Un intervento del presidente Landi sul tema della gestione idropotabile in Romagna

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Registriamo con piacere in questi giorni l’intensificarsi di posizioni autorevoli sui temi legati alla gestione della risorsa idropotabile e quindi anche al ruolo di Ridracoli e di Romagna Acque all’interno di questo scenario.
Si tratta di un dibattito certamente utile, purché sia fondato sui fatti. In una nota dello scorso 25 giugno, Romagna Acque ha già chiarito cosa preveda effettivamente il progetto in valutazione: il prolungamento di 1,2 km della galleria di gronda esistente, con una presa ad acqua fluente sul Rabbi. Una derivazione sospesa d’estate, subordinata al deflusso ecologico e a tutte le autorizzazioni di legge. Questo è il perimetro reale dell’intervento, che non prevede alcuna diga né alcun nuovo invaso.
Per quanto riguarda invece il lago di Quarto, Romagna Acque ha ricevuto un incarico formale da parte della provincia di Forlì-Cesena per avviare uno studio a 360 gradi, che dovrà valutare tutti gli usi possibili del lago con un’analisi rigorosa di costi e benefici: dalla laminazione delle piene alla riqualificazione ambientale, dall’uso idrico alla valorizzazione territoriale. Ci baseremo su dati concreti e nell’interesse delle comunità locali, sulla base di un percorso istituzionale molto chiaro: saranno i risultati dello studio a guidare le decisioni e non viceversa.
Ciò detto, confermiamo il giudizio per cui un confronto allargato alla realtà del territorio su queste tematiche appare non solo opportuno, bensì necessario: del resto i Comuni soci di Romagna Acque stanno già discutendo questi temi all’interno della Società, che è la sede più appropriata per chi ha responsabilità diretta sui cittadini e il territorio. Noi siamo comunque sempre disponibili ad aprire i tavoli di confronto, purché si tratti di confronti , con dati verificabili e senza posizioni preconcette.
Infine, una considerazione riguardo alla possibilità di realizzare desalinizzatori, proposta da alcune posizioni all’interno del dibattito in corso. A nostro parere si tratta di una tecnologia che può avere senso in contesti emergenziali, anche attraverso moduli portatili attivabili alla bisogna. Ma come soluzione strutturale, se parliamo della Romagna, i numeri non reggono: perché si tratta di processi ad alta intensità energetica, che consumano grandi quantità di elettricità e hanno un’impronta carbonica rilevante, che stride con qualsiasi obiettivo di sensibilità ambientale. Fra le altre cose, il costo dell’acqua prodotta supererebbe di 10 volte quello attuale, con un onere che ricadrebbe inevitabilmente sulle tariffe dei cittadini. Prima di evocarla come alternativa sistemica, occorre dirselo con chiarezza.
Fonte: Romagna Acque