ETS, la Commissione europea propone una revisione del mercato del carbonio

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PARLAMENTO UE

La sessione plenaria di luglio 2026 ha visto un dibattito sulle conclusioni della riunione del Consiglio Europeo del 18 al 19 giugno 2026; e ascoltò una presentazione delle priorità della Presidenza del Consiglio dell’UE irlandese. I membri hanno inoltre ascoltato e discusso le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione Europea sulla risposta e la preparazione dell’UE per proteggere le persone da ondate di caldo e incendi boschivi; e ha considerato le implicazioni per la sicurezza pubblica in Europa dei recenti attacchi violenti e mortali in Italia e Danimarca. I membri hanno esaminato misure per rafforzare la competitività del settore automobilistico dell’UE e salvaguardare i posti di lavoro; e il contributo di una strategia di bioeconomia competitiva all’autonomia strategica dell’UE. La plenaria ha inoltre affrontato il piano d’azione della Commissione sulla cybersecurity e l’intelligenza artificiale. I membri hanno discusso l’impatto dell’invasione turca del 1974 sulle donne e ragazze cipriote. Hanno discusso il futuro del sostegno dell’UE alle forze democratiche russe; la risposta dell’UE all’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda; la protezione della democrazia europea dopo la sorveglianza spyware illegale di un Membro; e la valutazione della politica comune della pesca. 


COMMISSIONE UE

La Commissione europea ha presentato oggi la proposta di revisione dell’EU ETS (Emissions Trading System), il principale strumento comunitario per la riduzione delle emissioni climalteranti. L’intervento si inserisce nel percorso verso il nuovo obiettivo europeo al 2040 e punta a coniugare la decarbonizzazione dell’industria con il rafforzamento della competitività del sistema produttivo europeo.

Secondo le anticipazioni diffuse da Bruxelles, la revisione prevede un rallentamento del ritmo di riduzione del tetto massimo alle emissioni consentite dopo il 2030, offrendo alle imprese un orizzonte temporale più ampio per completare gli investimenti necessari alla transizione energetica. La proposta nasce anche in risposta alle richieste avanzate da diversi Stati membri e da numerosi comparti industriali, che hanno evidenziato i rischi di perdita di competitività rispetto ai concorrenti extraeuropei.

Tra le novità più significative figura inoltre l’estensione fino al 2037 del sistema di quote gratuite per i settori industriali maggiormente esposti alla concorrenza internazionale. La Commissione intende tuttavia subordinare tali agevolazioni all’effettiva realizzazione di piani di investimento per la decarbonizzazione degli impianti produttivi in Europa.

La proposta introduce anche nuove regole per l’utilizzo dei proventi derivanti dalle aste ETS, destinando una quota più significativa delle risorse al sostegno dell’innovazione tecnologica, della decarbonizzazione industriale e delle filiere strategiche europee. L’obiettivo dichiarato è trasformare il mercato del carbonio non solo in uno strumento di riduzione delle emissioni, ma anche in una leva per la politica industriale europea.

L’ETS resta il pilastro della politica climatica dell’Unione e interessa oltre 10.000 impianti industriali, il settore elettrico, l’aviazione e il trasporto marittimo. La revisione avrà quindi effetti rilevanti anche per le utilities e le imprese dei servizi pubblici locali, chiamate a programmare investimenti in un contesto regolatorio in continua evoluzione.

Nei prossimi mesi la proposta sarà esaminata dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’UE. Il confronto si annuncia particolarmente acceso, tra chi ritiene necessario alleggerire gli oneri a carico dell’industria europea e chi, invece, chiede di preservare l’efficacia ambientale di uno degli strumenti cardine del Green Deal.

Case Green, Bruxelles apre la procedura d’infrazione contro tutti i 27 Stati  membri

La Commissione europea ha avviato una procedura d’infrazione nei confronti di tutti i 27 Paesi dell’Unione europea, Italia compresa, per il mancato recepimento della direttiva EPBD (Energy Performance of Buildings Directive), nota come direttiva “Case Green”. La scadenza fissata da Bruxelles era il 29 maggio 2026, ma nessuno Stato membro ha completato l’iter di recepimento nelle rispettive legislazioni nazionali.

La procedura prende avvio con l’invio delle lettere di messa in mora. I governi nazionali avranno ora due mesi di tempo per rispondere alla Commissione e comunicare le misure adottate. In assenza di riscontri giudicati soddisfacenti, Bruxelles potrà procedere con un parere motivato, passo successivo dell’iter di infrazione.

La direttiva, approvata nel 2024, rappresenta uno dei pilastri della strategia europea per la decarbonizzazione del patrimonio edilizio entro il 2050. Tra gli obiettivi figurano il miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici, la riduzione dei consumi e delle emissioni, la diffusione dell’energia solare e il progressivo abbandono dei combustibili fossili nel settore edilizio.

Per l’Italia, la vicenda riapre il dibattito sull’impatto economico e sociale della direttiva, in particolare in relazione alle caratteristiche di un patrimonio immobiliare tra i più datati d’Europa. Il recepimento delle nuove disposizioni richiederà infatti un delicato equilibrio tra obiettivi ambientali, sostenibilità degli investimenti e tutela di famiglie, imprese e gestori dei servizi pubblici locali.

 

La Commissione approva 659 milioni di euro di aiuti di Stato tedeschi per quattro nuovi impianti di semiconduttori
La Commissione Europea ha approvato 659 milioni di euro di aiuti di Stato tedeschi per sostenere l’istituzione di quattro impianti pionieri nella catena del valore dei semiconduttori. 

La Commissione approva gli aiuti di Stato francesi a sostegno dell’energia eolica offshore
La Commissione Europea ha approvato un programma francese da 63 miliardi di euro per sostenere l’energia eolica offshore in linea con gli obiettivi del Clean Industrial Deal. Questa misura contribuirà alla transizione verso un’economia a zero emissioni nette. Il programma è stato approvato secondo il Clean Industrial Deal State Aid Framework (CISAF) adottato dalla Commissione il 25 giugno 2025. 

La Commissione agisce per garantire la completa e tempestiva trasposizione delle direttive UE

La Commissione cambia rotta sull’Ets, ma i paesi dell’Ue restano divisi – Startmag


LE ALTRE NOTIZIE/RASSEGNA STAMPA WEB

Green deal

Pressioni sulla Commissione per sospendere per tre anni le multe sulle emissioni di metano — La Commissione la prossima settimana presenterà una serie di raccomandazioni per sospendere di fatto l’applicazione del regolamento dell’Ue sulle emissioni di metano. Le pressioni da parte di Stati Uniti, Qatar e major petrolifere, che hanno minacciato conseguenze per l’approvvigionamento dell’Ue, hanno avuto successo nel bloccare un provvedimento che richiede elevati standard di monitoraggio e reporting sulle emissioni di metano, considerate tra le più dannose per l’ambiente. Ma alcuni Stati membri spingono per andare oltre una moratoria di uno o due anni. In una riunione degli ambasciatori ieri, un gruppo significativo di Stati membri ha detto che l’attuazione del regolamento sulle emissioni di metano dovrebbe essere rinviato per un periodo fino a tre anni. (Mattinale Europeo)

Svezia e Finlandia scrivono a von der Leyen per salvare il sistema ETS — Venerdì la Commissione presenterà la sua proposta di revisione del sistema di scambio di quote di emissione ETS e più si avvicina la scadenza più alcuni Stati membri temono una nuova marcia indietro sul pilastro della politica climatica dell’Ue. I primi ministri di Svezia e Finlandia, Ulf Kristersson e Petteri Orpo, hanno scritto una lettera alla presidente Ursula von der Leyen per chiedere di non indebolire l’ETS. “Abbiamo bisogno di un ETS stabile, ambizioso e prevedibile, con una traiettoria del prezzo del carbonio chiara e prevedibile”, dicono i due primi ministri: “Questo è indispensabile per sostenere e mobilitare i massicci investimenti necessari per la transizione climatica e la decarbonizzazione delle nostre economie. Le industrie europee hanno investito miliardi sulla base di un quadro politico consolidato. Indebolire tale fondamento penalizzerebbe chi si è mosso per primo e invierebbe un segnale profondamente sbagliato e dannoso sia agli investitori che all’industria.” Von der Leyen ascolterà il loro appello? Oppure cederà alle sirene di Italia e Polonia che chiedono di minare le fondamenta dell’ETS?

Rapporto Draghi

Solo il 15 per cento del rapporto Draghi è stato pienamente attuato — L’European Policy Innovation Council il 15 luglio ha aggiornato la sua valutazione delle misure effettivamente implementate tra quelle raccomandate dal rapporto di Mario Draghi. Sono passati quasi due anni dalla sua presentazione e il contatore continua a rimanere sostanzialmente bloccato. Solo 60 raccomandazioni su 383, pari al 15,7 per cento, sono state attuate pienamente. Erano il 15,1 per cento nel gennaio del 2026 e l’11,2 per cento nel settembre del 2025. Anche includendo le raccomandazioni parzialmente attuate il contatore sale lentamente: il 41,3 per cento oggi contro il 38,9 per cento dell’inizio dell’anno e il 31,4 per cento di 10 mesi fa. 225 raccomandazioni non sono state implementate né interamente né parzialmente.

La Commissione non attua l’agenda Draghi in modo uniforme — Secondo l’European Policy Innovation Council, “il significato politico” dei dati sull’attuazione delle raccomandazioni di Draghi “va oltre la mera variazione dell’indice marginale. La nuova implementazione è concentrata in aree in cui la competitività si sovrappone alla sicurezza, alla riduzione delle dipendenze, alla semplificazione normativa, al coordinamento dei trasporti, alla leva economica esterna e alla capacità industriale della difesa.” In altre parole, “l’Ue non sta attuando l’agenda Draghi in modo uniforme.” Inoltre, i dati confermano “che l’Europa è ancora più abile nel costruire un’architettura giuridica che nell’imporre risultati di mercato. La maggior parte dei nuovi progressi consiste in quadri normativi, autorizzazioni, sistemi di monitoraggio, piattaforme digitali, canali di finanziamento e obblighi di revisione.”

Regolamento o direttiva per il 28esimo regime? — La proposta della Commissione di istituire un 28esimo regime per permettere alle start-up innovative di operare più facilmente in tutta l’Ue sta incontrando la resistenza di un gruppo di Stati membri, che contestano la base giuridica scelta da Ursula von der Leyen. La Commissione ha optato per una proposta di regolamento, direttamente applicabile in tutto il mercato unico. La scelta è sostenuta da un “ampio gruppo” di Stati membri. Ma durante una discussione tra gli ambasciatori ieri, un altro gruppo di Stati membri ha chiesto di cambiare la base giuridica per adottare una semplice direttiva. La differenza è fondamentale. I regolamenti armonizzano le regole immediatamente in tutta l’Ue. Le direttive devono essere trasposte nel diritto nazionale (generalmente in due anni) e lasciano un certo margine di apprezzamento agli Stati membri. La presidenza irlandese dell’Ue rifletterà su come procedere e presenterà nelle prossime settimane una prima bozza di compromesso da discutere al Consiglio competitività di settembre. (Mattinale Europeo)

 

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