Deposito cauzionale imballaggi: iniziato l’esame della pdl

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DDL DELEGA NUCLEARE

La Commissione Ambiente ed Energia del Senato ha proseguito il 14 luglio l’esame del Ddl recanteDelega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile e degli abbinati (AS.1924, approvato dalla Camera, AS.1132 Claudio Fazzone – FI e AS.1365 di iniziativa popolare).  

È stato adottato come testo base l’AS.1924, approvato dalla Camera.

Il termine per la presentazione degli emendamenti è stato fissato alle 14.00 di lunedì 20 luglio.


PDL DEPOSITO CAUZIONALE IMBALLAGGI

La Commissione Ambiente della Camera ha iniziato iL 15 luglio l’esame delle pdl recanti disposizioni in materia di sistemi di riutilizzo e di deposito cauzionale e restituzione per specifiche tipologie di imballaggi (AC. 2618 Silvia Roggiani – PD, AC. 2728 Ilaria Fontana – M5S e AC. 2741Massimo Milani – FdI).  

Le iniziative, pur con impostazioni differenti, affrontano il medesimo obiettivo: rafforzare il recupero degli imballaggi per bevande e contribuire al raggiungimento dei target europei di raccolta e riciclo.

La proposta del Partito Democratico (AC 2618) prevede l’istituzione di un sistema nazionale di deposito cauzionale per contenitori monouso per bevande, accompagnato da una delega al Governo per la definizione della filiera di recupero. Il meccanismo si basa sull’applicazione di una cauzione al momento dell’acquisto, restituita al consumatore al momento della riconsegna dell’imballaggio. Secondo i promotori, il sistema rappresenterebbe uno strumento efficace per incrementare la raccolta di bottiglie in plastica e lattine e consentire il raggiungimento dell’obiettivo europeo del 90% di intercettazione degli imballaggi per bevande entro il 2029.

Le proposte presentate dal Movimento 5 Stelle e da Fratelli d’Italia si inseriscono nello stesso dibattito. In particolare, la AC 2741 interviene direttamente sull’articolo 219-bis del Testo Unico Ambientale, disciplinando i sistemi di riutilizzo e di deposito cauzionale e restituzione per specifiche tipologie di imballaggi, con l’obiettivo di valorizzare modelli di economia circolare e favorire il recupero delle materie prime seconde.

Il confronto parlamentare si colloca in un contesto europeo caratterizzato da una crescente attenzione verso i cosiddetti Deposit Return Systems (DRS), già adottati in numerosi Stati membri. I sostenitori del deposito cauzionale sottolineano come tali sistemi abbiano consentito in diversi Paesi di raggiungere percentuali di raccolta superiori al 90%, riducendo dispersione ambientale e littering. Al tempo stesso, una parte della filiera italiana della gestione degli imballaggi evidenzia la necessità di valutare attentamente gli impatti economici e organizzativi di un eventuale nuovo sistema rispetto all’attuale modello basato sulla raccolta differenziata e sulla responsabilità estesa del produttore.

Sul piano parlamentare, la proposta AC 2618, presentata il 24 settembre 2025, è stata assegnata in sede referente alla Commissione Ambiente il 19 gennaio 2026. L’esame risulta formalmente avviato ma non ancora concluso. La proposta AC 2741, presentata il 12 dicembre 2025, è stata assegnata alla medesima Commissione il 30 marzo 2026. Le tre iniziative sono destinate a essere valutate congiuntamente nell’ambito di un percorso legislativo che potrebbe portare all’elaborazione di un testo unificato.

Per il settore dei servizi pubblici locali e della gestione dei rifiuti, il dibattito rappresenta un passaggio particolarmente rilevante. L’eventuale introduzione di un sistema nazionale di deposito cauzionale potrebbe infatti incidere sui flussi di raccolta degli imballaggi, sull’organizzazione delle filiere del riciclo e sugli equilibri economici degli attuali sistemi di gestione, rendendo necessario un attento confronto tra istituzioni, operatori e soggetti della filiera


D.LGS PROMOZIONE RIPARAZIONE BENI

La Commissione Industria e Agricoltura del Senato ha iniziato il 14 luglio l’esame, in sede consultiva, dello schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2024/1799 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 giugno 2024, recante norme comuni che promuovono la riparazione dei beni e che modifica il regolamento (UE) 2017/2394 e le direttive (UE) 2019/771 e (UE) 2020/1828 (Atto n. 426).

Il provvedimento, approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri il 2 luglio e trasmesso al Parlamento il 9 luglio 2026, dovrà acquisire il parere delle Commissioni competenti entro il 18 agosto.

L’atto dà attuazione alla direttiva europea del 13 giugno 2024, che mira a favorire la riparazione dei beni di consumo in alternativa alla loro sostituzione, riducendo la produzione di rifiuti, il consumo di risorse e le emissioni associate alla fabbricazione di nuovi prodotti. La misura si inserisce nel più ampio quadro delle politiche europee per la transizione verde e per il rafforzamento dell’economia circolare.

Tra le principali novità vi è l’introduzione di nuovi obblighi a carico dei produttori per determinate categorie di beni soggetti a requisiti di riparabilità previsti dalla normativa europea. I fabbricanti dovranno garantire la possibilità di riparazione anche oltre il periodo di garanzia legale, fornire informazioni trasparenti sulle condizioni del servizio, mettere a disposizione pezzi di ricambio e strumenti necessari a condizioni ragionevoli e non ostacolare le riparazioni effettuate da operatori indipendenti quando non sussistano motivazioni tecniche oggettive.

Lo schema di decreto prevede inoltre l’inserimento nel Codice del consumo di una disciplina dedicata alla riparazione dei beni, introducendo il cosiddetto “modulo europeo di informazioni sulla riparazione”, destinato a fornire ai consumatori indicazioni standardizzate su costi, tempi e condizioni dell’intervento. L’obiettivo è aumentare la trasparenza del mercato e favorire scelte informate da parte degli utenti.

Un altro elemento centrale riguarda la piattaforma online europea per la riparazione, attraverso la quale i consumatori potranno individuare riparatori, operatori del ricondizionamento e altre iniziative attive nel settore. La legge di delegazione europea ha demandato al Governo la definizione delle modalità di partecipazione italiana alla piattaforma e l’individuazione di un punto di contatto nazionale incaricato delle attività di coordinamento e monitoraggio.

Il provvedimento interviene anche sul sistema delle garanzie. In linea con la direttiva europea, viene incentivata la riparazione durante il periodo di responsabilità del venditore per i difetti di conformità, rafforzando la preferenza per il ripristino del bene rispetto alla sostituzione quando tecnicamente ed economicamente possibile. [

Dal punto di vista dell’iter parlamentare, l’Atto del Governo n. 426 è attualmente assegnato alla X Commissione Attività produttive della Camera e alla 9ª Commissione del Senato. Sono inoltre previsti i pareri delle Commissioni Bilancio e Politiche dell’Unione europea. Il recepimento riveste carattere urgente, poiché la direttiva europea stabilisce il termine del 31 luglio 2026 per l’adozione e l’applicazione delle misure nazionali.

Per le imprese operanti nei settori della distribuzione, dell’assistenza tecnica, del ricondizionamento e della gestione dei beni a fine vita, il decreto rappresenta un passaggio significativo verso un modello economico maggiormente orientato alla durabilità dei prodotti. L’obiettivo perseguito dall’Unione europea è infatti quello di trasformare la riparazione da opzione residuale a componente strutturale delle politiche industriali e ambientali, con benefici attesi sia per i consumatori sia per la riduzione dei rifiuti e dell’utilizzo di materie prime.


DDL ILLUMINAZIONE PUBBLICA

La Commissione Ambiente ed Energia del Senato ha proseguito il 14 luglio l’esame, in sede redigente, del ddl recante disposizioni per l’efficientamento dell’illuminazione pubblica e degli edifici pubblici attraverso la promozione di sistemi di illuminazione digitalizzati di ultima generazione (AS. 1700, Tilde Minasi – Lega). 

Alla scadenza del termine del 7 luglio, sono stati presentati 90 emendamenti (pubblicati il 14 luglio). 

Link ai testi

La proposta si inserisce nel quadro delle politiche europee e nazionali di decarbonizzazione e di efficientamento energetico, con l’obiettivo di ridurre consumi, emissioni e costi di gestione attraverso la diffusione di impianti LED evoluti, sensori, sistemi di telecontrollo e piattaforme digitali per la gestione da remoto delle reti di illuminazione.

Tra i contenuti principali del disegno di legge figura la previsione di linee guida nazionali per l’efficientamento dell’illuminazione pubblica e degli edifici pubblici. Le linee guida dovrebbero definire criteri di programmazione, standard tecnici, modalità di monitoraggio e requisiti per l’adozione di tecnologie innovative, favorendo una gestione più efficiente e interoperabile degli impianti.

Particolare attenzione è riservata al coinvolgimento degli enti territoriali e alle forme di collaborazione pubblico-privato. Il testo prevede infatti il ricorso a partenariati pubblico-privati e a contratti di rendimento energetico (Energy Performance Contract), strumenti che consentono di finanziare gli interventi attraverso i risparmi energetici generati dagli stessi investimenti.

Secondo i promotori, la diffusione di sistemi di illuminazione digitalizzati potrebbe produrre significativi benefici economici e ambientali, favorendo una gestione dinamica della luce in funzione delle effettive esigenze dei territori e contribuendo allo sviluppo delle smart city. Le infrastrutture di illuminazione intelligente potrebbero inoltre diventare una piattaforma abilitante per ulteriori servizi urbani digitali, dalla sensoristica ambientale alla connettività urbana.

Sul piano parlamentare, il ddl è stato presentato il 27 ottobre 2025 ed è stato assegnato in sede redigente alla 8ª Commissione Ambiente del Senato il 26 novembre 2025. L’esame è stato avviato nel febbraio 2026 e risulta tuttora in corso. Nelle ultime settimane la Commissione ha concluso la discussione generale ed è entrata nella fase emendativa: alla scadenza del termine fissato al 7 luglio sono stati presentati circa 90 emendamenti, attualmente all’esame dei senatori.

Per il settore dei servizi pubblici locali il provvedimento riveste un interesse particolare. La gestione dell’illuminazione pubblica rappresenta infatti una delle principali voci di consumo energetico degli enti locali e uno degli ambiti nei quali le tecnologie digitali possono generare risparmi immediati, miglioramenti nella qualità del servizio e una maggiore integrazione con le strategie di transizione energetica e innovazione urbana


LE ALTRE NOTIZIE/RASSEGNA STAMPA WEB

La Camera approva fra le polemiche la legge elettorale. Ora tocca al Senato

La Camera ha approvato tra polemiche sia interne alla maggioranza che delle opposizioni la legge elettorale in prima lettura. Al momento dell’approvazione, che arriva con 217 voti favorevoli, 152 contrari e 2 astenuti, la protesta esplode, con tanto di grida e cartelli tra i banchi del centrosinistra “Meloni ha fallito”, “La maggioranza non esiste più, a casa!”, “Legge truffa, incostituzionale”. La bagarre dell’Aula è solo l’ultimo episodio, in tre giorni di affondi e stoccate contro il provvedimento e il Governo: “La vostra è una maggioranza colabrodo che non c’è più, traetene le conseguenze”, dice durante le dichiarazioni di voto Elly Schlein. Da Avs Nicola Fratoianni la chiama “schiforma” e il presidente del M5S Giuseppe Conte rincara la dose: “È una legge truffa fatta per potervi imbullonare alle poltrone e per restituire ancor più potere al capo”. “Dalle opposizioni la battaglia è e sarà unita contro l’arroganza con cui volete prendere il potere. Quella di questi giorni è solo l’antipasto. Non vi permetteremo di confondere il Colle del Quirinale con il Colle Oppio”.

Chiusa la partita di Montecitorio già si pensa a quella del Senato, dove il testo approderà in Commissione dopo la pausa estiva. Ma prima, come annunciato dalla premier Giorgia Meloni dopo la débacle sulle preferenze, nel centrodestra si apre una “riflessione”, che con tutta probabilità con il nodo della scheda elettorale avrà a che fare solo in parte. “Giorgia Meloni ha detto che dopo l’approvazione alla Camera avremmo fatto una riflessione, ed è quello che faremo”, risponde Giovanni Donzelli a chi gli chiede se l’emendamento della discordia sarà riproposto a Palazzo Madama, dove il voto segreto sulla legge elettorale non è previsto. È ancora presto per decidere il da farsi, spiega il responsabile organizzazione di FdI, ma il tema resta caldissimo, e non solo dentro il partito della premier, dove pure tanti, a cominciare dal vicepresidente del Senato Fabio Rampelli, auspicano che nel passaggio al Senato si possa “rimediare all’inciampo”.

Da Noi moderati, il relatore Alessandro Colucci chiede che “si torni a valutare l’inserimento dell’emendamento” e lo stesso vicepremier Matteo Salvini si dice speranzoso che al Senato “ci sia la possibilità di recuperare anche l’indicazione a qualche titolo delle preferenze”. Parole, quelle del leader leghista, almeno un po’ condizionate dall’avvicinamento a FdI di FN che, dopo aver incassato l’appoggio dei meloniani sull’emendamento per le preferenze, in dichiarazioni di voto finale annuncia per bocca di Edoardo Ziello che “il voto di FN a questa legge elettorale è contrario, sperando che Meloni, al passaggio al Senato, possa far riflettere i suoi alleati e possa far introdurre le preferenze, perché in quel caso noi saremmo pronti a votare nella terza lettura”. (Nomos)

La maggioranza trova l’accordo: Valentino nuovo presidente Antitrust

Sbloccato il capitolo più complesso, quello della Consob, un altro tassello delle nomine pubbliche va al suo posto. La maggioranza ha trovato un accordo sulla presidenza dell’Antitrust, indicando in Saverio Valentino il successore di Roberto Rustichelli. Il nome di Valentino, avvocato, attualmente già componente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato dal 13 giugno 2023, era circolato nelle ultime ore proprio a ridosso della scelta di Guido Staziper la presidenza della Commissione per la Borsa. L’indiscrezione ha quindi trovato conferma ufficiale nella nomina, come da procedura, da parte dei presidenti di Camera e Senato Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa. Il profilo è quello di un tecnico. Negli equilibri interni alla maggioranza, le tre Authority pubbliche scadute o in scadenza quest’anno sarebbero suddivise tra i tre partiti principali, con la Consob in quota Forza Italia, l’Antitrust in quota Fratelli d’Italia e l’Anac, che dovrà essere rinnovata a settembre, in quota Lega. Il partito del vicepremier nonché Ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini punterebbe infatti a indicare un nome proprio per l’Autorità anticorruzione che vigila sugli appalti pubblici. (Nomos)

Piano Mattei, la relazione alle Camere: dalla priorità-acqua al cavo Elmed – PublicPolicy

“Nel prossimo dl anche il riciclo delle materie prime critiche” – PublicPolicy


AUTONOMIA DIFFERENZIATA

Il Senato dà il via libera alle pre-intese sull’autonomia per 4 Regioni

Quattro Regioni del nord incassano il primo sì del Senato alle pre-intese sull’autonomia differenziata. Sono PiemonteLombardiaVeneto e Liguria, tutte amministrate dal centrodestra, che hanno chiesto al Governo il trasferimento di competenze in alcune materie: si va dalla protezione civile alla salute, dalle professioni alla previdenza complementare e integrativa. Da martedì è atteso il secondo voto alla Camera, ma la strada per completare la riforma-bandiera della Lega è ancora lunga. Del resto, Giancarlo Giorgetti, da ministro dell’Economia e storico leghista, è stato chiaro nei giorni scorsi: se si vuole chiudere definitivamente il dossier “non si può votare ad aprile”. Dall’altro lato resta il muro delle opposizioni che al Senato hanno presentato 677 ordini del giorno, accolti solo 5 e tutti bocciati. Simbolicamente con cartelli con gli slogan “No allo SpaccaItalia” e “Una e indivisibile” hanno difeso l’unità del Paese che sarebbe penalizzata dalla riforma. Temono disparità tra regioni e denunciano che le quattro intese sono anticostituzionali. Dominano, quindi, in aula le accuse di uno scambio politico nel centrodestra tra “l’autonomia differenziata, diventata moneta di scambio per la nuova legge elettorale” secondo Francesco Boccia del Pd. Più duro Luca Pirondini del M5S che la definisce “una porcheria che piace solo alla Lega”.

Momenti di tensione non sono mancati nemmeno con il Ministro leghista Roberto Calderoli. Alla fine, però, nel Carroccio prevale l’ottimismo. Calderoli non nasconde la soddisfazione a fine giornata: “Passo dopo passo la meta si avvicina sempre di più”, commenta e rivendica “il pieno rispetto dei tempi e il ritmo costante” che la battaglia sta tenendo; “Io intendo andare fino in fondo”, assicura. A riconoscergli il merito è anche Matteo Salvini che va a ritroso nei ringraziamenti citando Umberto Bossi e Roberto Maroni e incitando: “Avanti così!”. Sui tempi, fonti di maggioranza sintetizzano: “Siamo a tre passi dalla fine” alludendo agli step successivi: dopo Montecitorio, la palla passerà al Consiglio dei ministri per un’intesa definitiva che deve essere approvata dalle singole Regioni e, poi entro 45 giorni, il Cdm dovrà varare il disegno di legge (o quattro, uno per ogni Regione) che il Parlamento dovrà votare a maggioranza assoluta. (Nomos).

 Focus sull’Autonomia: lunedì le audizioni dei ministri – PublicPolicy 

Rassegna parlamentare a cura di MF