvato dal Senato).
QUESTIONI TIME/INTERROGAZIONI
GIORGETTI: DIALOGO SU FLESSIBILITÀ CARO-ENERGIA, VERA PRIORITÀ
“Il governo sta instaurando un serrato dialogo con la Commissione europea affinché sia consentita la possibilità di avvalersi di una maggiore flessibilità di bilancio per assicurare tutte quelle misure funzionali a tutelare famiglie e imprese rispetto alle conseguenze del caro energia, che ho più volte definito come la vera priorità. Solo all’esito delle trattative in questione ed in base alle decisioni dell’Europa potrà essere valutato se attivare la clausola di salvaguardia nazionale per incrementare le spese funzionali ad affrontare l’eccezionalità del contesto, ivi incluse le quelle per la difesa”. Lo dice il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, al question time alla Camera. ( Agenzia Dire).
ENERGIA. MELONI: GOVERNO HA STRATEGIA PER METTERE IN SICUREZZA IL PAESE
NUCLEARE, DISACCOPPIAMENTO, BONUS SOCIALE, DIVERSIFICAZIONE FONTI (DIRE) Roma, 13 mag. – Sul tema energia “c’è una strategia di questo governo per mettere in sicurezza questa nazione che va avanti dall’inizio del governo”. Lo dice in Senato nel corso del premier time la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Meloni dice che questa strategia si delinea “a partire dal nucleare” e continua con “la diversificazione” per “arrivare al decreto bollette, con il quale abbiamo deciso di prelevare dalle grandi aziende energetiche una parte delle risorse che servivano per le bollette dei cittadini comuni”. Inoltre, prosegue la presidente del Consiglio, “abbiamo costruito un sistema che consente di disaccoppiare, di fatto — altra cosa che veniva richiesta trasversalmente — il prezzo dell’energia elettrica da quello del gas con una piattaforma pubblica che permette anche alle piccole imprese di aggregarsi e di acquistare energia direttamente dai produttori”. Questo “significa sganciarsi dal mercato, significa sganciarsi dalla speculazione. L’abbiamo sentito dire, invocare per tanti mesi, ma alla fine sempre questo governo l’ha fatto”. Ancora, “abbiamo sostenuto le famiglie più fragili con il bonus sociale- ricorda Meloni- nel 2025 quasi due milioni di utenti hanno ricevuto almeno una bolletta con saldo negativo; abbiamo aumentato il bonus sociale per il 2026 da 200 a 315 euro”. Infine, “a livello internazionale stiamo anche diversificando le fonti”, mentre “a livello europeo combattiamo per la diversificazione delle tecnologie, la famosa neutralità tecnologica che invochiamo”, conclude la presidente del Consiglio.
ENERGIA. MELONI: NORMA COMUNITÀ ENERGETICHE INATTUABILE, NOI RESA OPERATIVA
DOMANDE SUPERANO CAPIENZA DISPONIBILE PERCHÉ MISURA FINALMENTE FUNZIONA (DIRE) Roma, 13 mag. – La norma sulle Comunita’ energetiche rinnovabili, le CER, “era scritta in maniera cosi’ sbagliata da rendere questo strumento nei fatti inattuabile. Noi abbiamo reso questa misura operativa. Lo abbiamo fatto trasformando i prestiti in contributi a fondo perduto, ampliando la platea dei comuni fino a 50mila abitanti, affidando la gestione al GSE. Oggi, il tema è che le domande superano la capienza disponibile, e questo è perché la misura finalmente funziona”. Lo dice in Senato nel corso del premier time la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. “Quando le istruttorie saranno concluse, capiremo anche quanti ulteriori risorse dovessero servire per coprire tutte le richieste ammissibili”, aggiunge
ENI. VERSALIS LICENZIA A FERRARA, PD INTERROGA URSO: È GRAVISSIMO
VACCARI: C’ERANO PROTOCOLLI CHE DICEVANO IL CONTRARIO, CHIARIRE STRATEGIA (DIRE) Ferrara, 12 mag. – L’apertura della procedura di licenziamento collettivo da parte di Versalis per il sito di Ferrara “rappresenta un fatto gravissimo e inaccettabile, soprattutto perché contraddice apertamente gli impegni assunti da Eni e Versalis al tavolo del Mimit appena pochi mesi fa. Nel protocollo del marzo 2025 erano state garantite continuità produttiva e tutela occupazionale per i siti non coinvolti dalla chiusura dei cracking, tra cui Ferrara. Oggi invece ci troviamo di fronte a 30 lavoratrici e lavoratori che rischiano il posto di lavoro nel silenzio di una strategia industriale che appare sempre più confusa e priva di prospettiva”. Per questo con alcuni colleghi parlamentari dem, il deputato Pd Stefano Vaccari ha presentato un’interrogazione urgente al ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, chiedendo quali iniziative il Governo intenda assumere per difendere occupazione, produzioni e filiere industriali strategiche del comparto chimico italiano, a partire dal sito di Ferrara. “È necessario che Eni, società partecipata dallo Stato, eserciti fino in fondo la propria responsabilità sociale e industriale verso il Paese. Non si può continuare a parlare di transizione senza investire realmente in una chimica sostenibile, nell’innovazione e nella valorizzazione del know how costruito in decenni di lavoro e professionalità. Ferrara, così come altri poli della chimica nazionale, non può essere lasciata sola davanti a scelte unilaterali che rischiano di impoverire il territorio e compromettere il futuro industriale del Paese”, dice Stefano Vaccari, deputato Pd.
DAL GOVERNO
Il Governo accelera sul nucleare. Critiche da Avs e M5S
Dopo settimana arriva la svolta sul ddl delega sul nucleare: per accelerare l’iter e superare l’ostruzionismo del Movimento 5 Stelle, le Commissioni Ambiente e Attività produttive hanno scelto la linea dura. La presidenza ha così respinto in un’unica soluzione oltre cento emendamenti grillini con il metodo del “voto per principi comuni” neutralizzando i tentativi di escludere quasi ogni Provincia italiana dal futuro Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. Non finisce qui. Per blindare il testo e correre verso l’Aula, la maggioranza ha tagliato i tempi di parola riducendo gli interventi dei parlamentari da cinque a tre minuti. Il governo, è chiaro, non vuole perdere più tempo. È un piano che prevede investimenti da 60 milioni di euro complessivi tra il 2027 e il 2029. Presentato a ottobre 2025, il provvedimento mira a disciplinare la produzione di energia da fonte nucleare sostenibile entro un anno.
La roadmap ambiziosa trova conferma nelle parole di Giorgia Meloni in Senato, quando ha assicurato che la legge delega sarà approvata entro l’estate e “saranno adottati i decreti attuativi per il quadro giuridico necessario alla ripresa della produzione nucleare in Italia”. Il ministro Gilberto Pichetto Fratin chiarisce la portata della norma. Non si tratta di un’introduzione automatica ma della creazione di regole su “missione, produzione, tecnologia e localizzazione”. L’Italia, ricorda il titolare dell’Ambiente, ha mantenuto alte competenze nonostante i quarant’anni di stop ma serve una struttura di formazione per le professionalità di ogni livello. Quanto ai tempi, la previsione guarda al prossimo decennio: “Andiamo a ragionare sulla fine di questo decennio, inizio 2030, per cominciare il ragionamento. Quindi guardiamo al 2034, a essere ottimisti”. L’idea è puntare sui piccoli reattori modulari, i cosiddetti small modular reactors, che offrono sicurezza e flessibilità. Sulla stessa linea il mondo dell’industria.
Dalle opposizioni, però, la critica è netta. Benedetta Scuderi di Avs boccia la strategia governativa come pura propaganda: “Meloni non sa né dove fare le centrali nucleari né dove trovare i soldi”, attacca l’eurodeputata secondo cui il Governo usa il nucleare per coprire i ritardi sulle rinnovabili e continuare gli accordi con l’industria del fossile. Angelo Bonelli solleva un sospetto ancora più pesante dopo la bocciatura di un emendamento che chiedeva di limitare la tecnologia a scopi civili: “Dimostra che il governo Meloni vuole tenersi aperta la porta anche agli usi militari. È una questione di una gravità inaudita”. Anche il M5Scontesta la gestione della maggioranza. (Nomos).
GOVERNO. PRIMA SEDUTA COMITATO INTERMINISTERIALE PER LA RESILIENZA
A seguito dell’adozione, da parte del Presidente del Consiglio dei ministri, della Strategia nazionale per la resilienza dei soggetti critici, avvenuta il 26 aprile 2026, si è svolta oggi a Palazzo Chigi la prima riunione del Comitato interministeriale per la resilienza, istituito dal decreto legislativo n. 134 del 2024 in attuazione della direttiva europea CER (2022/2557), che introduce misure volte a rafforzare la resilienza delle infrastrutture critiche dell’Unione europea. L’incontro è stato convocato e presieduto dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari, autorità delegata alla resilienza dei soggetti critici. Il Comitato è composto dal Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, dal Ministro dell’interno, dal Ministro della giustizia, dal Ministro della difesa, dal Ministro dell’economia e delle finanze, dal Ministro delle imprese e del made in Italy, dal Ministro dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, dal Ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica, dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, dal Ministro della salute, dal Ministro per la protezione civile e le politiche del mare, dall’Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica e dall’Autorità delegata alle politiche spaziali e aerospaziali. L’attività di coordinamento della Presidenza del Consiglio dei ministri è assicurata dal punto di contatto unico, individuato nella figura del Consigliere militare del Presidente del Consiglio dei ministri, generale Franco Federici. L’obiettivo della direttiva CER è rafforzare la resilienza dei soggetti che forniscono servizi essenziali alla società e all’economia nei settori dell’energia, dei trasporti, della salute, delle banche e dei mercati finanziari, delle acque potabili, reflue e irrigue, delle infrastrutture digitali, della pubblica amministrazione, dello spazio e dell’alimentazione.
Nel corso della seduta è stato adottato il regolamento che disciplina il funzionamento del Comitato, le modalità di convocazione e lo svolgimento delle sedute. È stato inoltre esaminato e approvato lo schema di DPCM propedeutico, tra l’altro, all’istituzione del registro nazionale dei soggetti critici, che sarà trasmesso al Consiglio di Stato per il relativo parere e successivamente alle Commissioni parlamentari competenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. (Agenzia Dire).
RIFIUTI. PIROTECNICI, MASE RICONOSCE COGEPIR SISTEMA RACCOLTA E SMALTIMENTO
NEL 2025 HA RACCOLTO E AVVIATO A DISTRUZIONE 51.426 KG DISPOSITIVI A FINE VITA (DIRE) Roma, 13 mag. – Il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica con DM 2 febbraio 2026 n. 32, ha riconosciuto il CoGePir, Consorzio Gestione Pirotecnici, da consorzio volontario a soggetto di diritto privato facente funzione pubblica. “Il sistema è l’unico che in Italia si occupa della raccolta e trattamento degli articoli pirotecnici (segnalazione, soccorso, sicurezza, spettacolo), quando questi diventano rifiuti esplodenti a seguito di scadenza naturale o di sequestro da parte delle Forze dell’Ordine e successivo ordine di distruzione emesso dall’Autorità Giudiziaria”, spiega una nota. Costituito dai principali produttori e importatori del settore pirotecnico per adempiere agli obblighi previsti dal Decreto Interministeriale 12 maggio 2016 n. 101, il Consorzio opera in un ambito peculiare nel panorama italiano, perché è l’unico settore merceologico che risponde contemporaneamente a due normative primarie: il Testo Unico Ambientale (TUA) e il Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (TULPS). “Un doppio presidio normativo che richiede competenze tecniche, autorizzazioni specifiche e una filiera strutturata per garantire sicurezza, legalità e tutela ambientale”, segnala la nota. Il principio della Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) riguarda anche la filiera pirotecnica e l’adesione a un sistema collettivo come CoGePir è obbligatoria per tutti i produttori e importatori che immettono articoli pirotecnici sul mercato italiano. “Una condizione necessaria per assicurare la tracciabilità e la corretta gestione a fine vita di dispositivi ad alto potenziale di rischio per la sicurezza pubblica”, avverte la nota. Nel 2025 CoGePir ha raccolto ed avviato a distruzione 51.426 kg di dispositivi pirotecnici a fine vita, segnando un incremento rispetto ai 48.745 kg del 2024 e ai 39.943 kg del 2023. La gestione riguarda tutti i prodotti pirotecnici utilizzati in ambito, nautico, ferroviario, professionale e di sicurezza, ma anche degli spettacoli ed eventi, la cui dismissione non può avvenire tramite i canali ordinari.
Il sistema consortile garantisce raccolta controllata; trasporto autorizzato; depositi esplosivi certificati; distruzione in impianti specializzati. Il CoGePir gestisce anche materiali pirotecnici sequestrati su ordine dell’Autorità Giudiziaria. Solo nel 2025 le Forze dell’Ordine hanno sequestrato ed affidato al CoGePir quasi 10.000 kg e già 6.000 kg dall’inizio dell’anno. Il Consorzio ha messo a disposizione delle Forze di Pubblica Sicurezza non meno di un deposito giudiziale di materiale esplodente convenzionato in ogni regione d’Italia, “garantendo una filiera controllata per il deposito giudiziale e successiva distruzione dei materiali”, conclude la nota, “un intervento che rafforza il ruolo del CoGePir non solo come strumento ambientale, ma anche come presidio di sicurezza pubblica”.
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COMUNI MONTANI. PD INCONTRA SINDACI, GOVERNO TORNI INDIETRO SU DECLASSAMENTO
DEM PRESENTANO PROPOSTA DI LEGGE PER SOPPRIMERE NORMA CALDEROLI SULLE MONTAGNE (DIRE) Roma, 13 mag. – Il Gruppo parlamentare del Partito democratico ha incontrato oggi alla Camera una delegazione di sindaci dei comuni montani che stanno protestando contro il declassamento dei comuni, vale a dire la ridefinizione dei parametri che comporta la perdita della qualifica di comune montano e, di conseguenza, l’esclusione dall’accesso alle risorse nazionali per la tutela dei servizi e lo sviluppo dei territori, deciso dal governo attraverso i nuovi criteri introdotti dal ministro Calderoli. L’incontro si è svolto nella sala Berlinguer di Montecitorio alla presenza della capogruppo Pd Chiara Braga e delle deputate e dei deputati democratici Marco Sarracino, Valentina Ghio, Ouidad Bakkali, Andrea Casu, Augusto Curti, Andrea De Maria, Federico Fornaro, Andrea Gnassi, Franco Girelli, Irene Manzi e Claudio Stefanazzi e i responsabili del partito Davide Baruffi e Marco Niccolai. Nel corso dell’incontro i sindaci hanno espresso forte preoccupazione, imbarazzo e scetticismo per le scelte del governo, denunciando come “chi ha scritto queste nuove regole non si rende conto degli effetti che stanno producendo sui territori e sulle comunità. Sono decisioni che stanno mettendo in ginocchio l’economia di molti territori italiani”. Una situazione giudicata “molto grave” dagli amministratori presenti. “Sul declassamento dei comuni montani – ha detto Braga durante il suo intervento – il Pd ha denunciato fin da subito l’illogicità della scelta del governo. Auspichiamo un ravvedimento dell’esecutivo, ma noi non ci fermiamo e sosteniamo anche le attività dei comuni che stanno ricorrendo contro questa decisione”. L’incontro è avvenuto subito dopo che la Camera ha respinto la mozione presentata dal Pd sulle aree interne e sui criteri di classificazione dei comuni montani.”Apprendiamo che il governo starebbe chiedendo ai sindaci come risolvere le problematiche create da questa decisione: fanno i danni ma non trovano le soluzioni. E questo non fa ben sperare”, ha sottolineato Marco Sarracino, componente della segreteria nazionale del Pd e responsabile Aree interne del partito, promotore della mozione bocciata dalla maggioranza che ha comunicato ai sindaci che il Pd sta depositando una proposta di legge per cancellare la norma Calderoli. “Chiedevamo una netta marcia indietro sui criteri voluti dal ministro Calderoli, ma il voto contrario della destra dimostra che alle parole non seguono i fatti. Una maggioranza che si dice disponibile al confronto non può poi bocciare ogni intervento concreto per le aree interne”, hanno aggiunto i democratici. “Vivere oggi in un’area interna è diventato un atto di resistenza che il governo Meloni sta rendendo sempre più difficile: per questo il Pd continuerà la battaglia con una proposta di legge per giovani, salari, imprese e diritto alla casa, perché mentre la destra considera questi territori una zavorra, noi li consideriamo una grande opportunità di sviluppo per il Paese”, hanno concluso i democratici.
LAVORO. DIMISSIONI NEO-MAMME, APPRODA A CAMERA PROPOSTA EMILIA-R.
LEMBI-CALVANO: GRAVE GAP CON UOMINI, E TRA LE GIOVANI VA PEGGIO (DIRE) Bologna, 11 mag. – Prende formalmente il via con l’assegnazione in commissione alla Camera l’iter parlamentare della proposta di legge dell’Emilia-Romagna contro le dimissioni volontarie dei nuovi genitori. Il testo, approvato alla fine dello scorso anno dall’Assemblea legislativa regionale, porta come prima firmataria la consigliera regionale Simona Lembi che ora, assieme al capogruppo Paolo Calvano, plaude all’avanzamento dell’iter e ricorda i dati allarmanti sul fenomeno. “Le mamme che in Italia lavorano sono solo poco più di 1 su 2 (58%). A 10 anni dalla nascita dei figli hanno il 40% di indice di occupazione più basso dei papà”, affermano i due dem. Nel solo anno 2024 “si sono dimesse volontariamente dal posto di lavoro in più di 40.000. La situazione è ancora più grave per le under30: il 59,8% delle giovani madri risulta inattivo. Sono numeri che raccontano una disuguaglianza strutturale che il paese non può più ignorare e tollerare. Dietro queste percentuali ci sono rinunce, precarietà economica, perdita di autonomia e impoverimento sociale” Per Lembi e Calvano si tratta di un “primo risultato importante”. “La nostra proposta di legge nasce proprio per contrastare l’abbandono del lavoro e per rafforzare contestualmente strumenti di sostegno, tutela e conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro. Servono politiche strutturali che permettano alle donne di non dover scegliere tra occupazione e genitorialità. Ci auguriamo- concludono Lembi e Calvano- che la calendarizzazione in Commissione Lavoro della Camera rappresenti l’inizio di un confronto serio e rapido tra le forze politiche, capace di portare il Parlamento a legiferare su misure concrete per sostenere le famiglie e l’occupazione femminile, e con essi, il futuro del paese”.
Dl Infrastrutture, le novità: dai gasdotti ai progetti sanitari Pnrr – PublicPolicy
D.L Infrastrutture – Ascolta la puntata del podcast Primo Firmatario
Rassegna parlamentare a cura di MF
